273 | Pozzo presso Jamiano
Nomi e numeri catastali
Nome principale: Pozzo presso Jamiano
Numero catasto: 273
Numero catasto locale: 360VG
Numero totale ingressi: 1
Ingresso principale
Data esecuzione posizione: 22/01/2011
Affidabilità posizione: Corretto
Presenza targhetta: Si Area geografica: Carso Goriziano Comune: Doberdò del Lago / Doberdob Area provinciale: Gorizia Metodo rilevamento: STRUMENTALE -> GPS Lat. WGS84: 45,81728477 Lon. WGS84: 13,58299102 Est RDN2008/UTM 33N: 389917.422 Nord RDN2008/UTM 33N: 5074723.184 Quota ingresso (s.l.m.): 9,5 m
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico: 5 m
Profondità: 9 m
Dislivello totale: 9 m
Quota fondo: 0,5 m
Descrizione dei vani interni della cavità
Prima della costruzione dell'acquedotto del vallone di Gorizia, il paese di Jamiano era sprovvisto d'acqua, come lo erano del resto tutti i villaggi carsici. L'acqua veniva attinta alle sorgenti del lago di Doberdò, in un pozzo naturale situato a poca distanza dal paese, nei pressi della vecchia strada per Duino. Questo pozzo, indicato con il nome di Bariet, era stato munito di una vera in muratura, che il Boegan indica nel suo rilievo del 1911. Indubbiamente la falda acquifera è stata sfruttata anche durante la guerra, analogamente a quanto si fece nella vicina 4221VG.
Alla fine del conflitto la zona risultava interamente devastata ed un comitato preposto alla ricostruzione del paese provvide anche alla riattivazione del pozzo; sul fondo della dolina venne eretta una casupola in mattoni, con all'interno una pompa per il sollevamento dell'acqua ed alcuni lavatoi. In tale occasione, livellando il terreno, si individuò, nei pressi, una fenditura che immetteva in un altro pozzo, anch'esso con il fondo coperto d'acqua; un'altra tubatura fu quindi sistemata nella nuova cavità, la cui bocca fu protetta con un chiusino.
Caduto in abbandono, l'impianto divenne inefficiente e l'edificio subì vari danni; una quantità di macerie cadde nel vecchio pozzo, dove l'acqua oggi non è più visibile; essa si trova ancora nella cavità vicina, che ha le pareti coperte da spesse concrezioni calcitiche.
In paese raccontano la storia di una donna alla quale cadde il cercine nel pozzo; l'oggetto riapparve il giorno seguente nelle acque del lago di Doberdò.