Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche

3278 | Bus de le Anguane

Nome principale Bus de le Anguane
Numero catasto 3278
Numero catasto locale 1666 FR
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Presenza targhetta No
Area geografica Prealpi Carniche
Comune Maniago
Area provinciale Pordenone
Lat. WGS84 46,18594565
Lon. WGS84 12,70604071
Est RDN2008/UTM 33N 322971.271
Nord RDN2008/UTM 33N 5117265.557
Quota ingresso (s.l.m.) 340 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 12 m
Dislivello positivo 2,5 m
Dislivello totale 2,5 m
Quota fondo 340 m

Geologia e Geomorfologia

Caratteri fisiografici

Ubicazione Prealpi Carniche
Area carsica Monte Fara e Monte Jouf (A)
Morfologia rilievo montuoso
Geomorfologia versante
Contesto attuale boschivo
Distanza dal mare >10.000 m
Distanza da fonte d'acqua <500 m

Caratteri interni

Andamento Semplice orizzontale
Pozzi No
Planimetria semplice: unico vano
Ampiezza piano calpestabile 50 m2 m
Tipologia terreno calpestabile sabbioso prevalente
Crolli recenti No
Grotta turistica No
Acqua interna No

Ingressi

Ingresso 1

Latitudine WGS84 46,18594565
Longitudine WGS84 12,70604071
Quota ingresso (s.l.m.) 340 m s.l.m.
Morfologia parete
Terreno superficie esterna roccioso affiorante/subaffiorante

Archeologia

Data
Anni Sessanta e Settanta del Novecento
Autore
-
Conservati
Si
Pubblicati
No
Note
Rinvenimenti occasionali riferiti da Tonon (1992, p. 195) alle ricerche di A. Di Bortolo e R. Brun in Val Colvera. I reperti provengono "dal fondo della cavità".

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Area indagine parziale
Cronologia Pleistocene-Olocene
Periodo Neolitico?

Materiali

Ceramici frammenti ceramici
Litici reperti litici
Paleontologici resti di Ursus spelaeus (1, cranio, 1 femore, 1 costola)
Bibliografia Dalla Vecchia 2008; Tonon 1992; Bon et alii 1991; Bosio 1981; Chiaradia 1970.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali conservati
Denominazione deposito Comune di Maniago
Indirizzo deposito piazza Italia n. 18, 3085-Maniago (Pn)

Note

I reperti faunistici vennero rinvenuti insieme a non meglio specificati "materiali archeologici più recenti e varie tracce di frequentazione” (Notizie di P. Della Bona) (Tonon 1992, p. 195). Tali materiali, seguendo L. Bosio (1981, p. 21 e nota 4) corrispondono a “frammenti ceramici e reperti litici, venuti alla luce insieme a tracce di materiale combusto” attribuiti dallo studioso al Neolitico. In base al riferimento alle notizie comparse in quotidiani locali (Chiaradia 1970, p. 22 poi riproposto da Bosio 1981, p. 30 nota 4) in merito ai rinvenimenti paleontologici e archeologici occorsi nella cavità, questi sembrano essersi svolti a più riprese nel 1968 e 1971.
I materiali risultano attualmente esposti presso il Comune di Maniago.

Descrizione e rilievo

Breve descrizione del percorso d'accesso

Piccola cavità posta sulla sinistra idrografica del torrente Colvera, nella forra denominata "Buso del Colvera". Ben visibile dalla strada che conduce a Frisanco, si presenta con un portale ben squadrato; l'ingresso s'apre al di sopra di una paretina che ne rende l'accesso difficile. Una scalinata scavata nella roccia ne caratterizza l'ingresso.

Descrizione dei vani interni della cavità

Alcuni lavori d'adattamento (gradini, sbancamenti vari) testimoniano che, in un'epoca imprecisata, la grotta ebbe anche un interesse antropico.
La cavità è conosciuta in loco con il toponimo che si riferisce alla leggenda.

Rilievo: Pianta e sezione (20/01/1980)
Bus de le Anguane

Bibliografia

Antropospeleologia

Bibliografia Speleologica del Friuli

Guidi P. (a cura di)

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (1997)

Indici: Archeologia

Nel capitolo "Antropospeleologia", uno specifico paragrafo, a cura di Muscio, viene riservato alla discussione dei dati bibliografici disponibili in letteratura in merito alle ricerche speleologiche in cavità del Friuli associate ad evidenze di tipo paletnologico e/o paleontologico. I titoli recensiti vengono forniti secondo un elenco analitico per autore, composto di 194 voci in totale, che riprende e aggiorna il precedente lavoro bibliografico redatto da Guidi (1973). Di ciascuna voce bibliografica vengono forniti: brevi indicazioni sulle evidenze (paletnologiche e/o paleontologiche) più significative emerse, note riassuntive dei principali argomenti trattati, indicazione degli specifici contesti in grotta menzionati, citati secondo il numero identificativo del Catasto Grotte del Friuli (sigla Fr).
Antropospeleologia

Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali

Maddaleni P.

Museo Friulano di Storia Naturale (2017)

Tratto da: Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine

Link: http://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania_38_GPP/G38_GPP05_Maddaleni_Grotte-interesse-paletnologico-Friuli.pdf

Indici: Archeologia

Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
Antropospeleologia

I giacimenti quaternari di vertebrati fossili nell'Italia nord-orientale

Bon M., Piccoli G., Sala B.

(1991)

Tratto da: Memorie di Scienze Geologiche, 43: 185-231, Padova

Indici: Archeologia

Catalogo ragionato dei vertebrati fossili del Quaternario dell'Italia nord-orientale (Tre Venezie). Dei numerosi siti friulani compresi nello studio, alcuni vengono ampiamente discussi (Pleistocene Superiore: Grotte Verdi di Pradis, Velika Jama; Olocene Antico: Riparo di Biarzo), altri solo brevemente menzionati tra i "Rinvenimenti minori".
Antropospeleologia

Il Friuli nella Preistoria. Formazione delle montagne, delle colline e delle lagune. Testimonianze di vita dell'uomo preistorico

De Piero G.

Chiandetti ed. (1985)

Indici: Archeologia

Opera divulgativa dedicata alla Preistoria del territorio friulano. Dopo un capitolo introduttivo in cui si offrono cenni di inquadramento geologico, l'A. passa in rassegna i siti preistorici friulani più rappresentativi di ciascuna fase culturale crono-culturale (dal Paleolitico all’età dei metalli), tra cui numerosi sono quelli in cavità. Da sottolineare è la presenza di notazioni, corredate da rimandi bibliografici, spesso imprecise quando non del tutto errate: tra gli esempi, l'inquadramento del Ciòndar des Paganis nel Paleolitico Medio, e la pressoché esclusiva attribuzione alla sola fase neolitica delle altre cavità citate. Tra i “Ritrovamenti preistorici di vario genere” sono menzionati anche la Bus de le Anguane (Maniago) e la grotta Clap dal Lof (Cavazzo Carnico). Quest’ultima, menzionata da Marinoni, non venne più rintracciata nelle ricerche compiute alla fine dell’Ottocento. Le indagini condotte nell’area circostante portarono al solo rinvenimento di un riparo giudicato privo di interesse sia paletnologico che paleontologico.
Antropospeleologia

Le Prealpi Carniche dalla preistoria all'età romana

Altan M.G.B.

Società Alpina Friulana (1986)

Tratto da: In: Guida del Friuli, VI. Prealpi Carniche, 170-183, Udine

Indici: Archeologia

Nell'illustrare la frequentazione della zona in esame nel corso della Preistoria l'A. cita brevemente due siti del pordenonese, le Grotte Verdi di Pradis cui vengono riferiti generici "resti di "ursus speleus", punte di freccia e raschiatoi" e la Bus de le Anguane in Val Colvera, attribuita al Neolitico.
Antropospeleologia

Mammut 1989

Tonon M.

Museo Civico di Scienze Naturali (1992)

Tratto da: Catalogo della Mostra realizzata dal Museo di Storia Naturale di Pordenone, Pordenone 1989, 150 pp., Pordenone

Indici: Archeologia

Si riporta la descrizione della cavità, visitata da Marinoni in compagnia del prof. Marinelli con la guida dei fratelli Commessati, il cui piano pavimentale era al tempo ostruito da massi derivati dal crollo della volta. L'A., oltre all'assenza di tracce riferibili alla frequentazione umana e animale, ritiene non sia possibile pensare di praticarvi degli scavi "perché pericolosissimo, nessuna probabilità di riuscita per le frane che ne occupano ora il suolo di origine".
Antropospeleologia

Maniago e il suo territorio in età antica

Bosio L.

Maniago: Comitato per il Millenario (1981)

Tratto da: In: Mor C. G. (a cura di), Maniago. Pieve, Feudo, Comune, 21-32, Maniago

Indici: Archeologia

Tra le più antiche attestazioni di frequentazione umana dell'area si cita la cosiddetta Bus de le Anguane ("Bûs da li' Anguani"), localizzata alle pendici del Monte San Lorenzo in Val Colvera, sulla sinistra idrografica dell'omonimo corso d'acqua, in cui vennero recuperati non meglio descritti materiali ceramici e litici insieme a "tracce di materiale combusto". Secondo l'A. queste evidenze comprovano l'utilizzo antropico della cavità sin dal Neolitico e confermano l'importanza della Val Colvera quale area di raccordo tra le Prealpi e la pianura sottostante. A tali scoperte archeologiche e in particolare al recupero di "ossa di animali preistorici" rimandano inoltre alcuni articoli di giornale dell'epoca (anni 1968 e 1971) citati in nota.
Antropospeleologia

Primi appunti per una preistoria del pordenonese dal Neolitico all'inizio dell'età del Ferro

Chiaradia G.

Società Filologica Friulana, Tip. Doretti (1970)

Tratto da: In: "Pordenon", 47° Congr. della Soc. Filologica Friulana, 22-29, Udine

Indici: Archeologia

Nota critica sullo stato delle ricerche preistoriche nella provincia di Pordenone. Tra i siti vengono menzionate le Grotte Verdi di Pradis dove gli scavi stratigrafici da poco realizzati hanno portato all’individuazione di industrie litiche attribuibili ad un livello di frequentazione del Paleolitico (“età preneolitica”) e a più recenti livelli definiti neolitici in base alla presenza di ceramica “scarsa e poco qualificata, di impasto grossolano e mal cotta”. Le cavità di Pradis insieme al Bus de le Anguane (Maniago) vengono inoltre ricordati tra le località che hanno restituito resti faunistici pleistocenici (di Ursus spelaeus in particolare).
Antropospeleologia

Vertebrati fossili del Friuli. 450 milioni di anni di evoluzione.

Dalla Vecchia F. M

Museo Friulano di Storia Naturale. Pubblicazioni (2008)

Indici: Archeologia

Nel Volume è presente un excursus sulla storia dei vertebrati del Quaternario (Olocene escluso) in Friuli, condotto sulla base di precedenti studi disponibili in letteratura. L'A. in riferimento alle associazioni di vertebrati pleistocenici (Pleistocene Superiore) rinvenute in numerosi contesti in grotta del territorio friulano, sottolinea come la valenza scientifica delle stesse risulti spesso inficiata dall'assenza dei dati stratigrafici di provenienza, non sistematicamente registrati nel corso dei primi scavi effettuati tra Otto- e Novecento ma anche in anni più recenti (es. Grotte Verdi di Pradis). Al polo opposto si pongono i dati disponibili per alcuni contesti oggetto di indagini di scavo stratigrafiche approfondite, quali la Grotta del Rio Secco e la Grotta del Clusantin (Altopiano di Pradis) e il Riparo di Biarzo (Valli del Natisone). Particolarmente diffusa tra le specie rinvenute nei siti ipogei appare l’Orso delle Caverne (Ursus spelaeus), che in uno specifico caso (Abisso di Viganti: materiali andati dispersi dopo la rotta di Caporetto) appare in associazione con il ghiottone (Gulo gulo), animale non comune indicatore della presenza al tempo di un clima rigido e di un ambiente di tundra. Si segnala che la cavità indicata nel testo come Mala Jama corrisponde alla Mala Pec (materiali in deposito presso il Museo Friulano di Storia Naturale).