Descrizione dei vani interni della cavità
Questa è una delle più imponenti cavità del Carso triestino e il suo ingresso, diviso in tre bocche da due ponti naturali, misura quasi 30 m di lunghezza.
La discesa dal lato orientale è possibile senza l'uso di attrezzatura grazie ad alcune esili cornici rocciose che sono però molto esposte sul vuoto sottostante; si giunge alla sommità di una grande china detritica che scende ad Est in una breve galleria concrezionata con una cavernetta laterale, mentre nella direzione opposta il pendio, molto ripido, porta sotto agli altri ingressi, dai quali entra abbondante la luce esterna a rischiarare l'ambiente pittoresco e grandioso creato dalle pareti muscose e dalle volte scabre. Nell'ultima parte della grotta l'accumulo dei massi di crollo ha quasi ostruito la galleria e ci si deve insinuare tra i blocchi per percorrere l'ultimo tratto basso; questo porta ad una strettoia e ad un piccolo salto dove alcune strette fessure impediscono la prosecuzione.
Subito prima della strettoia si deve passare sopra ad un masso sulla cui superfice si possono notare numerosi fossili di Chondrondonta joannae. Fare attenzione nel passaggio per evitare di rovinare il sito con attrezzature.
NOTA:
questa cavità è stata catastata successivamente anche con il numero 1032VG che deve ritenersi pertanto annullato.