104 | Abisso Luciano Filipas
Nomi e numeri catastali
Nome principale: Abisso Luciano Filipas
Numero catasto: 104
Numero catasto locale: 87VG
Numero totale ingressi: 1
Ingresso principale
Data esecuzione posizione: 11/06/2025
Affidabilità posizione: Corretto
Presenza targhetta: Si Area geografica: Carso Triestino Comune: Trieste Area provinciale: Trieste Metodo rilevamento: STRUMENTALE -> GPS differenziale Lat. WGS84: 45,69591 Lon. WGS84: 13,82164 Est RDN2008/UTM 33N: 408258.461 Nord RDN2008/UTM 33N: 5060937.089 Quota ingresso (s.l.m.): 320 m
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico: 160 m
Sviluppo spaziale: 372 m
Profondità: 261 m
Dislivello totale: 261 m
Quota fondo: 59 m
Breve descrizione del percorso d'accesso
Dalla statale che porta al confine di Fernetti, subito dopo il cavalcavia sulla sinistra della carreggiata attraverso un cancello si entra nella proprietà dell'Autoporto dove subito a destra della breve strada asfaltata si apre la cavità in una piccola dolina.
Descrizione dei vani interni della cavità
Questa piccola grotta ha goduto in passato una certa notorietà per gli strani fenomeni che vi si manifestavano in concomitanza con periodi forti precipitazioni. Nonostante i sopralluoghi effettuati in molte occasioni propizie non si poterono più osservare le correnti d'aria, nè udire i rumori chiari e distinti di un corso d'acqua sotterraneo avvertiti a quel tempo, per cui è probabile che qualche evento successivo abbia messo fine alle curiose manifestazioni osservate dalla Commissione Grotte e dal Club Touristi Triestini, a notevole distanza di tempo.
Si può scendere il piccolo salto iniziale senza l'aiuto di attrezzi e poi si deve superare una difficile strettoia che porta in un vano esiguo e basso, ingombro di detriti; alcune strettissime fenditure si aprono in diversi punti della cavità.
AGGIORNAMENTO DEL 17/06/2006:
ACCESSO: Si trova all'interno dell'Autoporto di Fernetti sul fianco Est di una dolina allungata. Si apre a 7 metri a NNW del bordo della strada interna verso l'uscita di emergenza, circa a metà fra la grande curva e l'uscita.
DESCRIZIONE:
Si tratta di una semplice cavità ad andamento verticale costituita da un unico pozzo concrezionato e profondo 10 metri. E' impostato su fratture orientate NNE. Al momento dell'esplorazione risultava parzialmente ostruito. Sono in corso scavi alla ricerca di prosecuzioni.
AGGIORNAMENTO DEL 14/02/2024:
Dopo l’ingresso in un ramo principale del fiume Timavo avvenuto nel 1999 alla grotta Lazzaro Jerko, 158 anni successivi alla scoperta di Trebiciano, la Commissione Grotte E. Boegan di Trieste ha ripreso le ricerche ipogee per raggiungere nuovamente il fiume in profondità. Tali ricerche si sono concentrate dal 2006, sulla cavità denominata Pozzo presso il Casello ferroviario di Fernetti 104/87VG, uno dei punti naturali già segnalati nell'800 dal parte di ricercatori (Schmidl, 1851) e grottisti (Club Touristi Triestini, Commissione Grotte) in quanto emittenti forti flussi d’aria nel corso delle piene sotterranee del fiume. Onerosi e lunghi lavori di scavo sono stati necessari per portare gli esploratori “senior” della CGEB a raggiungere la quota -260 m, ove un pertugio attende di essere allargato per permettere di proseguire.
Diversi eventi di piena in questi anni sono stati registrati e documentati, confermando senza dubbio che la cavità è in diretto contatto con il fiume ipogeo.
Primo rilievo, Umberto Sottocorona, S.A.G., 8 dic. 1897, revisionato da Dario Marini nella seconda metà dell’altro secolo. Il rilievo attuale è stato via via assunto e curato da vari soci della Commissione Grotte che sarebbe troppo lungo elencare; la resa informatizzata della spaccato è dovuta a Roberto Prelli; le poligonali con il DistoX sono state assunte da Gianni Cergol, Cristina Michieli, Spartaco Savio, Vincenzo Caruso.
NOTE ESPLORATIVE:
Inserita in Catasto nel 1897 con il nome di Pozzo presso il casello ferroviario di Fernetti, era un pozzetto di 8 metri e mezzo, noto già dal 1851 per essere uno dei siti soffianti durante le piene del Timavo.
Nel 2006 veniva iniziata una campagna di scavi che avevano portato ad un primo fondo a -85 metri (Ramo Sud). Due anni dopo, nella grotta prove con l’aria forzata avevano indotto a seguire una nuova via (Ramo Nord) che da -47 portava a -95. Al termine di un ulteriore biennio, siamo nel dicembre 2011, seguendo le perfide correnti d'aria, gli scavi si erano spostati nuovamente e da -47 si era giunti ad un’infima strettoia a -70 (un secondo Ramo Sud); in dicembre l’aria di una piena si era fatta sentire sia dal fondo di -70 che da quota -95 del Ramo Nord.
Da allora alcuni mesi per scavare, usando Makita e cunei, un cunicolo intervallato da due pozzetti di pochi metri conduce ad un pozzo impostato su frattura. Superati i cento metri di profondità la grotta si apriva con venti metri di stretti ed erosi pozzi. A -120 stoppa di nuovo in un anfratto in cui un'abbondante acqua di stillicidio si perde in fratture centimetriche.
E’ seguito un anno di lavoro per scavare un cunicolo sboccante sudi uno stretto P6 da cui parte una fessura alta un paio di metri ma larga 10 centimetri. Una decina di uscite sono state sufficienti ad averne ragione e a raggiungere, dopo alcuni metri, un incrocio di fratture verticali in cui la pietra cadeva per qualche metro: costruitovi un P4, veniva aperto un cunicolo di 7 metri che dopo un P3 ci faceva ritrovare una frattura verticale, probabile prosecuzione di quella lasciata poco sopra.
Poi, siamo giunti al gennaio 2012, a -140 un breve passaggio un po’ angusto porta ad un P8, scampanato, che ci fa entrare in una grotta non speleo costruita. Ad un metro e mezzo dal suo fondo una piccola piena del Timavo ci indica la fessura da trasformare in un cunicolo di 3 metri: oltre c’è la partenza di un ampio P38, talmente battuto dall’acqua di stillicidio che non si sentono le pietre che vi cadono durante i lavori di allargamento. Alla sua fine una serie di pozzi e di cunicoli portano a -260, dove uno stretto passaggio attende di essere allargato.
Attualmente il ramo principale della cavità è attrezzato con scale provvisorie da cantiere di ferro; su quelli più profondi una corda permette di scendere aiutandosi con il discensore e di risalire assicurati con un autobloccante
SEQUENZA DELLE VERTICALI:
Dalla botola d’ingresso una prima rampa di scale (10 metri) porta ad uno stretto ripiano in nicchia da cui si prosegue per altri sei sino ad un ripiano da cui la cavità prosegue con uno stretto pozzo profondo tre metri. Alla sua base s’apre una frattura (80 x 150) che sprofonda in un pozzo di 27 metri che si scende soltanto per i primi 24 ove un breve passaggio porta aisuccessiv1 P4 e P11 impostati su una non troppo larga frattura. Al suo termine - siamo giunti a quota -60 - segue una breve serie di pozzi armati con vari spezzoni di scale (5, 3, 6, 5, 3) sino ad uno stretto pianerottolo (quota -82). La cavità prosegue, sempre verticale, con un P13 (rampe di scale di 8, 2, 3 m), un breve cunicolo, un altro P3, un ulteriore cunicolo, un P1,5 ed un P20 intervallato da esili cenge (scale in ferro di 8, 3, 5, 4 m) giungendo così a quota -120.
La grotta continua con un breve cunicolo in discesa, un angusto P5, pochi metri di stretto meandro, un P3, un breve e basso cunicolo, un ulteriore P3 ed una stretta ed alta fessura verticale (di cui non si distingue la sommità) alla cui fine si trovano un saltino di due metri (corda con nodi per aiutare la risalita), un ennesimo cunicolo (quota -140), brevi passaggi in discesa non attrezzati ed un bel, ampio, pozzo profondo 8 metri. Nello slargo alla sua base, quota -150, un cunicolo di tre metri sbocca nella verticale maggiore di tutta la grotta: il Pozzo Bagnato, profondo 38 metri (due rampe di scale: 11 e 30 m), ampio baratro solitamente battuto da un cospicuo stillicidio.
Il seguito della cavità è dato da altri piccoli pozzi (6, 8, 4 m) sino ad un ampio P22 alla cui base sembra esaurirsi la verticalità della grotta. Da questo punto (quota -232) inizia la serie di bassi e disagevoli cunicoli che caratterizzano questo tratto della cavità: una cinquantina di metri di strisciamenti intervallati da un paio di piccoli salti(1,5 e 2 metri). Allo sbocco del cunicolo (quota -240) si apre un ampio P8 cui seguono un P4, un breve cunicolo, due saltini di pochi metri e quindi una frattura discendente da aprire.
Al 22 ottobre 2024 la grotta con lungo lavoro di disostruzione ha raggiunto la profondità di -261 m ed i lavori sono ancora in corso da parte della CGEB.