Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche

1930 | Abisso Gianni Cesca

Nome principale Abisso Gianni Cesca
Numero catasto 1930
Numero catasto locale 4650 VG
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Corretto
Presenza targhetta Si
Area geografica Carso Triestino
Comune Sgonico / Zgonik
Area provinciale Trieste
Lat. WGS84 45,73050199
Lon. WGS84 13,72209911
Est RDN2008/UTM 33N 400570.077
Nord RDN2008/UTM 33N 5064899.177
Quota ingresso (s.l.m.) 213 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 175 m
Profondità 143 m
Dislivello totale 143 m
Quota fondo 70 m

Geologia e Geomorfologia

Caratteri fisiografici

Ubicazione Carso
Area carsica Carso (A)
Morfologia altopiano
Contesto attuale prativo/arbustivo
Distanza dal mare 1.000-5.000 m
Distanza da fonte d'acqua 500-1.000 m

Caratteri interni

Andamento Tratti verticali e orizzontali alternati
Pozzi Si
Planimetria articolata: più vani
Crolli recenti No
Grotta turistica No
Acqua interna No

Ingressi

Ingresso 1

Latitudine WGS84 45,73050199
Longitudine WGS84 13,72209911
Quota ingresso (s.l.m.) 213 m s.l.m.
Terreno superficie esterna roccioso affiorante/subaffiorante

Archeologia

Data
1971
Autore
Società Alpina delle Giulie
Conservati
-
Pubblicati
Si

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Settore Pozzo iniziale
Cronologia Preistoria e/o Protostoria
Periodo Neolitico e/o età del bronzo

Materiali

Ceramici manufatti non determinati
Litici 1 lama d'ascia in pietra levigata
Antropologici numerosi resti non determinati
Bibliografia Marzolini 1977

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali conservati?
Denominazione deposito Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia
Indirizzo deposito Piazza della Libertà 7, Trieste

Note

L'attribuzione cronologica all'età del bronzo fu proposta da Marini (1975, p. 48). La lama d'ascia potrebbe essere, però, più antica (Neolitico), ma il fatto che il reperto non sia stato riesaminato recentemente non permette la verifica di questa ipotesi.
Data
1975
Autore
Associazione XXX Ottobre - Gruppo Ricerche di Paleontologia Umana
Conservati
-
Pubblicati
Si

Indagine

Tipologia di indagine scavo stratigrafico
Stratigrafia Si
Affidabilità della stratigrafia media
Settore Pozzo iniziale
Strato tagli 12-1
Cronologia Preistoria-Protostoria
Periodo Età del rame-inizi età del bronzo?

Materiali

Ceramici 1 vasetto di tipologia non determinata (taglio 1), pochi frammenti attribuiti a 4 vasi non ricostruibili, fra cui 1 orlo con motivi puntiformi e triangoli impressi .
Antropologici resti di 4 individui e altri non ricomponibili (tagli 12-9 del pozzo iniziale e superficie dei pozzi sottostanti).
Bibliografia Marzolini 1977; Cenni, Bartoli 1997-98

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Descrizione e rilievo

Breve descrizione del percorso d'accesso

L'Abisso Gianni Cesca si apre a fianco del sentiero di campagna che da Gabrovizza porta alla Grotta dell' Alce (89/62VG). Raggiunto un casello della ferrovia e oltrepassate le rotaie del treno si incontra un bivio: proseguendo a destra si raggiunge la Grotta Ercole (31/6VG), mentre a sinistra, seguendo il sentiero che conduce alla borgata di S.Croce, dopo una decina di minuti si raggiunge una dolina, delimitata da un muretto, che si trova piuttosto distante, a destra. Sul pianoro vicino si apre la Grotta dell'Alce.

Descrizione dei vani interni della cavità

Sul fianco del pozzetto iniziale (2m x 1m), si apre un piccolo meandro che dà accesso ad un pozzo di circa 9m; dalla base di tale pozzo un passaggio basso, nel quale sono stati rinvenuti resti umani frammisti ad abbondanti ossa di animali ed a frammenti di ceramiche preistoriche, dà adito ad un altro piccolo meandro che, quasi immediatamente, sprofonda in un pozzo di 34m fiancheggiato da gallerie in parte sfondate.
Per giungere su questo pozzo sono stati necessarie sei giornate di scavi e quattro puntellamenti. Seguendo verso Ovest la frana che ingombra il passaggio basso di cui si è detto sopra, si giunge in una camera il cui fondo è costituito da un pozzo, parallelo a quello di 34m, il quale dopo aver attraversato due gallerie, finisce in un'ampia caverna; essa è raggiungibile più comodamente lasciando il pozzo di 34m dopo esser scesi per una ventina di metri. Il P.34 è interrotto, a 6m dal fondo, da un ponte di massi incastrati: da qui verso Est si può, con una breve arrampicata, raggiungere una china detritica che scende da una caverna nella quale i fenomeni clastici si manifestano in modo particolarmente interessante.
Verso Ovest si può invece percorrere la parte alta di una galleria sfondata, dalle tipiche morfologie dovute all'azione di un corso d'acqua. Dal fondo del P.34, dopo una brevissima china detritica, si giunge sul fondo della galleria sopra descritta, nel quale si apre l'imbocco del pozzo di 90m. Il luogo è piuttosto pericoloso in quanto soggetto a frane, le quali comunque sono attualmente puntellate. Il pozzo, inizialmente piuttosto stretto, tende ad assumere proporzioni sempre maggiori e, dopo 20m, incominciano a presentarsi varie finestre di diverse dimensioni, comunicanti con pozzi paralleli; quelle del lato Nord si affacciano su un pozzo che immettendosi nel P.90 si esaurisce ad una decina di metri dal fondo di quest'ultimo; le altre finestre comunicano con un sistema di vani, dal comodo accesso, fermandosi su di un ripiano a 32m dal fondo. Da qui un pozzo di 18m porta sul fondo di un grandissimo camino, le cui pareti si innalzano verticali perdendosi nel buio. A pochi passi da questo punto un'altra finestra torna ad immettersi nel pozzo di 90m; affiancato al primo grande camino ve n'è un secondo, di dimensioni simili. Da una camera situata nella parete Est si può scendere un fangosissimo pozzo di 7m; l'argilla e le concrezioni ostruiscono i vani sottostanti dopo pochi metri. Scendendo fino al fondo del P.90, battuto nella sua ultima parte da un intenso stillicidio dovuto al fatto che questo pozzo è situato sotto il fondo di una dolina, si può trovare riparo in una nicchia che si apre nella parete Nord. Da qui scende un cunicolo scavato in parte nell'argilla, il quale si affaccia su di un vano, che è rimasto per ora inesplorato in quanto vi si scaricano i detriti provenienti dal P.90.
Sul fondo della nicchia una strettoia dà accesso ad una interessante camera, in cui ogni proseguimento è bloccato da frane e concrezioni. Sul lato Ovest del fondo è situato l'ingresso di un angusto cunicolo, tuttora inesplorato.
Salendo infine su una cengia di detriti sul lato Sud del fondo si giunge ad un pozzo di 4m, sul cui fondo, fra i detriti, si apre un pozzo inesplorato di una decina di metri.

NOTA:
Gianni Cesca fu validissimo uomo di punta nelle più importanti esplorazioni del periodo aureo della speleologia triestina.


NOTA DEL 25-09-2000
l'imbocco del P.90 è franato ed è stato parzialmente disostruito pur rimanendo instabile.
(Patrik Trincasa SAS)

Rilievo: Pianta e sezione (31/01/1971)
Abisso Gianni Cesca

Bibliografia

Antropospeleologia

"Pietra verde, Neolitico e post Neolitico, Carso… lo stato della questione" 15 anni dopo

Montagnari Kokelj M., Bernardini F.

Museo Friulano di Storia Naturale (2016)

Tratto da: Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 37 (2015): 85-97, Udine

Link: https://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania 37_GPP/G37_gpp_Montagnari_ Bernardini_LR.pdf

Indici: Archeologia

A distanza di quindici anni dalla pubblicazione della prima raccolta sistematica di dati sui reperti preistorici/protostorici in pietra verde (lame d’ascia, asce forate e altri manufatti in pietra levigata) provenienti da siti del Carso triestino viene presentata una nuova revisione dei materiali.
Antropospeleologia

Analisi paleobiologica dei resti ossei rinvenuti nel pozzo iniziale dell’Abisso Cesca (Gabrovizza - Carso Triestino)

Cenni S., Bartoli F.

Società per la Preistoria e Protostoria della Regione Friuli-Venezia Giulia (1999)

Tratto da: Atti della Società per la Preistoria e Protostoria della Regione Friuli-Venezia Giulia, 11 (1997-1998): 91-103, Trieste

Indici: Archeologia

Gli autori prendono in esame i resti scheletrici umani rinvenuti nell'Abisso Cesca e datati, sulla base dei reperti ceramici associati, all'età del bronzo iniziale. Nonostante il numero limitato dei resti è stato possibile determinarne il sesso, l'età alla morte, lo stato di salute e il tipo di dieta.
Antropospeleologia

I mammiferi domestici della Grotta n. 1745/4558 V.G. e di faune oloceniche minori

Riedel A.

Commissione Grotte “Eugenio Boegan” (1974)

Tratto da: Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, 13 (1973): 53-88, Trieste

Link: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2019/05/04-i-mammiferi-domestici-della-grotta-n.-1745-4558-VG-e-di-faune-oloceniche-minori.pdf

Indici: Archeologia

L'autore prende in esame, oltre alle faune di due castellieri, anche quelle della grotta Francesco e dell'abisso Gianni Cesca.
Antropospeleologia

I rinvenimenti preistorici nel pozzo iniziale dell’Abisso Cesca (Gabrovizzza - Carso triestino)

Marzolini G.

Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre (1977)

Tratto da: Annali del Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre, 6: 63-67, Trieste

Link: https://www.axxxo.net/annali-vol-vi-1977/

Indici: Archeologia

Nell'articolo viene illustrato lo scavo condotto agli inizi degli anni Settanta nella cavità. Oltre alla sequenza stratigrafica vengono forniti i conteggi dei reperti fittili e di fauna recuperati, nonché i numerosi resti scheletrici umani.
Antropospeleologia

Il problema delle antiche sepolture sul Carso triestino

Dario Marini

Società Alpina delle Giulie (1975)

Tratto da: Alpi Giulie, 69 (1): 40-55, Trieste

Indici: Archeologia

Il lavoro trae origine dalla scoperta di resti antropologici avvenuta casualmente durante i lavori di disostruzione nella grotta sul castelliere di Nivize (VG 4616), nella grotta Francesco e nell’abisso Gianni Cesca (Poggioreale del Carso). Per la natura del deposito si ritiene che possano essere delle deposizioni intenzionali e non accidentali.
Antropospeleologia

Pietra verde, Neolitico e post-Neolitico, Carso e Friuli (Italia nord-orientale): lo stato della questione

Montagnari Kokelj E.

Commissione Grotte “Eugenio Boegan” (2001)

Tratto da: Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, 38 (2000): 71-86, Trieste

Link: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2021/01/Pietra-verde-Neolitico-e-post-Neolitico-Carso-e-Fruli.pdf

Indici: Archeologia

Viene presentato lo stato della ricerca sulle asce lavorate in pietra verde. Dopo le analisi petrografiche, condotte su alcuni esemplari, è stato possibile formulare l'ipotesi che tra Neolitico e post-Neoliticoci fu un netto cambiamento delle fonti di approvvigionamento.