Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche

4 | Grotta di S. Giovanni d'Antro

Nome principale Grotta di S. Giovanni d'Antro
Nome principale sloveno Landarska jama
Numero catasto 4
Numero catasto locale 43 FR
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Da verificare
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Giulie
Comune Pulfero
Area provinciale Udine
Lat. WGS84 46,15110387
Lon. WGS84 13,47294643
Est RDN2008/UTM 33N 382079.534
Nord RDN2008/UTM 33N 5111969.78
Quota ingresso (s.l.m.) 350 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 4000 m
Dislivello positivo 96 m
Dislivello totale 96 m
Quota fondo 350 m

Geologia e Geomorfologia

Caratteri fisiografici

Ubicazione Prealpi Giulie
Area carsica San Pietro al Natisone (C)
Morfologia rilievo montuoso
Geomorfologia versante
Idrologia corso d'acqua perenne (attuale)
Contesto attuale roccioso
Distanza dal mare >10.000 m
Distanza da fonte d'acqua <500 m

Note caratteri fisiografici

La cavità si sviluppa in un bancone carbonatico (megastrato del Monte Ioanaz) all'interno del Flysch del Grivò

Caratteri interni

Andamento Tratti verticali e orizzontali alternati
Pozzi Si
Planimetria articolata: più vani
Ampiezza piano calpestabile 300 mq il tratto ini m
Tipologia terreno calpestabile roccioso affiorante/subaffiorante
Crolli recenti No
Grotta turistica Si
Concrezionamento significativo
Acqua interna Si

Note caratteri interni

Il primo tratto è occupato da una chiesetta e da altre strutture antropiche in parte fortificate

Ingressi

Ingresso 1

Latitudine WGS84 46,15110387
Longitudine WGS84 13,47294643
Quota ingresso (s.l.m.) 350 m s.l.m.
Morfologia parete
Terreno superficie esterna roccioso affiorante/subaffiorante

Archeologia

Data
1893-1898
Autore
Achille Tellini
Conservati
No
Pubblicati
Si
Note
A. Tellini (1899b) compì quattro escursioni nella cavità nel periodo compreso tra il 1893 e il 1898 per un percorso complessivamente investigato pari a 342 m. Vennero praticati alcuni sondaggi nel deposito di terriccio localizzato in corrispondenza del ripiano a sinistra dell'ingresso "in parecchi punti fino alla roccia" (Tellini 1899b, p. 20). Numerosi resti di Ursus speleus ("Ursus ligusticus") vennero inoltre raccolti in superficie a circa 250 m dall'ingresso (Tellini 1899b, p. 24). Altre esplorazioni vennero compiute nel 1885 “dai signori geometri Enrico Peruzzi di Vicinale di Buttrio e Lodovico Quarina di Vernasso, allora studenti dell’Istituto Tecnico”, che non avanzarono però oltre il settore dei laghetti a circa 100-175 m dall’ingresso a causa delle difficoltà tecniche incontrate (Tellini 1899b, p. 21).

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Area indagine parziale
Cronologia Pleistocene, Età romana?, Età Postmedievale

Materiali

Ceramici "frammenti di embrici romani"
Metallici "una moneta in rame della Repubblica Veneta e pezzetti inconcludenti di ferro".
Paleontologici numerosi resti di Ursus spelaeus ("Ursus ligusticus") rinvenuti a circa 250 m dall'ingresso: 1 branca mandibolare sinistra, 1 atlante, 2 cubiti sinistri, 1 femore destro e 1 femore sinistro
Bibliografia Dalla Vecchia 2008; Quarina 1952; Dal Piaz 1928; Fabiani 1919; Gortani 1908; Tellini 1899b.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali parzialmente dispersi
Denominazione deposito ?
Indirizzo deposito ?

Note

I frammenti di embrici romani e i manufatti metallici risultano dispersi. In assenza di dati documentali puntuali relativi alla provenienza, non è possibile stabilire se i resti di Ursus spelaeus rinvenuti da A. Tellini (1899b) e poi descritti da M. Gortani (1908) siano attualmente compresi tra quelli trasferiti dalle collezioni del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano a quelle del Museo Friulano di Storia Naturale.
Data
?
Autore
Circolo Speleologico e Idrologico Friulano
Conservati
Si
Pubblicati
No
Note
Rinvenimenti occasionali avvenuti nel corso della seconda metà del Novecento.

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Cronologia Protostoria, Età Romana?, Età Medievale
Periodo Età del Bronzo (Bronzo Medio-Recente, Bronzo Finale/Prima età del Ferro)

Materiali

Ceramici periodo protostorico: complesso di olle tra cui si distinguono: 1 olla con orlo everso, bordo tagliato obliquamente verso l'esterno; 1 olla con attacco di ansa e decorazione plastica all'ansa a cordone liscio ad andamento curvilineo; 1 olla con orlo everso e bordo arrotondato; 1 olla con decorazione incisa a linee oblique su superficie esterna in corrisp. della spalla; Periodo Alto Medievale: complesso di olle con orlo esoverso e arrotondato e corpo globulare decorato con onde incise.
Litici schegge (ca 110), 2 nuclei in selce
Metallici 1 coltello, a codolo, rastremato, a sezione quadrangolare; 2 frr di fascetta rettangolare; 1 fr di strumento (ferro di cavallo?)
Paleontologici resti di Ursus spelaeus (vertebre, costole, denti, mandibola destra, femore, ossa lunghe, falangi), resti indet.
Antropologici denti: 2 incisivi, 1 premolare, 1 molare
Osso/Corno 1 frammento osseo con tacche oblique incise
Bibliografia Borzacconi 2020; Maddaleni 2018, 2017; Rupel 2006, 2000; Bressan 1987a; Brozzi 1950

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali conservati
Denominazione deposito Museo Friulano di Storia Naturale; Circolo Speleologico e Idrologico Friulano; Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli?
Indirizzo deposito via Sabbadini n. 22-32, 33100-Udine; via A. Diaz n. 58, 33100-Udine; piazza Duomo n. 13, 33043-Cividale del Friuli (Ud)

Note

La provenienza dei denti umani risulta incerta (Bressan 1987a).
Nel 1997, in un punto non meglio precisato posto al di sotto della Grotta, venne rinvenuta una fibula con arco a noduli attribuita al periodo medio La Tène (collezione MAN di Cividale del Friuli). A rinvenimenti occasionali effettuati in anni imprecisati dal Circolo Speleologico e Idrologico di Udine si riferisce il rinvenimento, in corrispondenza della cascata che scorre nei pressi della cavità, di 19 reperti metallici frammentari riferibili a chiodi e "punte di coltelli" (collezione CSIF).

Descrizione e rilievo

Breve descrizione del percorso d'accesso

Dal paese di Antro (Comune di Pulfero) si procede a piedi per una piccola strada che in circa 10 minuti porta alla chiesa in cui si apre la cavità.

Descrizione dei vani interni della cavità

Conosciuta da moltissimi anni, la Grotta di San Giovanni d'Antro era già stata utilizzata in epoca romana, come confermano gli embrici e i laterizi ritrovativi. La caverna e le sue vicinanze vennero in seguito fortificate, ed in tale castello si crede sia stato tenuto prigioniero dal re Liutprando il duca Pemmone dopo la sua cacciata da Cividale. Più tardi veniva costruita la Chiesa e nel 1001 la scalinata di pietra che vi conduce.
L'attuale aspetto delle opere murarie che chiudono l'ingresso della cavità si deve all'opera dell'architetto Andrea di Lack che vi costruì l'abside gotica-carinziana nel 1477.
La grotta è una lunga risorgiva temporanea che si addentra nel monte, al contatto fra la brecciola calcarea ed i sottostanti strati di marne, in direzione NNO. In tempo di forti piogge è percorsa da un cospicuo corso d'acqua e numerosi laghetti, presenti anche in periodo di magra, rendono un po' difficoltosa la visita della cavità. In questi ultimi anni è stata attrezzata turisticamente: un comodo sentiero è stato costruito fino al bivio, circa 280 metri dall'ingresso ed è illuminato da un impianto di luce elettrica.
Nel corso delle più recenti esplorazioni sono stati completati alcuni dei Rami delle vaschette a cui si sono aggiunti quelli allagati del ruscello finale ed alcuni cunicoli che si ricollegano al Ramo principale dopo aver descritto un intricato dedalo. E' stata trovata una terza comunicazione fra il vecchio Ramo principale e quelli scoperti nel 1974: alla base del Camino finale, infatti, esiste uno stretto passaggio che sbuca in un ramo attivo inferiore ai Rami degli insetti e che si ricollega a questi tramite un pozzo-camino. Sono stati anche rilevati alcuni piccoli rami laterali. 

 AGGIORNAMENTO CENTRO SPEL. S. GIOVANNI D'ANTRO 2004:
Verificata la non coerenza tra rilievo planimetrico e spaccato, onde evitare di collegare in modo non appropriato le nuove prosecuzioni, si è dovuto procedere a rifare dall'inizio il rilievo. Questa prima revisione comprende: Ramo iniziale, Ramo destro, Sala Lazzarini, Ramo Lazzarini, Rami delle vaschette, Labirinto dell'eremita, Ramo del secondo ruscello, Ramo delle diramazioni. Mancano e sono in fase di riesplorazione e rilievo, la Sala Tellini e i Rami delle vaschette. La riesplorazione di tutti i rami, compreso quello turistico, ha portato alla scoperta di nuovi rami, più o meno significativi. L'unico ramo interamente nuovo è il Ramo del secondo ruscello che è stato rilevato per uno sviluppo di 42 metri. Questo angusto ramo è percorso da un ruscello, per cui per la continuazione dell'esplorazione, dobbiamo attendere periodi di particolare siccità. Sono stati inoltre risaliti il Camino Lazzarini per 29 metri e il Camino della speranza, a lato del Ramo delle vaschette, per 46 metri, oltre all'esplorazione di numerosi pozzi nel Ramo delle diramazioni.

Rilievo: Pianta e sezione (10/12/2004)
Grotta di S. Giovanni d'Antro

Bibliografia

Antropospeleologia

Antichi insediamenti umani nelle Prealpi friulane: ricerche di superficie fra Natisone e Piancavallo

Miotti T., Fabbro O., Rosa G., Bellina P., Buscaglia G.

Del Bianco ed. (1994)

Indici: Archeologia

Ampia monografia dedicata ai risultati delle prospezioni di superficie condotte lungo l'arco delle Prealpi (dalle Valli del Natisone a est sino al Piancavallo a ovest) finalizzate alla verifica e mappatura delle strutture murarie di varia funzionalità (recinzioni, opere di contenimento/sostegno, tumuli, fortilizi) riferibili ad antichi insediamenti. I siti identificati sono complessivamente 95. Di questi, oltre alla localizzazione topografica, viene fornita una descrizione sintetica corredata da una ricca serie di foto documentarie. La presentazione dei siti censiti viene inoltre preceduta da una nota geologica introduttiva, ritenuta funzionale alla piena valutazione degli aspetti connessi alla collocazione, morfologia e ampiezza dei siti stessi. Pur non trattando nello specifico i contesti in grotta, tale studio risulta di notevole interesse ai fini della ricostruzione in senso diacronico delle forme di utilizzo del territorio sul quale insistono le cavità. Tra le strutture descritte figurano quelle presenti nell'area di San Giovanni d'Antro.
Antropospeleologia

Antro

Miotti T.

Del Bianco ed. (1980)

Tratto da: In: Miotti T., I Castelli del Friuli, 3: 48-53, Udine

Indici: Archeologia

Si ricostruisce la storia di lunga durata della frequentazione del sito, con particolare riferimento alla sua posizione strategica e alla struttura fortificata. Solo brevi sono i cenni forniti dall'A., che richiama comunque quanto riportato da altri studiosi, in relazione all'occupazione della cavità in epoca preistorica, quando venne utilizzata come luogo di rifugio e ricovero sia dagli animali selvatici pleistocenici ("fauna glaciale") che dagli uomini (forse già a partire dal Neolitico).
Antropospeleologia

Avanzi di Mammiferi rinvenuti in alcune grotte friulane

Gortani M.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1908)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 5 (1/2) (ago.-dic. 1908): 1-17, Udine

Indici: Archeologia

Vengono descritti i resti faunistici provenienti da diverse cavità del Friuli orientale. Essi vengono attribuiti alle specie: Arctomys marmotta, Lepus timidus, Equus, Sus scrofa, Cervus elaphus, Capra hircus, Ovies aries, Bos taurus, Canis lupus, Canis familiaris, Ursus e Felis (f. domestica). L'A. aggiunge al record faunistico della Velika Jama altre specie non prima segnalate: marmotta, lepre, cane e gatto domestico.
Antropospeleologia

Bibliografia Speleologica del Friuli

Guidi P. (a cura di)

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (1997)

Indici: Archeologia

Nel capitolo "Antropospeleologia", uno specifico paragrafo, a cura di Muscio, viene riservato alla discussione dei dati bibliografici disponibili in letteratura in merito alle ricerche speleologiche in cavità del Friuli associate ad evidenze di tipo paletnologico e/o paleontologico. I titoli recensiti vengono forniti secondo un elenco analitico per autore, composto di 194 voci in totale, che riprende e aggiorna il precedente lavoro bibliografico redatto da Guidi (1973). Di ciascuna voce bibliografica vengono forniti: brevi indicazioni sulle evidenze (paletnologiche e/o paleontologiche) più significative emerse, note riassuntive dei principali argomenti trattati, indicazione degli specifici contesti in grotta menzionati, citati secondo il numero identificativo del Catasto Grotte del Friuli (sigla Fr).
Antropospeleologia

Catalogo dei reperti ossei della Sezione Paletnologica-Antropologica del Museo Friulano di Storia Naturale

Bressan F.

Museo Friulano di Storia Naturale (1987)

Indici: Archeologia

Catalogo analitico dei reperti osteologici presenti nelle collezioni museali, suddivisi in base alla località di provenienza e alla relativa specie di appartenenza. Numerose sono le località in grotta comprese nello studio, oggetto di indagini da parte del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano sin dalla fine dell'Ottocento. Nelle premesse introduttive si sottolineano le gravi lacune documentarie che contraddistinguono i vari repertori faunistic, giunti in museo privi di dati contestuali e stratigrafici a causa della natura non sistematica delle indagini di scavo al tempo condotte.
Antropospeleologia, Geospeleologia e carsismo

Caverne e grotte della Regione Friuli-Venezia-Giulia

Carlo Finocchiaro

(1971)

Tratto da: in Enciclopedia Monografica della Regione F.V.G., 1: 173-190

Indici: Aree carsiche, Geomorfologia e speleogenesi, Archeologia

Keyword: carsismo, geologia, geomorfologia, ritrovamenti umani

descrizione morfologica della grotta e della sua storia
Antropospeleologia

Cenni sulla necropoli di Santa Lucia

Marchesetti (de) C.

(1926)

Tratto da: La Panarie, 3 (14) (mar.-apr. 1926): 127-129, Udine

Indici: Archeologia

Breve nota, apparsa postuma, sull'importante necropoli di Santa Lucia di Tolmino. Accanto ai siti all'aperto, tra i contesti ipogei che documentano la notevole ricchezza delle vestigia preistoriche presenti nelle Valli dell'Isonzo e dei suoi affluenti, vengono citati la Grotta di Robič e San Giovanni d'Antro, risalenti secondo l'A. sino all'Eneolitico.
Antropospeleologia

Contributi alla carta archeologica delle Valli del Natisone, II

Rupel L.

Museo Nazionale di Cividale del Friuli (2006)

Tratto da: Forum Iulii. Annuario del Museo Nazionale di Cividale del Friuli, 29: 37-116, Cividale del Friuli (Ud)

Indici: Archeologia

Secondo contributo sulla carta archeologica delle Valli del Natisone relativa ai rinvenimenti attestati nei cinque comuni rimanenti (Pulfero, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna e Stregna). Come nel precedente lavoro i siti sono stati individuati in base alla revisione delle fonti di vario genere (bibliografiche, carto-/topografiche, etnografiche e toponomastiche) disponibili in letteratura. A corredo dei dati complessivamente raccolti in relazione ai siti delle Valli vengono forniti anche grafici e tabelle riassuntive. Diverse, tra i siti schedati, sono le cavità di interesse archeologico discusse.
Antropospeleologia

Curiosità epigrafiche. II. L'iscrizione di S. Giovanni d'Antro (Pulfero)

C. G. B. [Corgnali G.B.]

(1938)

Tratto da: Ce Fastu?, 13 (6) (dic. 1937): 293-294, Udine

Indici: Archeologia

Descrizione, corredata da tavola illustrativa, della lapide che mastro Andrea di Lack (località presso Lubiana) lasciò nella chiesetta di San Giovanni d'Antro (anno 1477). Allo stesso mastro costruttore si riferiscono anche la lapide della chiesa di Paniqua presso S. Lucia di Tolmino e quella di S. Silvestro a Merso di Sotto.
Antropospeleologia

Di alcuni oggetti dell'epoca neolitica rinvenuti in Friuli

Taramelli T.

Istituto Tecnico Zanon di Udine (1874)

Tratto da: Annali Scientifici del R. Istituto Tecnico Zanon di Udine, 7: 41-70, Udine

Indici: Archeologia

Prima di descrivere alcuni oggetti ritenuti neolitici rinvenuti in Friuli, l'A. delinea l'evoluzione geologica recente del territorio e le caratteristiche del Neolitico nell'Italia nordorientale, citando (p. 62) come possibili siti di interesse paletnologico ancora inesplorati le numerose grotte del settore prealpino friulano.
Antropospeleologia

Geologia e morfologia delle Prealpi Giulie meridionali

Ponton M.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 35-45, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Le caratteristiche geologiche e le morfologie originali delle Prealpi e, in primis, delle Prealpi Giulie meridionali, rappresentano insieme alla facilità di accesso, alla buon esposizione e alla disponibilità di corsi d’acqua, dei fattori ottimali che nel tempo hanno favorito la frequentazione umana in tale comparto territoriale, la quale ha privilegiato sia i ripiani costituiti da depositi alluvionali localizzati in corrispondenza dei terrazzi fluviali sia, in particolare, le cavità e i ripari rocciosi. L’A. partendo quindi dalla dettagliata illustrazione del fenomeno del carsismo, a cui si deve la formazione e sviluppo delle numerose cavità presenti nell’area, passa quindi in rassegna alcuni tra i più significativi contesti ipogei (grotte e ripari) con evidenza di frequentazione umana, descrivendone le specifiche caratteristiche geo-morfologiche.
Antropospeleologia

Grotte di San Giovanni d'Antro. Notizie storiche e geologiche

Arti Grafiche Friulane ed. (1977)

Tratto da: Una seconda edizione riveduta ed integrata è stata edita nel 1992 con la Pro Loco di Pulfero, 24 pp., Udine

Indici: Archeologia

Guida turistica alla storia plurimillenaria del complesso di S. Giovanni d'Antro. Sono presenti solo alcuni brevi e generici cenni al rinvenimento di resti di Ursus spelaeus e alle più antiche e incerte testimonianze della frequentazione umana della cavità, risalenti forse al Neolitico, la cui dispersione viene qui ricondotta all’azione erosiva delle acque del torrente sotterraneo che attraversa la cavità.
Antropospeleologia

Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali

Maddaleni P.

Museo Friulano di Storia Naturale (2017)

Tratto da: Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine

Link: http://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania_38_GPP/G38_GPP05_Maddaleni_Grotte-interesse-paletnologico-Friuli.pdf

Indici: Archeologia

Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
Antropospeleologia

Grotte e ripari nelle valli del Natisone: paesaggio e strategie insediative tra Preistoria e Protostoria

Pizziolo G.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 171-185, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Si discutono le potenzialità e i primi risultati dello studio dei dati relativi al popolamento delle grotte nelle Valli del Natisone tra Preistoria e Protostoria, organizzati attraverso l’applicazione di un Sistema Informativo Geografico (GIS). Nel complesso, l’elaborazione cartografica, basata su dati comunque parziali e spesso poco accurati, conferma che le cavità frequentate dall’uomo nel passato si concentrano prevalentemente nella fascia delle Prealpi Carniche e, in particolare, Giulie (Valli del Natisone). Centrale nel contributo è stata quindi l’elaborazione dei dati (archeologici, paleontologici e fisici) disponibili per 19 cavità e ripari selezionati delle Valli del Natisone. Tra questi, un ruolo prioritario nell’analisi è stato assegnato ai 7 siti con frequentazione diacronica, nei quali l’utilizzo della cavità, ripetutosi nel tempo (a prescindere dalle ragioni, plausibilmente diverse, di tale utilizzo), può essere considerato un dato non casuale. Passo successivo è stato il confronto con le caratteristiche fisiografiche del territorio, finalizzato all’individuazione di eventuali peculiarità o costanti legate alla localizzazione delle cavità e alla comprensione di quali elementi ambientali e culturali possano aver guidato la scelta di una determinata cavità rispetto alle altre a disposizione. Nelle relazioni tra grotte e paesaggio si è quindi giunti, anche attraverso il ricorso ad analisi viewshed (analisi di visibilità), all’individuazione di 3 principali tipologie insediative, quali: la localizzazione nel fondovalle, emblematicamente rappresentata dal Riparo di Biarzo, sito in rapporto visuale e forse relazionale nel corso della Preistoria con la Grotta di San Giovanni d’Antro; la posizione di “controllo dell’ambito fluviale” attestata alla Velika Jama e alla Šuošteriova Jama; una “posizione topografica più aperta”, non in stretta relazione con le direttrici fluviali e talora prossima alla sommità dei rilievi, attestata al Foràn di Landri e al Ciòndar des Paganis le cui aree di visibilità, molto ampie sulle rispettive valli sino alla pianura, mostrano un’ampia sovrapposizione.
Antropospeleologia, Biospeleologia, Documentazione speleologica, Geospeleologia e carsismo, Paleontologia, Speleologia tecnica

Grotte e voragini del Friuli

De Gasperi G.B.

Circolo Speleologico ed Idrologico Friulano (1916)

Indici: Archeologia, Botanica, Fauna, Geomorfologia e speleogenesi, Guide e narrativa, Leggende, folklore, culto, Storia della speleologia

Nel volume è presente un catalogo descrittivo di tutte le più significative cavità e voragini del Friuli discusse secondo l'area geografica di appartenenza. Dove disponibili, l’A. riporta specifici riferimenti alla storia delle ricerche e alle eventuali indagini paletnologiche in esse effettuate, comprensivi delle relative citazioni bibliografiche. Il capitolo finale appare riservato all’analisi dei resti umani, dei fossili e della fauna vivente sino ad allora rinvenuti nelle grotte friulane. (Edito anche come "Memorie Geografiche di G. Dainelli", 30: 1-220)
Antropospeleologia

I Mammiferi Quaternari della Regione Veneta

Fabiani R.

Università di Padova (1919)

Tratto da: Memorie dell'Istituto di Geologia della R. Università di Padova, 5 (1917-1918): 1-174, Padova

Indici: Archeologia

Ampia monografia in cui, dopo un excursus sulle ricerche disponibili in questo campo ove l'A. menziona, tra le altre, anche le attività dei soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, si passano in rassegna i principali giacimenti con faune oloceniche presenti nella Regione Veneta (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Istria), descritti nelle principali caratteristiche geologiche. Ai resti animali viene riservata una dettagliata analisi sistematica, anche comprensiva, nell’ultima parte dell’opera, di una proposta di ricostruzione, non priva di elementi di incertezza, della successione cronologica faunistica tra Pleistocene ed Olocene. Nella parte dedicata al Friuli vengono discusse solo le cavità delle Prealpi Giulie.
Antropospeleologia

I giacimenti quaternari di vertebrati fossili nell'Italia nord-orientale

Bon M., Piccoli G., Sala B.

(1991)

Tratto da: Memorie di Scienze Geologiche, 43: 185-231, Padova

Indici: Archeologia

Catalogo ragionato dei vertebrati fossili del Quaternario dell'Italia nord-orientale (Tre Venezie). Dei numerosi siti friulani compresi nello studio, alcuni vengono ampiamente discussi (Pleistocene Superiore: Grotte Verdi di Pradis, Velika Jama; Olocene Antico: Riparo di Biarzo), altri solo brevemente menzionati tra i "Rinvenimenti minori".
Antropospeleologia

I mammiferi fossili e viventi delle Tre Venezie. Parte sistematica n. 3: Carnivora

Dal Piaz G. B.

(1928)

Tratto da: Studi Trentini di Scienze Naturali, 9 (1): 16-33, Trento

Indici: Archeologia

Nella descrizione dei resti animali riferibili alla fauna quaternaria si citano, fra gli alti, materiali provenienti da San Giovanni d'Antro e dall'Abisso di Viganti. Secondo quanto riportato da Dal Piaz un canino di Gulo gulo (ghiottone) rinvenuto all'Abisso di Viganti, i cui resti andarono poi dispersi, risulta depositato presso l'Istituto di Geologia di Padova.
Antropospeleologia

Il Friuli nella Preistoria. Formazione delle montagne, delle colline e delle lagune. Testimonianze di vita dell'uomo preistorico

De Piero G.

Chiandetti ed. (1985)

Indici: Archeologia

Opera divulgativa dedicata alla Preistoria del territorio friulano. Dopo un capitolo introduttivo in cui si offrono cenni di inquadramento geologico, l'A. passa in rassegna i siti preistorici friulani più rappresentativi di ciascuna fase culturale crono-culturale (dal Paleolitico all’età dei metalli), tra cui numerosi sono quelli in cavità. Da sottolineare è la presenza di notazioni, corredate da rimandi bibliografici, spesso imprecise quando non del tutto errate: tra gli esempi, l'inquadramento del Ciòndar des Paganis nel Paleolitico Medio, e la pressoché esclusiva attribuzione alla sola fase neolitica delle altre cavità citate. Tra i “Ritrovamenti preistorici di vario genere” sono menzionati anche la Bus de le Anguane (Maniago) e la grotta Clap dal Lof (Cavazzo Carnico). Quest’ultima, menzionata da Marinoni, non venne più rintracciata nelle ricerche compiute alla fine dell’Ottocento. Le indagini condotte nell’area circostante portarono al solo rinvenimento di un riparo giudicato privo di interesse sia paletnologico che paleontologico.
Antropospeleologia

Il Friuli, Trieste e l'Istria. Dalla Preistoria alla caduta del Patriarcato d'Aquileia. Grande Atlante Storico-Cronologico Comparato

Corbanese G.G.

Del Bianco ed. (1983)

Indici: Archeologia

Nella trattazione, organizzata in senso cronologico, e corredata da mappe di distrubizione dei siti archeologici per ciascuno dei periodi considerati, sono presenti informazioni spesso imprecise quando non errate in relazione all'attribuzione crono-culturale dei vari contesti archeologici friulani citati, tra cui numerosi sono quelli in grotta.
Antropospeleologia

Il complesso ipogeo di San Giovanni d'Antro tra storia e leggenda. Una grotta, una chiesa, un castello

Favia L.

Comunità Montana Valli del Natisone (2000)

Indici: Archeologia

Nella Guida al sito l’A. dedica un breve paragrafo alla discussione degli aspetti archeologici, sottolineando come l'esiguità dei dati materiali disponibili in relazione alle diverse fasi di utilizzo antropico della cavità sia in genere da ricondurre al carattere non sistematico delle indagini finora intraprese oltre che all'azione di disturbo dei depositi originari operato dalle acque sotterranee. Tra i materiali vengono solo brevemente menzionati i resti di Ursus spelaeus “costantemente recuperati dopo ogni piena d’acqua”. Cenni sulla cronologia, distribuzione dei resti fossili e aspetti comportamentali di tale specie, non privi di imprecisioni, sono disponibili nel paragrafo finale del volume.
Antropospeleologia

L'apporto di Andrea da Loka all'architettura gotica slovena

Cevc E.

Cooperativa Lipa ed. (1992)

Tratto da: In: Centro Studi Nediža, Sulle strade di Andrea da Loka, 70-83, San Pietro al Natisone (Ud)

Indici: Archeologia

Nel ripercorrere l'attività di mastro A. da Loka nelle Valli del Natisone si citano gli interventi architettonici da lui realizzati alla Grotta di San Giovanni d'Antro (cappella dedicata a S. Giovanni Evangelista) nel corso del XV secolo.
Antropospeleologia

La Gastaldia di Antro

Leicht M.

(1911)

Tratto da: Memorie Storiche Forogiuliesi, 7 (2-3): 49-107, Cividale del Friuli (Ud)

Indici: Archeologia

Ampia nota storica, oggi considerata tra i riferimenti fondamentali disponibili in letteratura sulla Gastaldia di Antro. Strutturata in dodici capitoli, non interamente ultimati dall'A. a causa della morte prematura, offre nella parte iniziale numerosi cenni alla Grotta fortificata di San Giovanni e ai suoi possibili abitatori nel passato. Sono presenti anche riferimenti alla Pietra del Giudizio di Biacis.
Antropospeleologia

La Grotta di San Giovanni d'Antro. Scheda Storica

Tomasetig L.

Centro Studi Nediza, Cooperativa Lipa ed. (1992)

Indici: Archeologia

Guida didattica alla Grotta di cui, in forma di racconto illustrato, si approfondiscono gli aspetti legati al suo popolamento, a partire dalle incerte tracce disponibili per il periodo preistorico e dal rinvenimento di resti di Orso speleo. Nel racconto, dove non mancano le notazioni folcloristiche derivate dalle leggende e tradizioni popolari, maggior approfondimento viene dedicato alla storia della cavità nel corso del Medioevo quando divenne luogo di rifugio e protezione per le genti del posto e si ebbe la fondazione della chiesa dedicata a San Giovanni, successivamente ristrutturata nel corso del Basso Medioevo dal mastro Andrea da Loka.
Antropospeleologia

La Valle del Natisone dagli Euganei all'Impero Romano

Brozzi M.

(1950)

Tratto da: La Porta Orientale, 20 (1, 1/12): 327-345, Trieste

Indici: Archeologia

Dopo un breve inquadramento geografico-geologico, l'A. illustra le notizie archeologiche disponibili sul popolamento della Valle nel periodo compreso tra il Neolitico, - qui considerato la più antica fase di frequentazione dell’area, connessa alle genti degli Euganei -, la diffusione dei Veneto-Illirici e dei Gallo-Celtici sino all’epoca romana. In relazione al Neolitico l’A. cita la Velika Jama (con evidenze che si spingono fino all’età del Bronzo), e la Grotta di S. Giovanni d’Antro (qui confusa con la Šuošteriova Jama) a cui si riferisce il rinvenimento di frammenti ceramici, resti di Ursus spelaeus e alcuni frammenti di ferro. Viene brevemente ricordata anche la Mala Jama (qui indicata come Mala Pec), vicina alla Velika Jama, quale possibile ricovero utilizzato dall’uomo. A corredo della descrizione è presente anche un elenco dei materiali (con rispettivi numeri di inventario museale) associati a ciascun contesto, nel caso della Velika Jama dati come depositati presso il Museo Civico di Udine e secondariamente presso il Museo Nazionale di Cividale e in quello di San Giovanni d’Antro presso il Museo Civico di Udine.
Antropospeleologia

La chiesa in grotta di S. Giovanni d'Antro

Moro R.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1967)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, n.u. 1966: 31-43, Udine

Indici: Archeologia

Descrizione focalizzata sugli aspetti propriamente storico-architettonici della grotta e della annessa chiesa, corredata da numerose piante e prospetti illustrativi. Nella discussione, in cui si sottolinea la significativa continuità d’uso del sito (dalla Preistoria all'epoca moderna), l’A. fa solo un breve cenno agli aspetti propriamente archeologici dei quali si evidenziano in particolare le problematiche documentarie, conseguenti alla dispersione di reperti ed archivi.
Antropospeleologia

La frequentazione delle grotte in età medievale. Spunti per uno studio territoriale

Borzacconi A.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 63-81, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

L'A. propone alcune riflessioni preliminari sulla frequentazione di grotte e ripari del Friuli in un ampio orizzonte cronologico che abbraccia i secoli compresi tra il periodo tardoromano e l'età medievale. A partire dalla bibliografia specialistica disponibile, spesso connessa a indagini sul campo portate avanti da gruppi speleologici (Circolo Speleologico e Idrologico Friulano in particolare), vengono proposte alcune osservazioni tecno-tipologiche di dettaglio sui materiali ceramici, spesso inediti, rinvenuti nel corso di tali attività esplorative. Numerose sono i contesti ipogei con evidenze tardoantiche-medievali passati in rassegna, indicativi di un rinnovato interesse per le cavità da parte dell'uomo, dopo un periodo di sostanziale abbandono durante l’epoca romana, rispondente a nuove modalità insediative e a diversi criteri di organizzazione della viabilità nel territorio, in cui grotte e ripari insieme a castra e castella contribuiscono a formare un sistema difensivo integrato.
Antropospeleologia

La grotta di San Giovanni d’Antro. Riassunto di notizie ricavate da pubblicazioni

Quarina L.

Società Filologica Friulana (1952)

Tratto da: Sot la Nape, 4 (3-4)(magg.-ago 1952): 20-22, Udine

Indici: Archeologia

In relazione alla storia delle ricerche nel sito si menzionano in particolare la prima esplorazione effettuata da Peruzzi e Quarina nel 1885 e gli scavi eseguiti "sino alla roccia" da Tellini nel 1899 con il ritrovamento di frammenti embrici romani, una moneta della Repubblica Veneta e resti di Ursus spelaeus. L'A. passa quindi in rassegna le diverse testimonianze epigrafiche (semplici date, iscrizioni) rinvenute in più punti del sito (scala di accesso alla grotta; interno della chiesa), soffermandonsi in particolare sull'iscrizione del mastro Andrea di Lack presente nel muro del coro e sull'iscrizione sepolcrale sita nei pressi dell'altare.
Antropospeleologia

La grotta preistorica di San Giovanni d'Antro

Brozzi M.

(1966)

Tratto da: Il Friuli, 10 (5) (ott. 1966): 19-21, Udine

Indici: Archeologia

Breve excursus sulla storia della frequentazione della cavità, a partire dal suo utilizzo come rifugio per la fauna glaciale (Ursus spelaeus) alle incerte tracce relative alla presenza dell’uomo nel corso del Neolitico. Sporadiche appaiono le evidenze archeologiche anche in epoca romana, - cui vengono attribuiti alcuni resti di embrici recuperati da Tellini e andati in seguito dispersi –, mentre divengono numerose (strutture architettoniche e monumentali) in relazione alla fase alto medievale, periodo in cui la cavità venne anche trasformata in luogo di culto.
Antropospeleologia

La tutela delle grotte d'interesse archeologico e paleontologico nella Regione Friuli Venezia Giulia

Maddaleni P.

Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia (2010)

Tratto da: Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, 3: 259-261, Firenze

Indici: Archeologia

L'A. illustra i provvedimenti legislativi di ambito sia regionale che nazionale, questi ultimi attinenti al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), relativi alla tutela delle cavità di interesse paleontologico e preistorico. Le iniziative di tutela mirano alla protezione sia dei siti in grotta in sé, intesi quali contesti con caratteristiche peculiari legate alla presenza di depositi di interesse archeologico e/o di formazioni rocciose di interesse paleontologico e naturalistico meritevoli di conservazione e di preservazione dalla realizzazione di interventi distruttivi non autorizzati (scavi, attività estrattive o esplorative), sia dei reperti archeologici e/o paleontologici in essi presenti. Tra le cavità di riconosciuto interesse archeologico oggetto di apposizione di vincolo archeologico vengono menzionate, per il territorio friulano, il Foràn di Landri e il Riparo di Biarzo (procedimento al tempo in fase di approvazione). Caso diverso quello di S. Giovanni d'Antro, cavità oggetto di tutela storico-artistica applicata a edifici di culto di proprietà ecclesiastica (chiesa di S. Giovanni Battista).
Antropospeleologia

La valle del Natisone e le convalli. Note di archeologia

Brozzi M.

(1981)

Tratto da: Memorie Storiche Forogiuliesi, 61: 51-67, Udine

Indici: Archeologia

Dopo alcuni cenni introduttivi relativi alla conformazione geografico-geologica delle Valli del Natisone e alla storia del popolamento dell'area (dalla Preistoria all'Alto Medioevo), in cui si fa solo un generico riferimento alle numerose grotte presenti, abitate "sin dal Paleolitico", l'A. fornisce un elenco sintetico, organizzato per località e anno di rinvenimento, delle evidenze archeologiche e paleontologiche complessivamente rinvenute, suddivise in macro-periodi (preromano, romano, altomedievale, etc.) con relativi riferimenti bibliografici. Numerosi sono i contesti in grotta menzionati.
Antropospeleologia

Le gentili custodi di Antro

Caporiacco (di) G.

Arti Grafiche Friulane ed. (1970)

Tratto da: In: Di Caporiacco G., Giorni del mio Friuli, 117-121, Udine

Indici: Archeologia

Nell'articolo, scritto con stile giornalistico, l’A. fa il resoconto di una sua visita alla cavità. In riferimento agli aspetti propriamente paletno-/paleontologici del sito si menzionano brevemente i resti di Orso speleo qui rinvenuti e, in particolare, “utensili vari dell’età della pietra e del bronzo” secondo l’A. successivamente depositati presso musei stranieri “perché specialmente i turisti tedeschi furono, prima della guerra 1915-18, tra i più assidui visitatori della grotta”.
Antropospeleologia

Le ricerche paletnologiche e paleontologiche

Cannarella D.

Istituto per l'Enciclopedia del Friuli - Venezia Giulia (1984)

Tratto da: Enciclopedia Monografica del Friuli-Venezia Giulia. Aggiornamenti. La ricerca scientifica, 1: 427-488, Udine

Indici: Archeologia

Rassegna storica sulle ricerche paletnologiche e paleontologiche svolte in regione, con particolare riguardo all’area del Carso triestino. Per il territorio friulano l'A. cita, tra i siti in grotta, i principali contesti “storici” del Friuli orientale indagati dai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano a partire dai primi del Novecento, i quali, inizialmente riferiti al Neolitico, in base alle più recenti revisioni dei materiali, - tra cui si ricordano quelle portate avanti da Bressan presso il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine -, vengono ora attribuiti all’età dei metalli (età del Bronzo ed età del Ferro). Tra i siti divenuti oggetto di scavi sistematici in anni più recenti sono menzionati le Grotte Verdi di Pradis, il Riparo di Biarzo e la Grotta di Cladrecis.
Antropospeleologia

Le tappe della Storia: Preistoria. Roma (181-313). Tarda antichità (313-568). Longobardi e Slavi (568-776). Dai Franchi al Patriarcato. Patriarcato (1070-1420).

Banchig G.

Comune di Pulfero (1994)

Tratto da: In: Pulfero. Ambiente - storia - cultura, 81-158, Udine

Indici: Archeologia

Nel ripercorrere la storia delle Valli del Natisone (dalla Preistoria al Medioevo), l'A. cita alcune delle maggiori cavità di interesse pre- protostorico dell'area. I riferimenti cronologici e culturali forniti presentano in alcuni casi delle significative inesattezze o imprecisioni nell'attribuzione cronologica dei vari contesti. Tra gli esempi: al Riparo di Biarzo il livello più antico di frequentazione umana risulta riferibile alla fine del Paleolitico superiore e non al Paleolitico inferiore come indicato nel testo.
Antropospeleologia

Lineamenti geologici e cavità naturali

Muscio G., Sello U.

Cooperativa Lipa ed. (2000)

Tratto da: In: Petricig P. (a cura di), Valli del Natisone/Nediške doline. Ambiente, Cultura materiale, Arte, Tradizioni popolari, Lingua, Storia, 26-33, San Pietro al Natisone (Ud)

Indici: Archeologia

Dopo una parte introduttiva relativa alle caratteristiche geologiche delle Valli del Natisone, si propone una panoramica delle principali grotte di interesse speleologico o più specificamente paletnologico presenti nell'area. Tra queste ultime una discussione più approfondita viene dedicata a San Giovanni d'Antro e ad alcune tra le più significative cavità di interesse preistorico dell'area, di cui si offrono brevi cenni di inquadramento cronologico.
Antropospeleologia

Note sui primi insediamenti nella Valle del Natisone

Bianchetti A.

(1977)

Tratto da: Studi Storici e Geografici, Ed. Pacini, 1: 7-76, Pisa

Indici: Archeologia

Ampio contributo sulla Preistoria delle Valli del Natisone. Dopo una parte introduttiva dedicata agli aspetti geo-morfologici e ambientali, l’A. passa in rassegna gli insediamenti noti nell’area (dalla Pre-/Protostoria al Medioevo), fornendo per ciascun contesto una approfondita discussione dei dati disponibili sulla storia delle ricerche e sui reperti archeologici e/o paleontologici rinvenuti, corredata da un esaustivo apparato bibliografico. Numerosi sono i contesti in grotta menzionati, di cui l’A., oltre alla relativa frequenza in un ambito territoriale ristretto, sottolinea l’importanza ai fini della ricostruzione delle dinamiche del popolamento umano del territorio.
Antropospeleologia

Oltre un secolo di ricerca archeo-paleontologica del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano

Paolo Maddaleni

Circolo speleologico e idrologico friulano (2018)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, n.s. 42 (1-2): 55-82, Udine

Link: http://www.csif.it/easynet/Archivi/CSIF/Pdf/0000/263.PDF

Indici: Archeologia

Nel contributo si offre una sintesi della storia delle ricerca svolte dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano in oltre un secolo di attività nei siti in grotta di interesse paletnologico/paleontologico del Friuli, con particolare riferimento al settore delle Prealpi Giulie. Nel Catalogo dei siti citati nel testo vengono fornite, in ordine cronologico, le informazioni storiche e bibliografiche disponibili per ciascun contesto, anche corredate da illustrazioni di documenti o foto originali, con rimandi ad altro contributo (Maddaleni 2017) per l’approfondimento degli aspetti propriamente paletnologici e paleontologici in essi rilevati. Nell'ultima parte del lavoro sono raccolte informazioni relative ad altri siti di ambito sia regionale (tra cui l'Ipogeo celtico di Cividale) che extraregionale, divenuti negli anni oggetto delle ricerche del Circolo Speleologico udinese.
Antropospeleologia

Paleobiogeografia dei vertebrati e dei molluschi continentali dell'area alpina nord orientale

Esu D., Kotsakis T.

Biogeographia (1989)

Tratto da: In: Atti 26° Congr. Soc. It. Biogeogr., Biogeografia delle Alpi Sud-Orientali, Udine maggio-giugno 1986, 13: 57-81, Siena

Indici: Archeologia

Nel contributo vengono discusse, in genere senza la citazione diretta della località, anche le faune quaternarie delle grotte friulane, comprese all'interno di un più ampio quadro biogeografico. Specifici riferimenti ai contesti di provenienza, quali le grotte di S. Giovanni d'Antro, Velika Jama e Grotte Verdi di Pradis (con relativi riferimenti bibliografici), sono disponibili solo in relazione alle faune del Pleistocene finale.
Antropospeleologia

Peregrinazioni speleologiche nel Friuli

Tellini A.

Società Alpina Friulana (1899)

Tratto da: In Alto, 10 (2): 18-24, Udine

Indici: Archeologia

Ampia descrizione della Grotta di S. Giovanni d'Antro, con citazione di dati storici, per lo più desunti da altri Autori, e dettagliate descrizioni dei vari ambienti (con relative iscrizioni) che ne compongono la struttura. Indagini di scavo realizzate in più punti del ripiano "sino alla roccia" da cui vennero recuperati frammenti di embrici, una moneta della Repubblica Veneta e frammenti di ferro di incerta determinazione, rappresentano secondo l'A. la prova della frequentazione di lunga durata della cavità, utilizzata per scopi difensivi in epoca antica e per fini devozionali/di culto nelle epoche successive. Da segnalare è altresì la citazione del rinvenimento di alcuni resti (tra cui una mandibola destra) di Ursus spelaeus nel deposito della cavità posto a circa 250 m dall'ingresso.
Antropospeleologia

Resti di vertebrati nelle cavità del Friuli orientale

Muscio G.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 47-61, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Nel contributo si illustra il quadro generale delle conoscenze, aggiornate agli studi più recenti disponibili in letteratura, sui resti di mammiferi di più ampia diffusione nel record fossile dei depositi in grotta del Friuli nel tardo Quaternario. A partire dalle faune attuali, l’A. discute i dati relativi alle specie animali frequentatrici delle cavità nelle diverse fasi cronologiche (dal Pleistocene Inferiore-Medio e Superiore all’Olocene Antico) fornendo riferimenti puntuali ai contesti in grotta di provenienza e all’importanza delle faune quali indicatori significativi ai fini della ricostruzione delle oscillazioni climatiche e delle modificazioni ambientali intercorse nel periodo considerato. Particolare attenzione tra i contesti in grotta viene riservata al Riparo di Biarzo (Prealpi orientali), in cui le interessanti e dettagliate evidenze disponibili in relazione ai complessi faunistici del Tardoglaciale-Olocene Antico consentono di ricostruire la stagionalità della frequentazione del riparo per attività di caccia e pesca e, in relazione al settore delle Prealpi Carniche, alla Grotta del Clusantin e alla Grotta del Rio Secco, in cui risultano attestate, rispettivamente, attività di caccia specializzata alla marmotta (alla fine del Paleolitico superiore) e peculiari forme di interazione tra Uomo di Neandertal e orso (Orso speleo e Orso bruno) durante il Musteriano finale.
Antropospeleologia

San Giovanni d'Antro

Chiappa B.

Comune di Pulfero (1994)

Tratto da: In: Pulfero. Ambiente - storia - cultura, 73-79, Udine

Indici: Archeologia

Nel proporre una sintesi della storia delle ricerche speleologiche effettuate nella cavità, l'A. menziona i numerosi rinvenimenti di resti di Ursus spelaeus con evidente tracce di fluitazione qui recuperati e accenna alla possibile presenza di un insediamento (?) preistorico senza scendere in ulteriori dettagli. Solo brevemente citate, quali contesti definiti "minori" per dimensioni e storia ma non meno importanti dal punto di vista paletnologico, sono inoltre la Grotta di Robič, la Šuošteriova Jama e il Riparo di Biarzo.
Antropospeleologia

San Giovanni d'Antro

Faidutti A., Paganello R.

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (2009)

Tratto da: In: Muscio G., Mocchiutti A. (a cura di), Andar per grotte. Meraviglie sotto il Friuli, 134-139, Udine

Indici: Archeologia

Guida alla località focalizzata sull'illustrazione dell'articolato percorso speleologico, tra i principali contesti ipogei cui si è storicamente dedicata la ricerca speleologica regionale. Completano la descrizione brevi riferimenti storici, non scevri di elementi derivati da leggende locali, relativi alla frequentazione di lunga durata della cavità, le cui strutture di culto (Chiesa di S. Giovanni) conobbero nel tempo molteplici rimaneggiamenti.
Antropospeleologia

San Giovanni d'Antro. Un monumento delle Valli

Muscio G., Sello U.

(1983)

Tratto da: Valli del Natisone, 3 (1, mar. 1983): 20-23, Udine

Indici: Archeologia

Breve articolo sulla cavità, tra le più note del Friuli, con particolare attenzione agli aspetti preistorici ed archeologici.
Antropospeleologia

San Giovanni in Antro ove si recherà la carovana scolastica

SPELEUS (Alfredo Lazzarini)

(1906)

Tratto da: La Patria del Friuli, 30 (96) (21 apr. 1906) estr. in 16°: 1-12., Udine

Indici: Archeologia

In vista di una escursione alla grotta organizzata dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, cui vengono invitati le “gentili signorine e baldi giovanotti”, la descrizione delle principali caratteristiche architettoniche del sito (fortezza e chiesa) diviene lo spunto per ampi riferimenti alle numerose tradizioni popolari legate alla frequentazione della cavità in epoca storica. Specifica attenzione viene inoltre rivolta all’illustrazione dei principali risultati delle esplorazioni sino ad allora compiute dai soci del Circolo Speleologico di Udine.
Antropospeleologia

San Pietro e la Valle del Natisone

Trinco G.

Società Alpina Friulana (1912)

Tratto da: In: Guida del Friuli, IV. Guida delle Prealpi Giulie, 620-653, Udine

Indici: Archeologia

Fra le varie cavità citate in questo capitolo della "Guida" ampio spazio viene dedicato alla descrizione e alle notazioni storiche relative alla Grotta di San Giovanni d’Antro. In merito ai rinvenimenti ivi effettuati l’A. cita in particolare i resti di Ursus spelaeus provenienti dai depositi interni della grotta. Altre cavità menzionate sono la Grotta di Robič, di cui si ricordano gli scavi compiuti da de Marchesetti e, solo brevemente, la Grotticella di Tandjamo e la vicina Pod Jama.
Antropospeleologia

Schede dei siti

Corazza S., Simeoni G., Zendron F.

Circolo culturale Menocchio (2006)

Tratto da: In: Corazza S., Simeoni G., Zendron F., Tracce archeologiche di antiche genti. La protostoria in Friuli, 1: 53-155, Montereale Valcellina (Pn)

Indici: Archeologia

Il lavoro presenta una versione aggiornata (al mese di giugno 2005) delle schede-sito curate da S. Vitri nel 1990. I siti esaminati si localizzano nell’area compresa tra il Friuli (provincia di Pordenone e di Udine con la Carnia e il Canale del Ferro), il Goriziano e i territori prossimi alla foce dell'Isonzo (Duino, provincia di Trieste), cronologicamente inquadrabili tra la Preistoria (dal Paleolitico in poi) e la Protostoria sino alla romanizzazione. Di ogni località vengono brevemente descritte le evidenze emerse (materiali, strutture), il contesto di rinvenimento e la bibliografia complessiva disponibile in letteratura. A corredo del testo vengono inoltre fornite una serie carte di distribuzione dei siti (Carta I-VIII) suddivise in base a specifici intervalli cronologici selezionati (es. Paleolitico Medio e Superiore; Mesolitico e Neolitico; Eneolitico e Bronzo Antico, etc.). Tra i contesti citati non trova conferma la presenza in un deposito in grotta presso Clodig (Grimacco).
Antropospeleologia

Spunti Archeologici

Brozzi M.

Parrocchia d'Antro (1966)

Link: http://www.lintver.it/storia-grottadantro-archeologia.html

Indici: Archeologia

Nel contributo si propone la ricostruzione delle diverse fasi di frequentazione della cavità, succedutesi dal Neolitico all’epoca romana e altomedievale, quando, plausibilmente nell’VIII secolo, la grotta venne trasformata in sede di culto cristiano. L’A., che pure sottolinea la necessità di fare affidamento alle sole prove documentarie certe, soprattutto in considerazione del fatto che molti dei reperti archeologici spesso citati in letteratura sono andati completamente dispersi, non evita di riportare dati quantomeno controversi. Il riferimento è alle supposte evidenze di epoca “neolitica”, consistenti in materiali (non meglio definiti) e di provenienza non verificata. La stessa attribuzione cronologica di tali materiali appare priva di fondamento basandosi sulla comparazione con i reperti, al tempo erroneamente attribuiti al Neolitico, rinvenuti alla Velika Jama e alla Šuošteriova Jama. La cavità ebbe anche la funzione di rifugio per i grandi mammiferi, come prova il rinvenimento di reperti faunistici riferibili all'Orso speleo, raccolti a più riprese (dal Tellini e successivamente da altri soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) nei depositi interni della grotta.
Antropospeleologia

Tracce medioevali nella -Fr 62-Grotta di Torlano sui Monti Bernadia sopra Nimis

Furlani U., Montina P.

Helice, Bollettino dell'Associazione Friulana Ricerche (1985)

Tratto da: Pubblicato a nome di Montina P. anche in Atti del VII Conv. Reg. di Spel. del Friuli-Venezia Giulia, Gorizia novembre 1985, pp. 53-61 (1986), 1 (1): 9-23, Tarcento (Ud)

Indici: Archeologia

Dopo una descrizione geologica e storico-bibliografica della cavità, localmente nota anche con il toponimo "Buse dai Corvaz", gli A. presentano una analisi tipologica preliminare dei materiali ceramici in essa rinvenuti, attribuiti al periodo medievale (XII-XIV secolo). In questa occasione vennero recuperati anche una catena in ferro, una cote, frammenti lignei e laterizi e venne messa in luce una struttura muraria in pietra costruita per chiudere l’accesso alla grotta, ampliando leggermente lo spazio antistante l’apertura. Nella discussione vengono citati, per confronto, anche altri due insediamenti ipogei del Friuli con tracce di frequentazione in epoca medievale: la ben nota Grotta di S. Giovanni d'Antro e la Chiase dai Corvas (Gemona).
Antropospeleologia

Ulteriori contributi allo studio dell'insediamento umano nelle grotte friulane. Nota terza. La "Suosteriowa Jama"

Moro R.

Società Filologica Friulana (1960)

Tratto da: Sot la Nape, 12 (2) (apr.-giu. 1960): 44-46, Udine

Indici: Archeologia

Nella nota, dopo una breve descrizione della cavità, anche conosciuta con il nome di "Grotta del Calzolaio” (dallo sloveno "suoster": "calzolaio"), di cui si sottolinea l'ottimale localizzazione in rapporto alla via naturale di transito rappresentata dal corso del Natisone, l’A. apre un’ampia digressione generale, priva di specifici riferimenti contestuali, sulla frequentazione di lunga durata della grotta (dalla Preistoria all’epoca romana e al Medioevo). Nella discussione sono presenti anche rimandi al più ampio quadro territoriale delle Valli del Natisone e solo brevi riferimenti ad alcune tra le principali stazioni pre-/protostoriche in grotta note nell’area, tutte erronamente attribuite al Neolitico (Velika Jama, Ciòndar des Paganis, Foràn di Landri) fatta eccezione per la Grotta di Robič (età del Bronzo) e la più tarda Grotta di San Giovanni d'Antro (Medioevo). Solo breve spazio, nella parte conclusiva del contributo, viene dedicata all’illustrazione dei materiali, peraltro scarsi, emersi nel corso delle indagini condotte dall’A. insieme a Bernardo Chiappa nel corso del 1958, nel settore della cavità prossimo all'ingresso: una scheggia in selce e due frammenti vascolari (uno lavorato a mano e uno lavorato al tornio) di epoche diverse, non meglio definite.
Antropospeleologia

Un passo avanti nella Grotta di San Giovanni d'Antro

Minisini G.

Club Alpino Italiano (1954)

Tratto da: Rivista Mensile del C.A.I., 3-4: 103 e segg.,

Indici: Archeologia

Citati in Brozzi 1981, p. 61.
Antropospeleologia

Vecchi e nuovi ritrovamenti archeologici nelle valli del Natisone

Rupel L.

Cooperativa Lipa ed. (2000)

Tratto da: In: Petricig P. (a cura di), Valli del Natisone/Nediške doline. Ambiente, Cultura materiale, Arte, Tradizioni popolari, Lingua, Storia, 247-261, San Pietro al Natisone (Ud)

Indici: Archeologia

L'A., servendosi dei dati disponibili in letteratura, offre un excursus diacronico (dalla Preistoria al Medioevo) delle evidenze archeologiche (siti, ritrovamenti) attestate nelle Valli del Natisone, aggiornato alle più recenti scoperte. Numerosi sono i contesti in grotta citati a partire dal Riparo di Biarzo, il sito più antico delle Valli (dal Paleolitico Superiore finale) e l'unico ad essere stato indagato sistematicamente con moderni metodi scientifici. In più casi i riferimenti cronologici alle cavità di interesse preistorico, oggetto di vecchie indagini, presentano delle incertezze o imprecisioni riconducibili alla lacunosità dei dati contestuali al tempo raccolti oltre che alla disponibilità, al tempo della stesura del contributo, di revisioni solo parziali dei complessi di materiali rinvenuti, oggi superate da studi più aggiornati.
Antropospeleologia

Vertebrati fossili del Friuli. 450 milioni di anni di evoluzione.

Dalla Vecchia F. M

Museo Friulano di Storia Naturale. Pubblicazioni (2008)

Indici: Archeologia

Nel Volume è presente un excursus sulla storia dei vertebrati del Quaternario (Olocene escluso) in Friuli, condotto sulla base di precedenti studi disponibili in letteratura. L'A. in riferimento alle associazioni di vertebrati pleistocenici (Pleistocene Superiore) rinvenute in numerosi contesti in grotta del territorio friulano, sottolinea come la valenza scientifica delle stesse risulti spesso inficiata dall'assenza dei dati stratigrafici di provenienza, non sistematicamente registrati nel corso dei primi scavi effettuati tra Otto- e Novecento ma anche in anni più recenti (es. Grotte Verdi di Pradis). Al polo opposto si pongono i dati disponibili per alcuni contesti oggetto di indagini di scavo stratigrafiche approfondite, quali la Grotta del Rio Secco e la Grotta del Clusantin (Altopiano di Pradis) e il Riparo di Biarzo (Valli del Natisone). Particolarmente diffusa tra le specie rinvenute nei siti ipogei appare l’Orso delle Caverne (Ursus spelaeus), che in uno specifico caso (Abisso di Viganti: materiali andati dispersi dopo la rotta di Caporetto) appare in associazione con il ghiottone (Gulo gulo), animale non comune indicatore della presenza al tempo di un clima rigido e di un ambiente di tundra. Si segnala che la cavità indicata nel testo come Mala Jama corrisponde alla Mala Pec (materiali in deposito presso il Museo Friulano di Storia Naturale).
Antropospeleologia

Viabilità ed insediamenti nelle Valli del Natisone. Aspetti geologici e geomorfologici

Petronio A., Cucchi F.

Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina. Quasar ed. (2007)

Tratto da: In: Chiabà M., Maggi P., Magrini C. (a cura di), Le Valli del Natisone e dell'Isonzo tra Centroeuropa e Adriatico, Atti del Convegno Internazionale di Studi, San Pietro al Natisone-Udine settembre 2006, 20: 21-26,

Indici: Archeologia

Discussione focalizzata sull'interrelazione uomo-ambiente esistente in antico nelle Valli del Natisone. L'ambiente delle Valli, qui indagato nei suoi aspetti prettamente geologici e geomorfologici (evoluzione del paesaggio) oltre che in termini di georisororse presenti (es. disponibilità di corsi d'acqua e cavità abitabili) ha fornito delle precondizioni per le scelte operate dall'uomo sia in termini di viabilità che di scelte insediative. Su quest'ultimo punto, l'analisi condotta dagli autori ha evidenziato come 112 cavità ipogee delle 432 complessivamente censite nel bacino del Natisone (26% del totale) abbiano caratteristiche (sviluppo orizzontale) che le rende potenzialmente favorevoli alla frequentazione umana, secondo un trend che appare confrontabile con quello delle cavità di potenziale interesse archeologico localizzate nel territorio sloveno contermine preso in esame (22% del totale).
Antropospeleologia

Značilnosti in pomen nekaterih arheoloških jamskih najdišč na področju jugovzhodnih Alp/Die bedeutung und charakteristik einiger archäologischen Höhlenfundstätten im Gebiete der Südöstlichen Alpen) (trad. Significato e caratteristiche di alcuni siti in grotta nelle Alpi sud-orientali)

Leben F.

(1970)

Tratto da: Adriatica Praehistorica et Antiqua, Miscellanea Gregorio Novak dicata, 407-437, Zagreb

Indici: Archeologia

Studio sulle stazioni preistoriche delle Alpi sud-orientali; vi sono citate brevemente alcune cavità delle Valli del Natisone. Il lavoro, scritto in lingua slovena, è corredato da un ampio riassunto in tedesco e richiama un contributo più ampio dello stesso A. (Leben 1967).
Antropospeleologia

[Vernasso] - Riparo di Biarzo - San Giovanni d'Antro

Maddaleni P.

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (2015)

Tratto da: In: Muscio G., Mocchiutti A. (a cura di), Sopra le Grotte, 133-141, Udine

Indici: Archeologia

Guida al percorso che collega due siti di grande interesse paletno-archeologico delle Valli del Natisone: il Riparo di Biarzo, esempio emblematico e di grande valore documentario dell'utilizzo delle cavità carsiche da parte dell'uomo sin dalla Preistoria (dal Paleolitico Superiore attraverso il Mesolitico sino al Neolitico e all'età dei metalli) e la Grotta di San Giovanni d'Antro, la cui storia millenaria si lega alla particolare posizione del sito, selezionato nei secoli quale punto di difesa fortificato oltre che come luogo dedicato al culto religioso.