Descrizione dei vani interni della cavità
L'abisso è stato scoperto nel 1947 dal Gruppo Escursionistico "E. Comici", che la esplorò fino alla caverna situata alla profondità di circa 200m, dove si apriva la fessura, allora impraticabile, dell'ultimo pozzo. All'importante cavità venne dato il nome di Silvano Zulla, speleologo che faceva parte del Nucleo Rastrellatori, perito per lo scoppio di residuati bellici.
L'imbocco della grotta è piuttosto esiguo e si apre quasi al fondo di una dolina. Il primo pozzo mantiene una sezione ridotta, sboccando in un vano concrezionato, dove si trova l'imbocco di un altro salto più profondo, che si allarga a campana; alla base di questo una breve risalita porta all'inizio del grande pozzo interno, che, dopo un primo tratto alquanto stretto, si allarga improvvisamente in un vasto vano di forma allungata i cui limiti non sono sempre visibili e nel quale, a varie altezze, sono posti numerosi ponti naturali. In questo grande pozzo, durante periodi piovosi, si forma una notevole cascata d'acqua la quale proviene dalla dolina soprastante che funge da inghiottitoio; l'acqua scorre lungo i salti che seguono e va a perdersi in un'ultima fessura impenetrabile, situata all'estremità del breve tratto di meandro con il quale la grotta ha termine.
Ogni tentativo di forzare questo passaggio terminale per scoprire vani più profondi sono stati vani. Nel 1949 in questo abisso perse la vita il giovane speleologo Carlo Debeljak, travolto da un masso precipitato nel secondo pozzo.
Aggiornamento 2017:
E' stato indagato tutto il pozzo da 100, pendolando e raggiungendo diverse finestre che però ritornano sempre nel pozzo stesso, con pozzi paralleli stretti e franosi. Sotto il pozzo successivo, punto 21 del rilievo, è stata fatta una risalita che ha permesso di scendere un pozzo parallelo, poco prima della sua fine una finestra permette di accedere a una saletta e un meandro di ristrette dimensioni che è stato oggetto di un assaggio di scavo, vista la modesta quantità d'aria che ne fuoriesce.