Calcareniti del Molassa
Fm. dei Calcari del Carso triestino p.p
Calcari di Monte San Michele
Concrezioni:
No
Geosito ipogeo:
No
Presenza fossili:
No
Biologia
Non sono presenti informazioni
Aspetti culturali
archeologico/paleontologico
Vincoli
Vincolo paesaggistico:
Segnalata alla Regione per futura tutela
Caricamento dati territoriali...
Non sono presenti informazioni
Descrizione dei vani interni della cavità
La caverna si apre in una dolina di 18m x 18m e vi si accede attraverso un portale largo 7m ed alto 2m. Dopo 10m un enorme masso staccatosi dalla volta e sul quale le tracce del crollo sono ancora molto evidenti, ostruisce per metà la grotta. Nel primo tratto della caverna il terreno è argilloso, poi, verso il fondo sotto i due camini, il terreno diventa roccioso in quanto viene dilavato dal ruscellamento. La caverna termina con una stretta fessura in forte pendenza e molto fangosa. Caratteristici ed interessanti sono i due camini, i quali probabilmente si uniscono ad una decina di metri d'altezza (la loro risalita risulta impossibile). Circa a metà caverna si trovano alcune stalattiti eccentriche molto pure e bianche.
In questa cavità sono stati raccolti esemplari di Orotrechus holdausi springheri, Orotrechus longicornis kalisi, Laemostenus schreibersi.
Il collegamento tra la Caverna Mainarda e il resto del complesso Fossa del Noglar (515/243FR)-Grotte di La Val (798/340FR)-Inghiottitoio a NW di Battei (2491/1149FR) è stato accertato nonostante non sia transitabile.
Tipo inquadratura:
Ingresso con numero identificativo
Autore foto:
Giorgio Concina
Gruppo di appartenenza:
PRADIS - Gruppo Speleologico Pradis
Data dello scatto:
13/05/2013
Tipo inquadratura:
Targhetta o numero identificativo
Autore foto:
Giorgio Concina
Gruppo di appartenenza:
PRADIS - Gruppo Speleologico Pradis
Tipo inquadratura:
Ingresso
Non sono presenti informazioni
Planimetria georiferita
La georeferenziazione della planimetria della cavità è comunque da intendersi indicativa, per l'accuratezza far riferimento alla scheda rilievi
Bibliografia
Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali Maddaleni P. Museo Friulano di Storia Naturale(2017) Tratto da:
Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine
Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
I primi occupanti delle Prealpi Carniche. L’archeologia del Paleolitico svela le tracce degli ultimi Neandertal nelle grotte di Pradis. Marco Peresani, Matteo Romandini, Gabriele Terlato Commissione Grotte (2014) Tratto da:
in Atti e Memorie della Comm. Grotte
Panorama delle attività e delle strategie adattative di questi primi abitanti durante il Paleolitico medio.
Prime note su esplorazioni speleosubacquee nel complesso carsico La Val-Noglar-Battei-Mainarda – Località Pradis – Comune di Clauzetto (Pordenone – Friuli Venezia Giulia – Italia) Daniele Cirillo EUT Edizioni Università di Trieste(2011) Biblioteca del CSR Tratto da:
in "Atti del XXI Congressi Nazionale di Speleologia "Diffusione delle conoscenze"", a cura di F. Cucchi e P.Guidi, edizioni Università di Trieste 2011
Descrizione dell'esplorazione speleosubacquea delle grotte dell'area e dei risultati da essa ottenuti.
Resoconto sulle esplorazioni speleosubacquee nel pordenonese: la storia e le ultime cose Daniele Ceschin, Daniele Cirillo Unione Speleologica Pordenonese(2026) Biblioteca del CSR Tratto da:
Esplorare - Appunti di Speleologia Pordenonese, n. 15, 2026
Categorie:
Documentazione speleologica
Indici:
Guide e narrativa
Schede dei siti. Clauzetto. Il Museo della Grotta di Pradis Visentini P. Montagna Leader, Soprintendenza per i Beni Archeologici, Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico del Friuli Venezia Giulia, Circolo Culturale Menocchio(2001) Tratto da:
In: Atti del Convegno "Archeologia e risorse storico-ambientali nella Pedemontana e nelle Valli del Friuli occidentale", Meduno ottobre 2000, 115-116, Sequals (Pn)
Categorie:
Antropospeleologia
Indici:
Archeologia
Presentazione delle collezioni del Museo della Grotta di Pradis, dal 2001 inaugurato in un nuovo edificio ubicato nei pressi delle Grotte Verdi. Nel percorso espositivo, che mira ad illustrare le diverse modalità di frequentazione delle cavità da parte di uomini e animali, sono presenti reperti provenienti da vari siti dell’Altopiano. Dalle Grotte Verdi, oggetto di lavori di risistemazione per scopi turistici nel corso degli anni Sessanta del Novecento, provengono alcuni manufatti litici tipologicamente riferibili al Paleolitico Superiore (Epigravettiano Recente finale) e reperti ceramici inquadrabili nella Protostoria (età del Bronzo Recente-Finale, età del Ferro), nell’epoca romana e medievale. Alla Caverna Mainarda appare invece riferibile il rinvenimento di una armilla in bronzo con testa di serpente e decorazione geometrica incisa databile per tipologia all’epoca tardo romana (IV-V sec.), recuperatanel corso di scavi non autorizzati. Da menzionare è altresì la presenza della ricostruzione di uno scheletro di Orso speleo, i cui resti sono stati rinvenuti sia nelle Grotte Verdi che in molte altre cavità della zona, tra cui in particolare si ricorda la Grotta dell’Orso.