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38 | Grotta delle Frane

Nomi e numeri catastali

Nome principale Grotta delle Frane
Numero catasto 38
Numero catasto locale 221 VG
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Corretto
Presenza targhetta Si
Area geografica Carso Goriziano
Comune Doberdò del Lago / Doberdob
Area provinciale Gorizia
Lat. WGS84 45,818528410833
Lon. WGS84 13,563786743175
Est RDN2008/UTM 33N 388428
Nord RDN2008/UTM 33N 5074888
Quota ingresso (s.l.m.) 39 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 82,8 m
Dislivello positivo 3 m
Profondità 14,8 m
Dislivello totale 17,8 m
Quota fondo 24,2 m

Breve descrizione del percorso d'accesso

Partendo dalla frazione di Seltz (Ronchi dei Legionari) si prosegue verso i laghi delle Mucille e poi, tramite uno sterrato che parte da una cascina, si continua sempre dritti fino a raggiungere un sottopassaggio dell'autostrada. Quindi si deve costeggiare sulla destra il Lago di Pietrarossa fino alle rovine di un vecchio cimitero di guerra. Da qui si sale nel bosco per un sentiero appena segnato fino ad una linea di trincea dove si apre la grotta.

Descrizione dei vani interni della cavità

Sul quotidiano di Trieste Il Piccolo del 3 gennaio 1892 venne pubblicata la notizia della scoperta di una grotta nel distretto di Monfalcone, presso il paese di Jamiano: a detta di una delle persone che l'avevano visitata, essa era considerevolmente lunga e non presentava difficoltà particolari. La descrizione della grotta è in realtà ricca di motivi pittoreschi, ma del tutto priva di dati precisi sullo sviluppo e sulla profondità. Alla cavità venne impropriamente attribuito il nome di "abisso" e poi non venne più esplorata.
La grotta, che si trova. sulle pendici del Monte Arupacupa, rilevata nel 1969, può sicuramente identificarsi con quella scoperta nel 1892. Il suo ingresso è ampio e si scende per una china detritica raggiungendo una prima sala dal suolo terroso, oltre la quale inizia un tratto ascendente con qualche strozzatura e modeste concrezioni. Il corridoio è occupato da materiale di crollo e sbocca in un ultimo ambiente chiuso da una frana.
Questa cavità è una delle più interessanti ed estese del Carso Monfalconese ed è simile, per il fatto di avere le caratteristiche di un antico inghiottitoio, alla vicina VG 1064.
Nel 1991 sono state trovate due nuove prosecuzioni. A circa metà grotta un cunicolo molto stretto a sezione rotonda prosegue per circa 4m, dritto e parallelo alla cavità, per poi girare a destra e insinuarsi sotto i massi di frana e quindi, dopo 2m, farsi impraticabile. A pochi metri dall'ingresso si aprono, in serie, due pozzetti che sono chiusi da una frana e non mostrano ulteriori prosecuzioni.
A sinistra c'è un cunicolo che chiude in strettoia dove, gettando dei sassi si sente che c'è dell'acqua.
In questa zona è stato trovato un gamberetto del genere Troglocharis. L'accesso a questa parte della grotta è molto stretto.
In tutta la cavità, che è interessata da movimenti franosi, c'è un modesto concrezionamento e si osservano molti distacchi dovuti probabilmente ai furiosi bombardamenti avvenuti durante la prima guerra mondiale. All'ingresso si possono trovare molti reperti militari che indicano che la grotta è stata usata come rifugio da soldati di entrambi gli eserciti in conflitto sul Carso nella prima guerra mondiale.

Rilievo: Pianta e sezione (19/09/1991)

Grotta delle Frane