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1896 | Grotta sul Castelliere di Nivize

Nomi e numeri catastali

Nome principale Grotta sul Castelliere di Nivize
Numero catasto 1896
Numero catasto locale 4616 VG
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Corretto
Presenza targhetta Si
Area geografica Carso Triestino
Comune Monrupino / Repentabor
Area provinciale Trieste
Lat. WGS84 45,74335671
Lon. WGS84 13,79446286
Est RDN2008/UTM 33N 406222.002
Nord RDN2008/UTM 33N 5066239.961
Quota ingresso (s.l.m.) 506 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 77 m
Profondità 17 m
Dislivello totale 17 m
Quota fondo 489 m

Breve descrizione del percorso d'accesso

L'imbocco, quasi del tutto ostruito da un macigno, si apre al ciglio di una piccola dolina situata all'interno del Castelliere di Nivize, dolina che per la sua ubicazione e per la quota è una delle più singolari del Carso Triestino.

Descrizione dei vani interni della cavità

La grotta venne individuata probabilmente già nel secolo scorso e ad essa si riferisce forse il Marchesetti, citando il rinvenimento di resti di epoca romana in una grotta.
In origine la parte accessibile era limitata al pozzo e ad un breve cunicolo discendente quasi del tutto ostruito da detriti, all'estremità del quale venne notato un pertugio di pochi centimetri, il quale, convenientemente allargato con un lungo e paziente lavoro, permise di accedere ad una spaziosa caverna, in parte abbellita da massicci depositi di concrezioni.
La grotta è importante per il rinvenimento, avvenuto nel 1965, di abbondanti resti scheletrici appartenenti ad individui vissuti presumibilmente nel Castelliere e la cui presenza nella cavità non può essere attribuita a cause accidentali, considerando anche quanto rinvenuto in una grotta vicina. Il mancato ritrovamento sul Carso triestino della necropoli dell'età del ferro potrebbe quindi essere spiegato da una diversa costumanza funeraria, per la quale i corpi venivano precipitati nelle cavità verticali dove l'accumularsi dei detriti, dovuto a fattori naturali o all'opera dell'uomo, ha sottratto finora i resti alle ricerche degli studiosi; le ossa infatti vennero messe in luce fortuitamente durante lo sgombero del pietrame che ostruiva il cunicolo terminale, lavoro questo intrapreso nell'intento di scoprire nuovi vani. Va ancora rilevato che la Grotta delle Mosche, nota per gli interessanti reperti archeologici, ha l'imbocco ugualmente protetto da un masso incastrato, per cui la coincidenza appare per lo meno strana.

Rilievo: Pianta e sezione (30/08/1970)

Grotta sul Castelliere di Nivize