Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche

127 | Landri Scur

Nome principale Landri Scur
Numero catasto 127
Numero catasto locale 125 FR
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Corretto
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Carniche
Comune Claut
Area provinciale Pordenone
Lat. WGS84 46,26142780881
Lon. WGS84 12,578745938734
Est RDN2008/UTM 33N 313404
Nord RDN2008/UTM 33N 5125944
Quota ingresso (s.l.m.) 1113 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 3618 m
Sviluppo spaziale 3897 m
Dislivello positivo 268 m
Profondità 40 m
Dislivello totale 40 m
Quota fondo 1073 m

Geologia e Geomorfologia

Caratteri fisiografici

Ubicazione Prealpi Carniche
Area carsica Monte Resettùm (A)
Morfologia rilievo montuoso
Geomorfologia versante
Idrologia corso d'acqua temporaneo (attuale)
Contesto attuale boschivo
Distanza dal mare >10.000 m
Distanza da fonte d'acqua <500 m

Caratteri interni

Andamento Prevalentemente orizzontale
Pozzi Si
Planimetria articolata: più vani
Tipologia terreno calpestabile roccioso affiorante/subaffiorante
Crolli recenti Si
Grotta turistica No
Acqua interna Si

Ingressi

Ingresso 1

Latitudine WGS84 46,26142780881
Longitudine WGS84 12,578745938734
Quota ingresso (s.l.m.) 1113 m s.l.m.
Morfologia parete
Terreno superficie esterna roccioso affiorante/subaffiorante

Archeologia

Data
?
Autore
Unione Speleologica Pordenonese
Conservati
Si
Pubblicati
No
Note
Rinvenimento occasionale.

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Cronologia Pleistocene

Materiali

Paleontologici resti di Ursus spelaeus (frammenti di ossa e denti).
Bibliografia Dalla Vecchia 2008; Tonon 1992; Bon et alii 1991.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali conservati
Denominazione deposito Museo Civico di Storia Naturale Silvia Zenari
Indirizzo deposito via della Motta n. 16, 33170-Pordenone

Descrizione e rilievo

Breve descrizione del percorso d'accesso

La cavità è situata all'inizio della Val delle Crode, nel bosco di Lesis di Claut, sulla sinistra della pista che porta alla Casera Pradut (percorribile per la maggior parte dell'anno quasi esclusivamente con fuoristrada).

Descrizione dei vani interni della cavità

Passati attraverso l'imbuto iniziale e superato un passaggio basso, sifonante in caso di piena, si entra in un salone caratterizzato dalla presenza, sul fondo, di una ghiaia sottile mista a ciottoli. Un tunnel artificiale composto da fusti metallici rende possibile il superamento di una strettoia che si trova in basso a sinistra e che conduce ad una seconda sala di più modeste dimensioni; da qui una risalita ed una breve traversata permettono di raggiungere la cosiddetta "circonvallazione", un budello che si snoda per circa 200m sopra la parte attiva della cavità. Dopo uno stretto pozzo di 18m si ritorna nella galleria principale, che, verso Ovest, dopo una pozza d'acqua, anch'essa sifonante in caso di piena, procede allargandosi sempre più, fino a formare l'ampio salone che costituisce il termine della "parte vecchia" della cavità.
Oltrepassata una strettoia su ciottoli e ghiaia, si entra in una galleria che prosegue in direzione Sud-Ovest, lasciandosi sulla destra alcune diramazioni che rientreranno tutte, poco più avanti, nella condotta principale (seguire la corrente d'aria). Notevole, in questo tratto, è la presenza di alcune concrezioni ed alcune pozze d'acqua con il fondo in purissima calcite cristallina, piuttosto insolite nelle grotte di questa zona. Dopo 500m circa, in una diramazione a destra della galleria principale, si apre il secondo pozzo. Poco più avanti un ramo sulla sinistra mette in comunicazione questa zona con il terzo pozzo, di 8m circa, a sua volta comunicante con la galleria principale a monte del P16.
Continuando lungo la condotta principale per altri 300m, subito dopo aver superati in libera un saltino di 3.5m, ci si lascia sulla sinistra l'imboccatura di un meandro che, proseguendo in direzione Sud-Ovest, si congiunge con il "cunicolo dei cristalli", e mette in luce un pozzo di circa 35m, caratterizzato da un forte stillicidio, in una zona attualmente in fase di esplorazione.
Seguendo invece la condotta principale, si raggiunge un altro pozzo, che si apre nel "cunicolo del gobbo", così denominato per il fatto che, per 250m, la volta si mantiene ad un metro e mezzo circa dal suolo. Alla fine del "cunicolo del gobbo", si entra, dopo un breve passaggio in opposizione, in una saletta dal fondo ricoperto di ciottoli; si prosegue quindi verso destra fino a giungere ad una breve risalita su scivolo fangoso, alla sommità del quale inizia il cunicolo terminale della zona fino ad ora esplorata, lungo circa 150m. Qui la volta si abbassa ulteriormente, così da costringere a proseguire carponi per quasi tutta la lunghezza del cunicolo. Sono da segnalare, in questo tratto, numerosi camini caratterizzati dalla presenza di una discreta corrente d'aria.

Rilievo: Pianta (15/10/2025)
Landri Scur
Rilievo: Sezione (15/10/2025)
Landri Scur

Bibliografia

Antropospeleologia

Bibliografia Speleologica del Friuli

Guidi P. (a cura di)

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (1997)

Indici: Archeologia

Nel capitolo "Antropospeleologia", uno specifico paragrafo, a cura di Muscio, viene riservato alla discussione dei dati bibliografici disponibili in letteratura in merito alle ricerche speleologiche in cavità del Friuli associate ad evidenze di tipo paletnologico e/o paleontologico. I titoli recensiti vengono forniti secondo un elenco analitico per autore, composto di 194 voci in totale, che riprende e aggiorna il precedente lavoro bibliografico redatto da Guidi (1973). Di ciascuna voce bibliografica vengono forniti: brevi indicazioni sulle evidenze (paletnologiche e/o paleontologiche) più significative emerse, note riassuntive dei principali argomenti trattati, indicazione degli specifici contesti in grotta menzionati, citati secondo il numero identificativo del Catasto Grotte del Friuli (sigla Fr).
Antropospeleologia

Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali

Maddaleni P.

Museo Friulano di Storia Naturale (2017)

Tratto da: Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine

Link: http://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania_38_GPP/G38_GPP05_Maddaleni_Grotte-interesse-paletnologico-Friuli.pdf

Indici: Archeologia

Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
Antropospeleologia

I giacimenti quaternari di vertebrati fossili nell'Italia nord-orientale

Bon M., Piccoli G., Sala B.

(1991)

Tratto da: Memorie di Scienze Geologiche, 43: 185-231, Padova

Indici: Archeologia

Catalogo ragionato dei vertebrati fossili del Quaternario dell'Italia nord-orientale (Tre Venezie). Dei numerosi siti friulani compresi nello studio, alcuni vengono ampiamente discussi (Pleistocene Superiore: Grotte Verdi di Pradis, Velika Jama; Olocene Antico: Riparo di Biarzo), altri solo brevemente menzionati tra i "Rinvenimenti minori".
Antropospeleologia

Mammut 1989

Tonon M.

Museo Civico di Scienze Naturali (1992)

Tratto da: Catalogo della Mostra realizzata dal Museo di Storia Naturale di Pordenone, Pordenone 1989, 150 pp., Pordenone

Indici: Archeologia

Si riporta la descrizione della cavità, visitata da Marinoni in compagnia del prof. Marinelli con la guida dei fratelli Commessati, il cui piano pavimentale era al tempo ostruito da massi derivati dal crollo della volta. L'A., oltre all'assenza di tracce riferibili alla frequentazione umana e animale, ritiene non sia possibile pensare di praticarvi degli scavi "perché pericolosissimo, nessuna probabilità di riuscita per le frane che ne occupano ora il suolo di origine".
Antropospeleologia

Vertebrati fossili del Friuli. 450 milioni di anni di evoluzione.

Dalla Vecchia F. M

Museo Friulano di Storia Naturale. Pubblicazioni (2008)

Indici: Archeologia

Nel Volume è presente un excursus sulla storia dei vertebrati del Quaternario (Olocene escluso) in Friuli, condotto sulla base di precedenti studi disponibili in letteratura. L'A. in riferimento alle associazioni di vertebrati pleistocenici (Pleistocene Superiore) rinvenute in numerosi contesti in grotta del territorio friulano, sottolinea come la valenza scientifica delle stesse risulti spesso inficiata dall'assenza dei dati stratigrafici di provenienza, non sistematicamente registrati nel corso dei primi scavi effettuati tra Otto- e Novecento ma anche in anni più recenti (es. Grotte Verdi di Pradis). Al polo opposto si pongono i dati disponibili per alcuni contesti oggetto di indagini di scavo stratigrafiche approfondite, quali la Grotta del Rio Secco e la Grotta del Clusantin (Altopiano di Pradis) e il Riparo di Biarzo (Valli del Natisone). Particolarmente diffusa tra le specie rinvenute nei siti ipogei appare l’Orso delle Caverne (Ursus spelaeus), che in uno specifico caso (Abisso di Viganti: materiali andati dispersi dopo la rotta di Caporetto) appare in associazione con il ghiottone (Gulo gulo), animale non comune indicatore della presenza al tempo di un clima rigido e di un ambiente di tundra. Si segnala che la cavità indicata nel testo come Mala Jama corrisponde alla Mala Pec (materiali in deposito presso il Museo Friulano di Storia Naturale).