Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche

164 | Velika jama

Nome principale Velika jama
Numero catasto 164
Numero catasto locale 13 FR
Numero totale ingressi 1

Ingresso principale

Affidabilità posizione Corretto
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Giulie
Comune Savogna
Area provinciale Udine
Lat. WGS84 46,166292885857
Lon. WGS84 13,550641953597
Est RDN2008/UTM 33N 388110
Nord RDN2008/UTM 33N 5113545
Quota ingresso (s.l.m.) 382 m

Mappa

Caratteristiche

Sviluppo planimetrico 37 m
Profondità 2 m
Dislivello totale 2 m
Quota fondo 380 m

Geologia e Geomorfologia

Caratteri fisiografici

Ubicazione Prealpi Giulie
Area carsica Monte Matajur (A)
Morfologia rilievo montuoso
Geomorfologia ripiano - terrazzo
Contesto attuale boschivo
Distanza dal mare >10.000 m
Distanza da fonte d'acqua <500 m

Caratteri interni

Andamento Semplice orizzontale
Pozzi No
Planimetria semplice: unico vano
Tipologia terreno calpestabile sabbioso prevalente
Crolli recenti No
Grotta turistica No
Concrezionamento scarso / assente
Acqua interna No

Ingressi

Ingresso 1

Latitudine WGS84 46,166292885857
Longitudine WGS84 13,550641953597
Quota ingresso (s.l.m.) 382 m s.l.m.
Morfologia parete
Terreno superficie esterna sabbioso prevalente

Archeologia

Data
1903
Autore
Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Regia Sopraintendenza ai musei e scavi del Veneto
Conservati
Si
Pubblicati
Si
Note
Dopo alcune esplorazioni preliminari (tra il 1902 e il 1903) e interventi di scavo non autorizzati condotti nella cavità forse dalle genti del paese vicino (Visentini 2020b, p. 160), nell’ottobre del 1903 il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano organizzò una campagna di scavi. Questi vennero eseguiti, per la per la prima volta nella storia delle ricerche archeologiche in Friuli, sotto la supervisione della Regia Sopraintendenza ai musei e scavi del Veneto. Le indagini, della durata di 15 giorni, vennero dirette da L. Antonini e A. Lazzarini e portarono all'esplorazione di quasi tutta la superficie calpestabile con l’asportazione di circa 90 mq di terreno. Vennero individuati in punti spazialmente distinti (indicati in pianta come "a", "b", "c") "tre depositi di ceneri con avanzi di legno in parte carbonizzati" in associazione a frammenti ceramici e resti faunistici (rinvenuti anche in altri punti della cavità seppur in minor frequenza) e, sotto al terriccio, "un manufatto pavimento, di sabbia commista ad argilla, compresso e battuto, dello spessore di 3-5 cm" (Musoni 1905).

Indagine

Tipologia di indagine scavo stratigrafico
Stratigrafia Si
Affidabilità della stratigrafia bassa
Area indagine parziale
Cronologia Preistoria-Protostoria
Periodo Eneolitico-Bronzo Antico, Bronzo Medio-Recente
Attribuzione culturale stili di Lubiana e/o Cetina, facies Wieselburg-Gàta

Materiali

Ceramici tra le forme (ad impasto fine, semifine grossolano) risultano attestate: ciotole, scodelle, tazze semplici o carenate; tra i recipienti profondi: olle tra cui 1 olla a probabile corpo globoso con collo non distinto concavo, leggermente everso e decorazione incisa a motivi triangolari campiti da fascio di linee oblique (cd. "denti di lupo") e presa a perforazione subcutanea; boccali; orci; vasi profondi a collo breve e verticale; vasi profondi a collo con orlo a tesa ad impasto fine e superfici accuratamente finite, in alcuni casi provvisti di ansa a nastro impostata tra spalla e collo; vasi profondi a pareti arcuate con trattamento delle superfici a striature in un caso con decorazione impressa all'orlo a serie di elementi strumentali allineati in senso orizzontale; vasi profondi a pareti rientranti con orlo ispessito da riporto di pasta esterno in un caso con decorazione impressa all'orlo a serie di elementi strumentali allineati in senso orizzontale; 1 recipiente (boccale) rinvenuto pressoché integro a collo svasato, corpo globoso e 2 anse a gomito. Tra gli elementi plastici: anse ad anello anche con espansione in corrispondenza degli attacchi alla parete; anse a nastro; prese a linguetta e a profilo quadrangolare. Tra le decorazioni: trattamento delle superfici a striature (o a “spazzolatura”); pareti con superficie rusticata (o “a scaglie”, “a squame” più o meno rilevate); cordoni plastici lisci o decorati con impressioni digitali (anche trascinate, cfr. decorazione “a scaglie”).
Paleontologici resti faunistici riferibili a: Marmota marmota (già Arctomys marmotta), Cervus elaphus, Sus scrofa (f. selvatica), Lepus timidus, Felis silvestris, Glis glis (già Myoxus glis), Capra hircus, Ovis aries, Sus scrofa (f. domestica), Bos taurus (f. domestica), Felis catus, Canis familiaris. La malacofauna appare rappresentata da 1 frammento di valva attribuita a "Mytilus edulis" (non lavorata).
Osso/Corno 3 punteruoli su diafisi di ossa lunghe, 2 corna di cervo con tracce di lavorazione (manici?) e 1 spatola-lisciatoio in corno.
Bibliografia Visentini 2020a, b, 2019; Maddaleni 2018, 2017; Tasca 1999; Bon et alii 1991; Bressan 1988, 1986, 1987a; Brozzi 1950; Fabiani 1919; Musoni 1912, 1905, 1904; Gortani 1908; Pigorini 1905; [Musoni] 1903.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali parzialmente dispersi
Denominazione deposito Museo Friulano di Storia Naturale; Museo Archeologico - Civici Musei di Udine?.
Indirizzo deposito via Sabbadini n. 22-32, 33100-Udine; Castello di Udine, piazzale Patria del Friuli, 33100-Udine.

Note

Tra i materiali in pietra pesante si annoverano: 1 frammento di macina in arenaria, 1 affilatoio, 2 frammenti in arenaria con superficie levigata (macina?).
Data
1910
Autore
Alfonso Alfonsi, Regia Sopraintendenza ai musei e scavi del Veneto
Conservati
No
Pubblicati
Si
Note
Le nuove indagini, condotte in settori della cavità già in precedenza investigati (Musoni 1904, 1905), portarono al rinvenimento, al di sotto di uno spesso crostone stalagmitico, di numerosi resti faunistici pleistocenici. In relazione al livello stratigrafico superiore, insieme al recupero di materiali diversi (“frammenti di stoviglie, alcuni utensili e numerose ossa animali”), venne intercettato un focolare (identificato in pianta dalla lettera “c”), localizzato quasi a ridosso della parete di sinistra a circa 5 metri dall’ingresso. Il focolare si presentava strutturato “da due lastre di pietra poste verticalmente, fra le quali stava un battuto di argilla cotta e arrossata” (dimensioni: 0.50 m per lato e spessore 0.10 m) recante sulla superficie un deposito composto da ceneri e carboni stratificati e resti faunistici talora combusti, mentre materiali ceramici descritti come “minutamente frammentati” risultavano sparsi sulla superficie prossima al focolare.

Indagine

Tipologia di indagine scavo stratigrafico
Stratigrafia Si
Affidabilità della stratigrafia bassa
Area indagine parziale
Cronologia Pleistocene, Protostoria

Materiali

Ceramici tra le forme predominano i recipienti di grandi dimensioni ad impasto grossolano rispetto ai recipienti di piccole dimensioni ad impasto fine "con tracce di ingubbiatura nera e rossastra". Tra gli elementi plastici sono presenti anse ad anello con appendice sopraelevata (descritte del tipo "lunata", "a cannello" di cui una insellata al centro, "ad aletta solcata da sei profonde intaccature"). Tra le decorazioni: cordoni plastici in numerosi casi decorati a impressioni digitali o strumentali, decorazioni a triangoli campiti da fascio di elementi lineari paralleli (cd. "denti di lupo") localizzati sulla spalla di un recipiente profondo ("olla panciuta").
Litici industria litica in selce: alcuni "coltellini" con margini ritoccati e 1 nucleo (in selce di colore grigio chiaro-grigio scuro); 1 punta? lacunosa (in selce di colore rosso scuro).
Paleontologici resti di: Marmota marmota (già Arctomys marmotta), Ursus spelaeus (livello inferiore, superiormente delimitato dal crostone stalagmitico), Aquila chrysaetos (dal livello inferiore?), Cervus elaphus, Capreolus capreolus, Canis lupus, Felis silvestris (già Felis catus), Glis glis (già Myoxus glis), Bufo bufo (già Bufo vulgaris), Sus scrofa, Capra hircus, Ovis aries (dal livello superiore).
Osso/Corno 3 punteruoli , 1 frammento di scapola di cervo lavorata, 1 cubito frammentario con tracce di levigazione.
Bibliografia Visentini 2020b; Leonardi 1933; Alfonsi 1912; Fabiani 1919, 1912a, b.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali dispersi
Denominazione deposito ?
Indirizzo deposito ?

Note

Tra i materiali in pietra pesante risulta compreso: 1 "cilindretto ottenuto con roccia arenaria verde chiara, chiazzata in quattro punti con colore più carico e lucente; da una parte è frammentato e dall'altra è intenzionalmente sfregato per arrotondarlo". Il manufatto (pendente?), lungo 2.2 cm, presentava superfici accuratamente lisciate.
Data
?
Autore
Circolo Speleologico e Idrologico Friulano
Conservati
Si
Pubblicati
No
Note
Recuperi occasionali. In anni successivi agli scavi estensivi dei primi del Novecento (Musoni 1904, 1905; Alfonsi 1912) i soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano effettuarono a più riprese ulteriori indagini nella cavità nel corso del Novecento. In base ai dati documentari (sigle apposte sui reperti, cartellini con indicazioni di provenienza), che in modo non sistematico accompagnano i materiali attualmente depositati presso il Museo Friulano di Storia Naturale, si ha ad oggi riscontro dei recuperi occasionali effettuati negli anni 1920, 1958-1959 e nel corso degli anni Settanta del Novecento.

Indagine

Tipologia di indagine recupero
Stratigrafia No
Area indagine parziale
Periodo Pleistocene-Olocene

Materiali

Ceramici reperti ceramici
Litici alcuni manufatti in selce tra cui 1 scheggia a ritocco erto profondo (in selce di colore grigio scuro); 1 scheggia di ravvivamento.
Paleontologici resti faunistici: Ursus spelaeus, Ursus cfr. spelaeus, Marmota marmota, Cervus elaphus, Ovis vel Capra, Aves sp., Oryctolagus cfr. cuniculus, Myotis oxygnathus, Ungulata indet., Chiroptera indet., Lagomorpha indet., Microvertebrata indet..
Bibliografia Visentini 2020b; Bressan 1988, 1987a, 1986; Del Fabbro 1975b.

Analisi

Carbonio c14, TL, Geoarcheologia, Petrologia, Archeozoologia, Paleoantropologia, Paleobotanica, Archeometallurgia

Depositi materiale

Situazione dei materiali conservati
Denominazione deposito Museo Friulano di Storia Naturale
Indirizzo deposito via Sabbadini n. 22-32, 33100-Udine

Note

La scheggia a ritocco erto discussa in Bressan (1988, p. 62, n. 239), in base ai riscontri inventariali rientra tra i materiali recuperati nel corso delle indagini del 1958. Va segnalato che nella maggior parte dei casi i resti faunistici riferibili a Ursus spelaeus risultano del tutto privi di dati documentari in relazione all'anno e all'autore del recupero. Sono presenti solo alcune notazioni generiche riguardo alla provenienza, indicata come "strato subarcheologico" o "strato sotto l'archeologico" e "strato profondo 0.50-0.80 m".

Descrizione e rilievo

Breve descrizione del percorso d'accesso

La cavità si può trovare risalendo per circa 150m il torrente che passa sotto la strada, a 1400m da Savogna (circa un centinaio di metri prima del ponte di Racli), quindi girando a destra per 15m sino a raggiungere un costone roccioso lungo 25m alla cui fine si trova l'ampio imbocco.

Descrizione dei vani interni della cavità

è un'ampia caverna che si addentra nella montagna in direzione WNW e presenta il suolo pianeggiante, terminando poi con uno stretto cunicolo ghiaioso. La larghezza si mantiene abbastanza costantemente sui 5m e l'altezza, all'inizio di 6m, dopo un po' si riduce alla metà, mantenendosi costante sino al fondo. E'una grotta abbastanza nota per gli scavi paleo-paletnologici condottivi all'inizio del secolo.

Rilievo: Pianta e sezione (10/11/1963)
Velika jama

Bibliografia

Antropospeleologia

An Update on The Data About the Late Neolithic and Eneolithic in Friuli

Visentini P.

(2018)

Tratto da: Studia Universitatis Hereditati, 6 (1): 9-32, Koper (Slo)

Indici: Archeologia

Sintesi aggiornata dei dati archeologici disponibili per il territorio friulano tra Neolitico Recente ed Eneolitico. Tra siti con evidenze eneolitiche citati nel testo risultano compresi anche alcune cavità del Friuli orientale: Velika Jama, Foràn di Landri, Grotta di Cladrecis e Ciòndar des Paganis. In relazione a quest'ultimo contesto viene in particolare ricordato il rinvenimento, in indagini succedutesi a distanza di molti anni, di un metacarpale umano (poi andato disperso) e alcuni manufatti di particolare pregio (due pendenti in pietra levigata, un dente di canide forato, una perla in calcarenite e un'ascia in pietra levigata) che sembrano rimandare all'utilizzo della cavità per scopi sepolcrali.
Antropospeleologia

Aspetti della tarda preistoria nel Friuli Orientale

Stacul G.

Atti della Società per la Preistoria e Protostoria della Regione Friuli-Venezia Giulia (1983)

Tratto da: In:Atti del Convegno sulla Preistoria del Friuli-Venezia Giulia, Trieste, aprile 1981, 4 (1978-1981): 231-236, Pisa

Indici: Archeologia

Nota sulla storia delle ricerche intraprese nel Friuli orientale. L’A., oltre ad una breve menzione delle indagini condotte nelle Valli del Natisone sin dalla fine dell'Ottocento in alcuni importanti contesti in grotta della tarda Preistoria (Velika Jama, Grotta di Robič e Foràn di Landri), ricorda le attività di scavo svolte nel 1981 dal Centro di Antichità Altoadriatiche dell'Università di Trieste alla Grotta di Cladrecis. Di tale contesto si sottolinea la particolarità del quadro culturale emergente, in cui un'industria litica microlitica risulta associata ad una produzione ceramica che, in base ai confronti istituibili con le tipologie vascolari presenti nelle aree contermini, risulta databile al Neolitico Tardo e al Bronzo Antico. Nel sito sono attestati anche strumenti in osso tra cui punteruoli, un ago con cruna e un arpione frammentario a doppia fila di denti.
Antropospeleologia

Avanzi di Mammiferi rinvenuti in alcune grotte friulane

Gortani M.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1908)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 5 (1/2) (ago.-dic. 1908): 1-17, Udine

Indici: Archeologia

Vengono descritti i resti faunistici provenienti da diverse cavità del Friuli orientale. Essi vengono attribuiti alle specie: Arctomys marmotta, Lepus timidus, Equus, Sus scrofa, Cervus elaphus, Capra hircus, Ovies aries, Bos taurus, Canis lupus, Canis familiaris, Ursus e Felis (f. domestica). L'A. aggiunge al record faunistico della Velika Jama altre specie non prima segnalate: marmotta, lepre, cane e gatto domestico.
Antropospeleologia

Bibliografia Speleologica del Friuli

Guidi P. (a cura di)

Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (1997)

Indici: Archeologia

Nel capitolo "Antropospeleologia", uno specifico paragrafo, a cura di Muscio, viene riservato alla discussione dei dati bibliografici disponibili in letteratura in merito alle ricerche speleologiche in cavità del Friuli associate ad evidenze di tipo paletnologico e/o paleontologico. I titoli recensiti vengono forniti secondo un elenco analitico per autore, composto di 194 voci in totale, che riprende e aggiorna il precedente lavoro bibliografico redatto da Guidi (1973). Di ciascuna voce bibliografica vengono forniti: brevi indicazioni sulle evidenze (paletnologiche e/o paleontologiche) più significative emerse, note riassuntive dei principali argomenti trattati, indicazione degli specifici contesti in grotta menzionati, citati secondo il numero identificativo del Catasto Grotte del Friuli (sigla Fr).
Antropospeleologia

Bronzi preromani del Friuli

Anelli F.

Accademia di Scienze Lettere e Arti di Udine (1954)

Tratto da: Atti dell'Accademia di Scienze Lettere e Arti di Udine, s. 6, 13: 1-59, c. di tavv. I-XVII, Udine

Indici: Archeologia

Nella premessa alla discussione dei più importanti manufatti in bronzo preromani al tempo non ancora descritti, articolata secondo la distribuzione geografica dei relativi contesti di rinvenimento, l'A. menziona alcuni siti in grotta delle Valli del Natisone (Velika Jama, Foràn di Landri e Ciòndar des Paganis) cui però non viene riservata una più approfondita discussione. In relazione al territorio di Cividale (“Il Cividalese") l'A. fornisce un elenco dettagliato dei reperti (uno spillone, un anellino, una fibula tipo Certosa, un'armilla frammentaria, una perla in pasta vitrea e alcuni manufatti di ferro più recenti) emersi al Foràn di Landri a seguito degli scavi Feruglio del 1921 e successivamente acquisiti dal Museo archeologico di Cividale.
Antropospeleologia

Catalogo dei fittili preistorici del Museo Friulano di Storia Naturale (Reperti friulani)

Bressan F.

Museo Friulano di Storia Naturale (1988)

Indici: Archeologia

Catalogo analitico dei reperti ceramici provenienti da località friulane presenti nelle collezioni museali, oggetto di indagini per massima parte compiute dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano nel periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento. Cinque sono le località in grotta comprese nello studio, per ciascuna della quali vengono fornite, a premessa dell'inventario dei materiali, alcune brevi notazioni sulla localizzazione e sulla storia delle ricerche comprensiva di riferimenti bibliografici e una proposta di inquadramento cronologico.
Antropospeleologia

Catalogo dei reperti ossei della Sezione Paletnologica-Antropologica del Museo Friulano di Storia Naturale

Bressan F.

Museo Friulano di Storia Naturale (1987)

Indici: Archeologia

Catalogo analitico dei reperti osteologici presenti nelle collezioni museali, suddivisi in base alla località di provenienza e alla relativa specie di appartenenza. Numerose sono le località in grotta comprese nello studio, oggetto di indagini da parte del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano sin dalla fine dell'Ottocento. Nelle premesse introduttive si sottolineano le gravi lacune documentarie che contraddistinguono i vari repertori faunistic, giunti in museo privi di dati contestuali e stratigrafici a causa della natura non sistematica delle indagini di scavo al tempo condotte.
Antropospeleologia

Cividale dal Paleolitico al periodo tardoromano. Dal Paleolitico superiore al Bronzo antico

Buora M.

Società Filologica Friulana (1999)

Tratto da: In: Costantini E., Mattaloni C.., Pascolini M. (a cura di), "Cividât". 76° Congr. della Soc. Filologica Friulana, Cividale settembre 1999, I: 13-15, Udine

Indici: Archeologia

Ampi sono i riferimenti al Riparo di Biarzo, i cui depositi pluristratificati attestano il più antico popolamento dell'area nel corso dell'Epigravettiano (Paleolitico Superiore finale) e giungono sino al Mesolitico e Neolitico. Sempre al Mesolitico l'A. riferisce la presenza di strumenti litici rinvenuti presso la Grotta di Cladrecis, solo brevemente menzionata. Al periodo compreso tra il III-inizi II millennio a.C., contraddistinto da un nuovo interesse per l'area, dopo il ruolo marginale svolto nel corso del Neolitico, viene riferita la frequentazione della Velika Jama.
Antropospeleologia

Cividale dal Paleolitico al periodo tardoromano. Età del bronzo

Tasca G.

Società Filologica Friulana (1999)

Tratto da: In: Costantini E., Mattaloni C.., Pascolini M. (a cura di), "Cividât". 76° Congr. della Soc. Filologica Friulana, Cividale settembre 1999, I: 15-22, Udine

Indici: Archeologia

Tra i numerosi rinvenimenti del periodo attestati nelle Valli del Natisone, l’A. menziona in particolare, la grotta Velika Jama, in relazione ai materiali ceramici del Bronzo Antico in essa attestati, i quali mostrano confronti, oltre che con il Carso triestino, anche con la cultura centro-europea di Gata-Wieselburg (Austria nord-orientale e Ungheria), e la Grotta di Robič, la cui occupazione viene riferita alle fasi media e recente dell'età del Bronzo.
Antropospeleologia

Contributi alla carta archeologica delle Valli del Natisone, II

Rupel L.

Museo Nazionale di Cividale del Friuli (2006)

Tratto da: Forum Iulii. Annuario del Museo Nazionale di Cividale del Friuli, 29: 37-116, Cividale del Friuli (Ud)

Indici: Archeologia

Secondo contributo sulla carta archeologica delle Valli del Natisone relativa ai rinvenimenti attestati nei cinque comuni rimanenti (Pulfero, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna e Stregna). Come nel precedente lavoro i siti sono stati individuati in base alla revisione delle fonti di vario genere (bibliografiche, carto-/topografiche, etnografiche e toponomastiche) disponibili in letteratura. A corredo dei dati complessivamente raccolti in relazione ai siti delle Valli vengono forniti anche grafici e tabelle riassuntive. Diverse, tra i siti schedati, sono le cavità di interesse archeologico discusse.
Antropospeleologia

Dal Paleolitico all'età del bronzo nelle Valli del Natisone e dell'Isonzo

Boscarol C., Mlinar M., Montagnari Kokelj E., Žbona Trkman B.

Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina. Quasar ed. (2007)

Tratto da: In: Chiabà M., Maggi P., Magrini C. (a cura di), Le Valli del Natisone e dell'Isonzo tra Centroeuropa e Adriatico, Atti del Convegno Internazionale di Studi, San Pietro al Natisone-Udine settembre 2006, 20: 27-42, Roma

Indici: Archeologia

A partire dalla revisione critica dell’attendibilità dei dati archeologici disponibili per l’area in oggetto, condotta sulla base di parametri selezionati (attendibilità dei contributi editi; presenza/assenza di rumore di fondo), si presenta un quadro interpretativo di sintesi del popolamento delle Valli del Natisone e Isonzo dal Paleolitico all’età del Bronzo. Di ciascun periodo individuato (Paleolitico; Mesolitico; Neolitico-età del Rame-Bronzo Antico; età del Bronzo) vengono discussi, anche con il ricorso a carte di distribuzione, i soli dati ritenuti certi (dati contestuali, rinvenimenti sporadici) cui solo in sede di sintesi vengono affiancati i dati giudicati incerti (o rumore di fondo: materiali non in posto, andati dispersi, etc.) dal minore potenziale informativo. Da segnalare la disponibilità di carte tematiche relative alla distribuzione complessiva dei siti nei due macro-periodo considerati (Preistoria e Protostoria) in cui, pur in assenza di riferimenti che consentano la puntuale localizzazione dei siti rappresentati, il raffronto tra dati certi (materiali in posto e sporadici) e incerti (materiali dislocati) mostra la netta differenza dei due quadri ricostruttivi emergenti.
Antropospeleologia

Geologia e morfologia delle Prealpi Giulie meridionali

Ponton M.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 35-45, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Le caratteristiche geologiche e le morfologie originali delle Prealpi e, in primis, delle Prealpi Giulie meridionali, rappresentano insieme alla facilità di accesso, alla buon esposizione e alla disponibilità di corsi d’acqua, dei fattori ottimali che nel tempo hanno favorito la frequentazione umana in tale comparto territoriale, la quale ha privilegiato sia i ripiani costituiti da depositi alluvionali localizzati in corrispondenza dei terrazzi fluviali sia, in particolare, le cavità e i ripari rocciosi. L’A. partendo quindi dalla dettagliata illustrazione del fenomeno del carsismo, a cui si deve la formazione e sviluppo delle numerose cavità presenti nell’area, passa quindi in rassegna alcuni tra i più significativi contesti ipogei (grotte e ripari) con evidenza di frequentazione umana, descrivendone le specifiche caratteristiche geo-morfologiche.
Antropospeleologia

Gli abitanti, i loro caratteri fisici, la loro origine e le differenze etniche e linguistiche

Musoni F.

Società Alpina Friulana (1912)

Tratto da: In: Guida del Friuli, IV. Guida delle Prealpi Giulie, 140-181, Udine

Indici: Archeologia

In quest'ampia panoramica sui caratteri fisici, sulle differenze etnico-lingusitiche e sulle origini degli abitanti delle Prealpi Giulie, l'A. dedica alcune note specifiche alla storia del popolamento delle valli a partire dalla Pre-Protostoria, menzionando, tra i contesti ritenuti neolitici (“epoca della pietra”) delle Prealpi Giulie, la Velika Jama e la Grotta di Robič. Di questi si presentano le principali evidenze emerse dagli scavi sinora effettuati e si sottolinea, in relazione alla distribuzione territoriale dei siti, la scelta preferenziale di località spazialmente prossime a vie naturali di comunicazione.
Antropospeleologia

Gli elementi etnici e la toponomastica del Friuli irredento

Prina D.

Club Alpino Italiano (1917)

Tratto da: Rivista Mensile del C.A.I., 36 (1-2) (gen.-feb. 1917): 10-11, Torino

Indici: Archeologia

A corredo di una discussione focalizzata sul rapporto tra toponomastica (attuale) del Friuli orientale e il suo passato storico, qui affrontata con finalità di rivendicazione identitaria, l’A. propone una generica digressione sulla storia del territorio a partire dai primi abitatori della zona identificati nei "cavernicoli" Liguri Taurini nell'età neolitica (Velika Jama e Grotta di Robič) e negli Euganei e Veneti in quella del Bronzo (necropoli all'aperto di Caporetto, S. Lucia di Tolmino, tra le altre).
Antropospeleologia

Gli oggetti d'ornamento tra il I sec. a.C. e la prima età imperiale: influssi culturali e romanizzazione. Alpi e Prealpi Carniche e Giulie

Vitri S.

Quaderni della Sezione Archeologica del Castello del Buonconsiglio (1997)

Tratto da: In: Endrizzi L., Marzatico F. (a cura di), Ori delle Alpi, Catalogo della Mostra, Trento 1997, 6: 565-569, 580., Trento

Indici: Archeologia

L'A. ripercorre le varie fasi del popolamento umano pre- protostorico del comprensorio delle Alpi orientali (Alpi e Prealpi Carniche e Giulie), per il quale riconosce, soprattutto in relazione ad alcuni periodi, la disponibilità di una limitata documentazione archeologica, non rispondente all'importanza geografico-culturale dell'area, percorsa da numerose direttrici naturali di collegamento tra Alto Adriatico ed Europa centro-orientale. Numerosi sono i contesti in grotta menzionati, solo nel caso del Riparo di Biarzo e del Ciòndar des Paganis con più ampi riferimenti. Da questi due siti provengono inoltre alcuni dei reperti esposti in Mostra, descritti in apposite schede del Catalogo.
Antropospeleologia

Graffiti su roccia nelle Valli del Natisone

Caracci P.C.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1965)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, n.u. 1965: 21-26, Udine

Indici: Archeologia

Nota dedicata alla segnalazione dei graffiti su roccia, incisi in corrispondenza dell'ingresso superiore della cavità, ritenuti antichi dall'A. per la presenza di patine calcaree sovrastratificate. Centrale nella discussione appare l'analisi comparata, condotta su base iconografica con altre manifestazioni di arte rupestre (“Pietra del Giudizio” di Biacis; la “lastra dei segni” rinvenuta da Marinelli nei monti di Forni in Carnia; incisioni preistoriche in diversi contesti extra-regionali), finalizzata al raggiungimento di una proposta interpretativa e di inquadramento cronologico. Tali confronti secondo l’A. sembrano supportare l'ipotesi di un possibile collegamento tra i graffiti della Ta Pot Figouzo e le evidenze neolitiche e dell'età del Bronzo attestate nelle Valli del Natisone in relazione a numerosi siti in grotta, estensivamente citati in nota, e a diverse aree necropolitane (San Pietro, Dernazacco e altre).
Antropospeleologia

Grotta-stazione neolitica nel comune di Savogna (Udine)

Pigorini L.

(1905)

Tratto da: Bullettino di Paletnolgia Italiana, 31: 142, Roma

Indici: Archeologia

Si riporta la notizia della scoperta di una grotta di interesse paletnologico, allora ritenuta neolitica, la Velika Jama. Tra i risultati delle indagini svolte dai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano si cita, oltre ad alcune strutture residuali di focolare, il recupero di reperti vascolari (tra cui alcuni integri), di una macina frammentaria in arenaria, di alcuni manufatti in osso e numerosi resti faunistici.
Antropospeleologia

Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali

Maddaleni P.

Museo Friulano di Storia Naturale (2017)

Tratto da: Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine

Link: http://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania_38_GPP/G38_GPP05_Maddaleni_Grotte-interesse-paletnologico-Friuli.pdf

Indici: Archeologia

Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
Antropospeleologia

Grotte e ripari nelle valli del Natisone: paesaggio e strategie insediative tra Preistoria e Protostoria

Pizziolo G.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 171-185, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Si discutono le potenzialità e i primi risultati dello studio dei dati relativi al popolamento delle grotte nelle Valli del Natisone tra Preistoria e Protostoria, organizzati attraverso l’applicazione di un Sistema Informativo Geografico (GIS). Nel complesso, l’elaborazione cartografica, basata su dati comunque parziali e spesso poco accurati, conferma che le cavità frequentate dall’uomo nel passato si concentrano prevalentemente nella fascia delle Prealpi Carniche e, in particolare, Giulie (Valli del Natisone). Centrale nel contributo è stata quindi l’elaborazione dei dati (archeologici, paleontologici e fisici) disponibili per 19 cavità e ripari selezionati delle Valli del Natisone. Tra questi, un ruolo prioritario nell’analisi è stato assegnato ai 7 siti con frequentazione diacronica, nei quali l’utilizzo della cavità, ripetutosi nel tempo (a prescindere dalle ragioni, plausibilmente diverse, di tale utilizzo), può essere considerato un dato non casuale. Passo successivo è stato il confronto con le caratteristiche fisiografiche del territorio, finalizzato all’individuazione di eventuali peculiarità o costanti legate alla localizzazione delle cavità e alla comprensione di quali elementi ambientali e culturali possano aver guidato la scelta di una determinata cavità rispetto alle altre a disposizione. Nelle relazioni tra grotte e paesaggio si è quindi giunti, anche attraverso il ricorso ad analisi viewshed (analisi di visibilità), all’individuazione di 3 principali tipologie insediative, quali: la localizzazione nel fondovalle, emblematicamente rappresentata dal Riparo di Biarzo, sito in rapporto visuale e forse relazionale nel corso della Preistoria con la Grotta di San Giovanni d’Antro; la posizione di “controllo dell’ambito fluviale” attestata alla Velika Jama e alla Šuošteriova Jama; una “posizione topografica più aperta”, non in stretta relazione con le direttrici fluviali e talora prossima alla sommità dei rilievi, attestata al Foràn di Landri e al Ciòndar des Paganis le cui aree di visibilità, molto ampie sulle rispettive valli sino alla pianura, mostrano un’ampia sovrapposizione.
Antropospeleologia, Biospeleologia, Documentazione speleologica, Geospeleologia e carsismo, Paleontologia, Speleologia tecnica

Grotte e voragini del Friuli

De Gasperi G.B.

Circolo Speleologico ed Idrologico Friulano (1916)

Indici: Archeologia, Botanica, Fauna, Geomorfologia e speleogenesi, Guide e narrativa, Leggende, folklore, culto, Storia della speleologia

Nel volume è presente un catalogo descrittivo di tutte le più significative cavità e voragini del Friuli discusse secondo l'area geografica di appartenenza. Dove disponibili, l’A. riporta specifici riferimenti alla storia delle ricerche e alle eventuali indagini paletnologiche in esse effettuate, comprensivi delle relative citazioni bibliografiche. Il capitolo finale appare riservato all’analisi dei resti umani, dei fossili e della fauna vivente sino ad allora rinvenuti nelle grotte friulane. (Edito anche come "Memorie Geografiche di G. Dainelli", 30: 1-220)
Antropospeleologia

Guida alla sala di Paletnologia

Bressan F.

Museo Friulano di Storia Naturale (1994)

Indici: Archeologia

Nella Guida al percorso espositivo della sezione paletnologica, sviluppato secondo criteri cronologici, risultano compresi in più casi reperti provenienti dalle grotte del Friuli orientale, indagate per lo più tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, ma anche in tempi recenti (Riparo di Biarzo). I materiali esposti provengono: dal Riparo di Biarzo (Paleolitico Superiore finale, Mesolitico, Neolitico), dal Ciòndar des Paganis, Velika Jama, Foran di Landri, Šuošteriova Jama, Grotta di Robič (età dei metalli).
Antropospeleologia

I Mammiferi Quaternari della Regione Veneta

Fabiani R.

Università di Padova (1919)

Tratto da: Memorie dell'Istituto di Geologia della R. Università di Padova, 5 (1917-1918): 1-174, Padova

Indici: Archeologia

Ampia monografia in cui, dopo un excursus sulle ricerche disponibili in questo campo ove l'A. menziona, tra le altre, anche le attività dei soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, si passano in rassegna i principali giacimenti con faune oloceniche presenti nella Regione Veneta (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Istria), descritti nelle principali caratteristiche geologiche. Ai resti animali viene riservata una dettagliata analisi sistematica, anche comprensiva, nell’ultima parte dell’opera, di una proposta di ricostruzione, non priva di elementi di incertezza, della successione cronologica faunistica tra Pleistocene ed Olocene. Nella parte dedicata al Friuli vengono discusse solo le cavità delle Prealpi Giulie.
Antropospeleologia

I giacimenti quaternari di vertebrati fossili nell'Italia nord-orientale

Bon M., Piccoli G., Sala B.

(1991)

Tratto da: Memorie di Scienze Geologiche, 43: 185-231, Padova

Indici: Archeologia

Catalogo ragionato dei vertebrati fossili del Quaternario dell'Italia nord-orientale (Tre Venezie). Dei numerosi siti friulani compresi nello studio, alcuni vengono ampiamente discussi (Pleistocene Superiore: Grotte Verdi di Pradis, Velika Jama; Olocene Antico: Riparo di Biarzo), altri solo brevemente menzionati tra i "Rinvenimenti minori".
Antropospeleologia

I materiali preistorici della Velika Jama (Valli del Natisone, Udine)

Bressan F.

Museo Friulano di Storia Naturale (1986)

Tratto da: Gortania. Atti del Museo Friulano di Storia Naturale, 7: 113-136, Udine

Link: http://www.civicimuseiudine.it/images/MFSN/Gortania/Gortania%207/Bressan%20%201986.%20I%20materiali%20della%20Velika%20Jama%20(Valli%20del%20Natisone,%20Udine).pdf

Indici: Archeologia

Il contributo offre un dettagliato catalogo dei materiali ceramici rinvenuti nella grotta nel corso degli scavi effettuati all'inizio del Novecento (Musoni 1904, 1905), conservati nelle collezioni del Museo Friulano di Storia Naturale. In base all'analisi tipologica effettuata e ai confronti istituiti con tipi ceramici e stilemi decorativi attestati nelle regioni contermini, l'A. propone un inquadramento crono-culturale del sito nel periodo compreso tra l'Eneolitico ed il Bronzo Antico.
Antropospeleologia

Il Carso e la sua preistoria

Cannarella D.

Mario Cozzi ed. (1959)

Indici: Archeologia

Nell'opera, incentrata sulla preistoria del Carso triestino, un breve paragrafo viene dedicato alle "Grotte del Friuli". In esso l’A. si sofferma in particolare sull'analisi dei materiali ceramici rinvenuti alla Velika Jama, da lui stesso visionati presso il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, ritenuti non eneolitici ma riferibili ad un periodo non più antico "dell'ultimo bronzo". Solo brevemente menzionata è inoltre la Grotta di Robič "passata in territorio jugoslavo dopo l'ultimo conflitto".
Antropospeleologia

Il Comparto nord-orientale del Friuli Venezia Giulia tra Neolitico e Bronzo Antico: aspetti di viabilità e di economia pastorale

Boscarol C.

(2007)

Tratto da: Tesi di Dottorato di Ricerca in Scienze dell'Antichità, Università degli Sudi di Trieste, 289 pp.,

Indici: Archeologia

Progetto di ricerca focalizzato sull’analisi territoriale del comparto nord-orientale del Friuli Venezia Giulia nel periodo compreso tra Neolitico e Bronzo Antico, affrontata attraverso il ricorso ad un approccio multidisciplinare in cui lo studio della dispersione dei dati archeologici viene integrato con l'esame della morfologia del territorio e dell’evoluzione della viabilità (in senso diacronico dalla Protostoria sino al Novecento). Tematica trasversale sviluppata nello studio è anche quella dello sfruttamento del territorio per fini pastorali, indagata a partire dall’area del Carso triestino, ove maggiore appare la disponibilità di dati archeologici, anche aggiornati, ma successivamente estesa alle Valli del Natisone, all'area alpina (Alpi Carniche, Tolmezzine e Alpi/Prealpi Giulie) e al goriziano, ove i limiti imposti alla ricerca dalla generale rarefazione dei dati archeologici disponibili sono stati ovviati attraverso il ricorso ad una prospettiva di indagine di tipo etnoarcheologico. Tali indagini hanno previsto la conduzione di nuove ricerche sul campo atte a documentare le modalità di vita e di gestione del capitale animale proprie delle comunità di pastori attuali nel territorio considerato, e hanno altresì consentito l’elaborazione di nuove possibili chiavi di lettura nell’interpretazione funzionale di alcune specifiche classi di manufatti ceramici presenti nei complessi di materiali archeologici provenienti dagli scavi storici delle cavità del Carso triestino. Nella valutazione dei dati archeologici disponibili nei territori considerati sono presenti più riferimenti ai siti in grotta della Velika Jama, Foràn di Landri, Ciòndar des Paganis, Grotta di Cladrecis e Riparo di Biarzo.
Antropospeleologia

Il Friuli nei secoli, visto attraverso un archivio di famiglia (memoria postuma)

Cossio A.

Associazione Friulana Ricerche (1979)

Tratto da: Bollettino dell'Associazione Friulana Ricerche, 3: 6-9, Tarcento (Ud)

Indici: Archeologia

La memoria, apparsa postuma, è parte di un manoscritto sulla storia del Friuli rimasto inedito. Nel Boll. dell'A.F.R. è stata pubblicata la parte relativa alla Preistoria del Friuli, ripercorsa a grandi tratti in senso cronologico, non senza imprecisioni. In relazione al Neolitico, descritto quale fenomeno esogeno connesso all'arrivo di popolazioni alloctone ("invasori"), l'A. cita numerosi siti in grotta delle Valli del Natisone, a suo dire l'area più ricca in Friuli di testimonianze riferibili a tale periodo. Rimane incerto se la cavità indicata dall'A. come "Grotta di Pojana" possa corrispondere alla Masariate (Borgo Poiana, Attimis).
Antropospeleologia

Il Friuli nell'antichità. I tempi preromani.

Leicht P.S.

Aquileia ed. (1970)

Tratto da: In: Leicht P. S., Breve storia del Friuli, 19-27, Udine

Indici: Archeologia

Nel trattare la storia pre-romana del Friuli, il cui più antico popolamento preistorico (dal Neo-Eneolitico) viene riferito all'apporto di genti Liguri-Euganee, l’A. cita anche il popolamento delle grotte, menzionando in particolare il sito della Velika Jama in relazione ai numerosi materiali archeologici (“suppellettili”) qui emersi.
Antropospeleologia

Il Friuli nella Preistoria. Formazione delle montagne, delle colline e delle lagune. Testimonianze di vita dell'uomo preistorico

De Piero G.

Chiandetti ed. (1985)

Indici: Archeologia

Opera divulgativa dedicata alla Preistoria del territorio friulano. Dopo un capitolo introduttivo in cui si offrono cenni di inquadramento geologico, l'A. passa in rassegna i siti preistorici friulani più rappresentativi di ciascuna fase culturale crono-culturale (dal Paleolitico all’età dei metalli), tra cui numerosi sono quelli in cavità. Da sottolineare è la presenza di notazioni, corredate da rimandi bibliografici, spesso imprecise quando non del tutto errate: tra gli esempi, l'inquadramento del Ciòndar des Paganis nel Paleolitico Medio, e la pressoché esclusiva attribuzione alla sola fase neolitica delle altre cavità citate. Tra i “Ritrovamenti preistorici di vario genere” sono menzionati anche la Bus de le Anguane (Maniago) e la grotta Clap dal Lof (Cavazzo Carnico). Quest’ultima, menzionata da Marinoni, non venne più rintracciata nelle ricerche compiute alla fine dell’Ottocento. Le indagini condotte nell’area circostante portarono al solo rinvenimento di un riparo giudicato privo di interesse sia paletnologico che paleontologico.
Antropospeleologia

Il Friuli prima del Friuli. Preistoria friulana: uomini e siti

Pessina A., Carbonetto G.

Vittorelli ed. (1998)

Indici: Archeologia

Tra le schede, nella nr. 4-"Grotte Verdi di Pradis e il Piancavallo", ampio spazio viene dedicato al Riparo I delle Grotte Verdi di cui viene illustrata la stratigrafia a partire dai livelli più antichi riferibili al Paleolitico Medio; alla frequentazione umana del Riparo di Biarzo vengono riservate le schede nr. 5 (US 5: livello Epigravettiano finale) e la nr. 6 (UUSS 4-2, livelli Mesolitico e Neolitico) anche con riferimenti alle caratteristiche climatico-ambientali dell'area e alle strategie di occupazione stagionale del sito. Nella scheda nr. 36 -“Le Valli del Natisone nel III millennio a.C.” vengono discusse, con riferimenti alla storia e ai risultati (stratigrafia, materiali) delle ricerche storiche in esse compiute, la Velika jama, il Ciòndar des Paganis e il Foràn di Landri. Nella scheda 37-"Altre cavità del Friuli Orientale” si menzionano, tra gli altri siti, la Šuošteriova Jama, la Grotta di Robič (S. Ilario), la Velika jama e la Grotta di Cladrecis, quest'ultima con specifici riferimenti alle problematiche crono-culturali emerse nel sito il quale, pur con margini di incertezza, sembra essere stato occupato in un periodo compreso tra Mesolitico e Bronzo Antico.
Antropospeleologia

Il Friuli, Trieste e l'Istria. Dalla Preistoria alla caduta del Patriarcato d'Aquileia. Grande Atlante Storico-Cronologico Comparato

Corbanese G.G.

Del Bianco ed. (1983)

Indici: Archeologia

Nella trattazione, organizzata in senso cronologico, e corredata da mappe di distrubizione dei siti archeologici per ciascuno dei periodi considerati, sono presenti informazioni spesso imprecise quando non errate in relazione all'attribuzione crono-culturale dei vari contesti archeologici friulani citati, tra cui numerosi sono quelli in grotta.
Antropospeleologia

Il Museo di Storia Naturale in Udine

Fornaciari G.

Museo Friulano di Storia Naturale (1973)

Indici: Archeologia

L'A., nel delineare la storia dell'Istituzione e delle sue collezioni, menziona a più riprese i soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano alle cui decennali indagini sul campo si devono molti dei materiali poi confluiti nei depositi museali. In riferimento alle collezioni paletnologiche, si ricordano in particolare i numerosi reperti (circa un migliaio) raccolti dal sodalizio friulano nelle grotte delle Valli del Natisone e nella zona di Faedis.
Antropospeleologia

Il mondo sotterraneo e la ricerca paletnologica in Friuli

Visentini P.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 153-169, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

L’A. ripercorre la storia della ricerca paletnologica nelle cavità in Friuli, la cui data di inizio può essere fissata al 1877, anno in cui, in concomitanza con l’istituzione della prima cattedra di Paletnologia in Italia ricoperta da Pigorini, presero avvio le prime esplorazioni, quasi tutte riconducibili all’opera dello studioso Marinoni. Sul finire dell’Ottocento altra figura di spicco da menzionare è quella di Tellini, il quale, prima in forma privata e poi come membro del neonato Circolo Speleologico e Idrologico Friulano pubblicò a puntate nella rivista “In Alto” i risultati delle sue “Peregrinazioni speleologiche”, le quali nel caso del Foràn di Landri e della Grotta di Robič (scoperta anni addietro da de Marchesetti) videro anche l’apertura di alcuni sondaggi scavo. Con il nuovo secolo saranno i naturalisti e geografi del Circolo Speleologico (Musoni, Piacentini, Desio, Feruglio) ad inaugurare una nuova stagione delle ricerche, contraddistinta dalla collaborazione stretta con le istituzioni competenti (Università, Soprintendenza alle Antichità), per la prima volta resa operativa negli scavi alla Velika Jama e i cui esempi più significativi, quanto ad attenzione nella raccolta e registrazione dei dati di scavo, sono rappresentati, in base ai dati documentari a noi pervenuti, dalle indagini condotte da Feruglio al Ciòndar des Paganis, al Fòran di Landri e alla Šuošteriova Jama nella prima metà del XX secolo. Dopo questa intensa fase storica della ricerca paletnologica, complici le alterne vicissitudini del Circolo Speleologico, le indagini conobbero una brusca interruzione, protrattasi almeno sino agli anni Sessanta del Novecento, quando ad opera di alcuni soci del Circolo vennero organizzate nuove ricerche nei siti già noti e programmate alcune analisi tecno-scientifiche di approfondimento.
Antropospeleologia

Insediamenti preistorici nel Friuli Orientale

Del Fabbro A.

(1975)

Tratto da: In: Atti del I Convegno di Speleologia del Friuli Venezia Giulia (Trieste dicembre 1973), 30, Trieste

Indici: Archeologia

Riassunto della comunicazione, poi pubblicata in altra sede (Società Filologica Friulana), riguardante le indagini svolte in cinque cavità delle Valli del Natisone, la cui frequentazione viene nel complesso riferita a due fasi successive, il Neolitico tardo e l'età del Bronzo. L'A. sottolinea in particolare lo stato di generale sconvolgimento dei depositi residuali presenti in tali contesti, non più utilizzabili ai fini della ricostruzione della sequenza stratigrafica, fatta eccezione per quella del Foràn di Landri, a suo tempo ricostruita da Feruglio.
Antropospeleologia

Insediamenti preistorici nel territorio udinese

Candussio A.

Istituto per l'Enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia (1981)

Tratto da: In: Bressan F., Riedel A. & Candussio A., Preistoria nell'Udinese, testimonianze di cultura materiale, Catalogo della Mostra, Udine, 61-82, Udine

Indici: Archeologia

Nella discussione, focalizzata sugli insediamenti preistorici nel territorio udinese, vengono illustrati esclusivamente i siti all'aperto noti e i relativi materiali archeologici. Nella mappa di distribuzione dei siti, allegata al contributo, vengono indicati anche cinque tra i principali contesti in grotta del Friuli orientale allora conosciuti (Grotta di Robič, Riparo di Biarzo, Velika Jama, Ciòndar des Paganis e Foràn di Landri).
Antropospeleologia

Insediamenti preistorici nelle cavità carsiche del Friuli Orientale

Del Fabbro A.

Società Filologica Friulana (1975)

Tratto da: Serie preistorica, 3: 58 pp., Udine

Indici: Archeologia

Il contributo si focalizza sull'analisi di cinque tra le principali cavità carsiche del Friuli orientale oggetto di ricerche paletno-/paleontologiche condotte a partire dalla fine del Ottocento. Di queste si illustrano le principali caratteristiche geomorfologiche, la cronologia delle ricerche (non priva di inesattezze), con citazione dei principali contributi disponibili in letteratura. Ampia l'analisi dei materiali rinvenuti, suddivisi secondo le diverse classi di appartenenza, corredata da un ricco apparato iconografico. L'A. in più occasioni sottolinea l'impossibilità di giungere alla definzione di sequenze stratigrafiche certe per i contesti indagati, utili in sé e per agganciarvi la ricostruzione del paleoclima friulano per il quale si avanzano alcune ipotesi di lavoro. In chiusura si propone una riflessione sulle dinamiche del popolamento del Friuli orientale e, in particolare, sul ruolo avuto dalle grotte quali luoghi periferici e di rifugio connessi a fenomeni di attardamento culturale.
Antropospeleologia

Insediamenti preistorici nelle grotte delle Valli del Natisone

Bressan F.

Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia. Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Provincia di Udine (1997)

Tratto da: In: Muscio G. (a cura di), Il Fenomeno carsico delle Valli del Natisone (Prealpi Giulie - Friuli), s.2, 9: 15-20, Udine

Indici: Archeologia

Nell'articolo vengono passati in rassegna i più significativi siti preistorici in cavità delle Valli del Natisone, con particolare riferimentio a quelli "storici" scoperti dai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano nei primi anni del Novecento, i cui materiali sono in più casi divenuti l'oggetto di studi di revisione da parte dello stesso A.. Ampio risalto viene inoltre riservato al Riparo di Biarzo, il solo sito ad essere stato oggetto di scavi stratigrafici in tempi più recenti. Nella parte terminale dell'articolo viene fornito un elenco dei siti in grotta che hanno restituito resti faunistici.
Antropospeleologia

Insediamenti preromani nel territorio di Aquileia

Càssola Guida P.

Edizioni Università di Trieste (1979)

Tratto da: In: Il Territorio di Aquileia nell'antichità, Antichità Altoadriatiche XV, Atti della 9 Settimana di studi aquileiesi 22-28 aprile 1978, 57-82, Udine

Indici: Archeologia

Ampia panoramica sullo stato delle conoscenze, comprensivo dei relativi riferimenti bibliografici, relative alla pre- e protostoria di quello che in epoca romana diventerà il territorio di Aquileia. Tra i siti del Paleolitico superiore si menzionano le Grotte Verdi di Pradis, da poco indagate. Le grotte del Ciòndar des Paganis e della Velika Jama nelle Valli del Natisone vengono incluse tra i siti delle prime età dei metalli (con una continuità di vita attestata almeno fino all'inizio della facies dei castellieri) e interpretati dall'A. quali possibili contesti pastorali frequentati stagionalmente da gruppi di allevatori in contatto con i gruppi di agricoltori stanziati in pianura.
Antropospeleologia

Introduzione allo studio della preistoria

Bressan F.

Istituto per l'Enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia (1981)

Tratto da: In: Bressan F., Riedel A. & Candussio A., Preistoria nell'Udinese, testimonianze di cultura materiale, Catalogo della Mostra, Udine, 7-52, Udine

Indici: Archeologia

Catalogo divulgativo, a corredo di una mostra sulla Preistoria intesa quale disciplina di studio multidisciplinare, in cui trovano specifica trattazione i siti e le testimonianze della cultura materiale provenienti dal territorio udinese. L'A., dopo una parte introduttiva dedicata ai molteplici ambiti specialistici di indagine della ricerca preistorica (es. paleozoologia/paleobotanica, fotointerpretazione) o a specifiche tematiche (tipi di abitazioni, arte, analisi dell'industria litica e ceramica), passa in rassegna in ordine cronologico le varie fasi culturali della Preistoria. Tra i siti menzionati, anche corredati da tavole illustrative dei reperti, figurano il Riparo di Biarzo per il Paleolitico superiore, il Ciòndar des Paganis, la Velika Jama e la Grotta di Robic per l'età dei metalli (Eneolitico-età del Bronzo).
Antropospeleologia

La Preistoria nel Friuli orientale

Pessina A.

Museo Nazionale di Cividale del Friuli (2004)

Tratto da: Forum Iulii. Annuario del Museo Nazionale di Cividale del Friuli, 27: 207-216, Cividale del Friuli (Ud)

Indici: Archeologia

Vengono discussi i dati disponibili per i contesti in grotta e all'aperto del Friuli orientale ritenuti i più significativi sul piano scientifico per la ricostruzione del popolamento di tale territorio, da sempre marginale nelle ricerche nonostante le elevate potenzialità archeologiche ad esso riconosciute. Tra i contesti in grotta maggiore spazio viene dedicato ai siti oggetto di recenti indagini (Riparo di Biarzo e Grotta di Cladrecis) documentanti le fasi più antiche della presenza umana nell'area (Paleolitico Superiore finale e Mesolitico-Neolitico). Per il Riparo di Biarzo la segnalazione di “una scheggia di tipo Musteriano con profonda patina superficiale” che retrodaterebbe al Paleolitico Medio la frequentazione di tale zona, non trova ulteriori conferme in letteratura. Per l'arco cronologico compreso tra III e II millennio a.C., il più ricco di dati nelle Valli del Natisone, si discutono brevemente le evidenze provenienti da alcuni contesti in grotta (Velika Jama, Šuošteriova Jama e Grotta di Robič) utili per un loro inquadramento cronologico e come indicatori di contatti e scambi extra-regionali.
Antropospeleologia

La Valle del Natisone dagli Euganei all'Impero Romano

Brozzi M.

(1950)

Tratto da: La Porta Orientale, 20 (1, 1/12): 327-345, Trieste

Indici: Archeologia

Dopo un breve inquadramento geografico-geologico, l'A. illustra le notizie archeologiche disponibili sul popolamento della Valle nel periodo compreso tra il Neolitico, - qui considerato la più antica fase di frequentazione dell’area, connessa alle genti degli Euganei -, la diffusione dei Veneto-Illirici e dei Gallo-Celtici sino all’epoca romana. In relazione al Neolitico l’A. cita la Velika Jama (con evidenze che si spingono fino all’età del Bronzo), e la Grotta di S. Giovanni d’Antro (qui confusa con la Šuošteriova Jama) a cui si riferisce il rinvenimento di frammenti ceramici, resti di Ursus spelaeus e alcuni frammenti di ferro. Viene brevemente ricordata anche la Mala Jama (qui indicata come Mala Pec), vicina alla Velika Jama, quale possibile ricovero utilizzato dall’uomo. A corredo della descrizione è presente anche un elenco dei materiali (con rispettivi numeri di inventario museale) associati a ciascun contesto, nel caso della Velika Jama dati come depositati presso il Museo Civico di Udine e secondariamente presso il Museo Nazionale di Cividale e in quello di San Giovanni d’Antro presso il Museo Civico di Udine.
Antropospeleologia

La Velika Jama (I parte)

Musoni F.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1904)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 1 (3) (nov. 1904): 49-52, Udine

Indici: Archeologia

L'A., localizzata la cavità, ne fornisce un primo inquadramento geo-morfologico, sostenendo che diversi fattori possano aver favorito la sua frequentazione sin da epoca preistorica. Al fine di verificare tale ipotesi esprime inoltre l'intenzione di praticarvi degli scavi conoscitivi. Non isolata, la cavità risulta prossima a due grotte minori, la Mala Pec (corrispondente alla Mala Jama) che si apre poco più a valle rispetto alla Velika Jama e la Ta Pot Celan Jama, localizzata a quota superiore verso Tercimonte.
Antropospeleologia

La Velika Jama (II parte)

Musoni F.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1905)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 1 (5) (mar.-apr. 1905): 89-99, Udine

Indici: Archeologia

Nel descrivere la cavità l'A. dedica ampio spazio alla storia delle ricerche preistoriche ed ai risultati raggiunti, descrivendo in particolare i reperti ceramici e i manufatti in osso, oltre ad un frammento di conchiglia (identificata in Mytilus edulis) rinvenuti e proponendo una prima classificazione dei resti faunistici. L'utilizzo antropico della grotta, allora attribuita al Neolitico (come più antica fase di frequentazione attestata), appare comprovato dal rinvenimento di almeno tre distinti depositi di ceneri e legno combusto, questi ultimi oggi riconosciuti quali possibili tracce residuali dell'utilizzo della cavità per la stabulazione di animali allevati. Quali esempi di grotte preistoriche abitate dall'uomo si citano brevemente per confronto anche il Foràn di Landri e la Grotta di Robič.
Antropospeleologia

La datazione con Carbonio-14 e le sue applicazioni nello studio dei sedimenti cavernicoli del Quaternario friulano

Del Fabbro A.

(1977)

Tratto da: In: Atti del II Conv. di Spel. del Friuli-Venezia Giulia, Udine marzo 1975, 70-77, Udine

Indici: Archeologia

Dopo un'ampia illustrazione del metodo di funzionamento del radiocarbonio (14C) e delle sue potenzialità applicative ai fini dell'individuazione di datazioni assolute dei depositi archeologici, l'A. passa in rassegna i siti della regione in cui l’applicazione di tale metodo potrebbe consentire un significativo avanzamento nelle conoscenze delle dinamiche del popolamento umano nella Preistoria. Oltre a numerose cavità del Friuli orientale, in relazione al territorio pordenonese l’A. discute il caso delle Grotte Verdi di Pradis.
Antropospeleologia

La frequentazione in grotta del Friuli orientale nel III millennio a.C

Visentini P.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 187-201, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Nota dedicata al fenomeno della frequentazione umana nelle cavità del Friuli orientale (Valli del Natisone e suoi affluenti) tra IV e III millennio a.C. L’A. illustra, fornendo riferimenti puntuali alla storia delle ricerche e alle caratteristiche tipologiche dei materiali ceramici già oggetto di precedenti analisi, i principali contesti in grotta con evidenze inquadrabili in tale periodo. Tra i più significativi, data la qualità della documentazione a noi pervenuta, pur non priva di lacune quanto a riferimenti stratigrafici e provenienza dei materiali, si menziona la Velika Jama da cui provengono una decina di frammenti riferibili a tale periodo, riconoscibili in base alle caratteristiche della decorazione (a striature, a fila di impressioni sotto l’orlo), e alle tipologie vascolari tra cui, in particolare, si segnala un recipiente a collo svasato, corpo globoso e anse a gomito che mostra paralleli con la facies di Wieselburg-Gàta. Altro contesto di rilievo è il Ciòndar des Paganis, nel cui repertorio ceramico solo un ristretto numero di reperti presenta delle caratteristiche inquadrabili nel III millennio a.C., tra cui, oltre ad una serie di frammenti forse pertinenti ad uno stesso recipiente profondo, con impressioni digitali sul bordo, risulta compreso un fiaschetto, rinvenuto pressoché integro, con due prese ellittiche con perforazione subcutanea. Altri contesti menzionati sono il Foràn di Landri e, tra quelli indagati in anni più recenti, il Riparo di Biarzo e la Grotta di Cladrecis. I dati tipologici esaminati, nell’ipotesi qui sostenuta, si inquadrano prevalentemente nel III millennio a.C., mentre una fase più antica, rappresentata da elementi di lunga durata di possibile ascendenza tardoneolitica, tra cui la decorazione delle superfici a striature rappresenta uno dei tratti distintivi, è nelle grotte esaminate un elemento sporadico e non caratterizzante. Un altro dato significativo richiamato dall’A. è la quasi totale assenza di tipologie ceramiche (scodelle troncoconiche o convesse, coppe su piede cruciforme anche decorate) che risultano al contrario assai frequenti nel repertorio ceramico dei siti coevi del Carso triestino. Nel complesso la relativa omogeneità tipologica e il limitato repertorio delle forme vascolari osservate consentono di ipotizzare, nel quadro di un progressivo sfruttamento, plausibilmente stagionale, delle Valli del Friuli orientale, il ricorso all’utilizzo di recipienti in materiali organici compatibili con una maggiore mobilità dei gruppi umani che selezionarono le cavità come ricoveri ottimali per la stabulazione degli animali o come luoghi di sosta nei percorsi diretti alla ricerca delle materie prime. Ulteriori elementi utili per l’interpretazione in senso funzionale degli abitati in grotta sono attesi dai risultati delle ricerche promosse dal Museo Friulano di Storia Naturale, attualmente coinvolto nel progetto “Analytic” acronimo per “Archaeology aNd pALeontologY in easTern frIuli Caves”.
Antropospeleologia

La grotta di Paciuh (Stazione neolitica nelle Prealpi Giulie)

Desio A.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1920)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 15-16 (1919-1920): 25-30, Udine

Indici: Archeologia

L'A., dopo la descrizione della cavità e la menzione dei vari toponimi locali, approfondisce la storia delle indagini da lui stesso condotte nel sito a partire dal 1914. Sondaggi di scavo effettuati a più riprese in due punti distinti del tratto interno della grotta, portarono alla luce dei resti animali (tra cui Canis sp. e ruminanti) e resti di carbone oltre ai frammenti di un recipiente ansato a bocca ristretta, decorato da cordoni plastici, attribuito, anche per confronto con gli esemplari noti rinvenuti alla Velika Jama e al Ciòndar des Paganis, ad una fase recente del Neolitico. Come affermato dallo stesso A., tali materiali andarono dispersi dopo Caporetto.
Antropospeleologia

La preistoria ai confini orientali ed il problema dei Carni

Laurenzi L.

Società Filologica Friulana (1964)

Tratto da: In: "Trieste", 41° Congr. della Soc. Filologica Friulana, 92-96, Trieste

Indici: Archeologia

L'A. illustra in senso cronologico le conoscenze disponibili sul popolamento pre-protostorico della Venezia Giulia, anche con rimandi al più ampio contesto italiano (Italia padana e nord-orientale in particolare). A partire dal ridotto numero di siti riferibili sia al Paleolitico-Mesolitico che alla successiva fase neolitica, per ragioni che appaiono riconducibili alle poche indagini finora compiute ma anche, nel caso del Neolitico, all’elevata erosione cui i siti sono in genere soggetti nei territori carsici, è nel successivo periodo dei "Castellieri" che la Venezia Giulia conobbe, a suo dire, il massimo sviluppo. Nella discussione sui rapporti di contatto e scambio tra la Venezia Giulia e il Friuli, ricorre la menzione di alcune grotte delle Valli del Natisone (Velika Jama, Foràn di Landri e Ciòndar des Paganis). I repertori di materiali dei tali contesti, pur oggetto di relazioni definite “manchevoli” sul piano scientifico, mostrano infatti significative similitudini (non meglio esplicitate) con quelli attestati nei siti in grotta neo-eneolitici del Carso. Ampia discussione viene infine riservata alle origini e alla diffusione in Friuli dei Carni nel corso dell'età del Ferro.
Antropospeleologia

La preistoria nelle cavità del Friuli Orientale

Bressan F.

Provincia di Udine (1987)

Tratto da: In: Grotte ed Abissi del Friuli, 33-40, Premariacco (Ud)

Indici: Archeologia

Illustrazione delle più importanti stazioni preistoriche ipogee del Friuli orientale site nel comprensorio udinese. Procedendo in ordine cronologico, a partire dal Riparo di Biarzo, l'A. oltre a brevi notazioni sugli aspetti geomorfologici delle varie cavità e sulla storia delle ricerche in queste svolte, offre una ampia illustrazione dei reperti più significativi individuati, complessivamente inquadrabili in un periodo compreso, per la Preistoria, tra il Paleolitico Superiore finale e l'età del Ferro.
Antropospeleologia

La produzione ceramica del III millennio a.C. in Friuli Venezia Giulia. Prime considerazioni

Visentini P.

Millenni. Studi di Archeologia Preistorica e Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, 2. Serie Sc. Uomo, 13 (2019)

Tratto da: In: Martini F., Salzani L. (a cura di), Un lungo percorso di scienza, Studi in onore di Leone Fasani, 22: 141-164, Roma

Indici: Archeologia

Nel contributo si presenta un quadro preliminare d’insieme della produzione ceramica (tipologie e stili ceramici) in Friuli Venezia Giulia nel III millennio a.C. a partire dai dati provenienti da 28 siti, tra cui risultano compresi anche Ciòndar des Paganis, Velika Jama e Grotta di Cladrecis. Nella discussione l’esame critico e comparativo delle produzioni ceramiche attestate nei vari siti tiene conto anche delle, seppur poche, datazioni al radiocarbonio disponibili.
Antropospeleologia

La valle del Natisone e le convalli. Note di archeologia

Brozzi M.

(1981)

Tratto da: Memorie Storiche Forogiuliesi, 61: 51-67, Udine

Indici: Archeologia

Dopo alcuni cenni introduttivi relativi alla conformazione geografico-geologica delle Valli del Natisone e alla storia del popolamento dell'area (dalla Preistoria all'Alto Medioevo), in cui si fa solo un generico riferimento alle numerose grotte presenti, abitate "sin dal Paleolitico", l'A. fornisce un elenco sintetico, organizzato per località e anno di rinvenimento, delle evidenze archeologiche e paleontologiche complessivamente rinvenute, suddivise in macro-periodi (preromano, romano, altomedievale, etc.) con relativi riferimenti bibliografici. Numerosi sono i contesti in grotta menzionati.
Antropospeleologia

La valle dello Judrio nel contesto attuale della ricerca preistorica nel Friuli-Venezia Giulia orientale

Montagnari Kokelj E.

Centro Ricerche Carsiche "Carlo Seppenhofer" (2002)

Tratto da: In: Centro Ricerche Carsiche "Carlo Seppenhofer" (a cura di), La valle dello Judrio. Progetto di ricerca speleologica Judrio 2000, 143-154, Gorizia

Indici: Archeologia

Nel contributo si illustrano i dati cronologici e culturali più significativi derivati dalle indagini di scavo (anni 1981-1982) condotte nella Grotta di Cladrecis nell'alta Valle dello Judrio, territorio, come evidenziato dallo stesso A., rimasto a lungo ai margini della ricerca archeologica regionale. I livelli di frequentazione pre-protostorica della cavità evidenziano, pur in un quadro stratigrafico con aspetti problematici ancora aperti, una frequentazione compresa tra Mesolitico-Neolitico (industria litica) e Neolitico-tardo Eneolitico-Bronzo Antico (produzione ceramica). I materiali in alcuni casi mostrano confronti tipologici anche puntuali con altri siti in grotta delle Valli del Natisone (Velika Jama, Grotta di Robič, Ciòndar des Paganis, Foràn di Landri) che presentano però dati contestuali privi di attendibilità stratigrafica, fatta eccezione per il Riparo di Biarzo. Quest’ultimo sito viene in più punti richiamato, al confronto con Cladrecis, in relazione ai modelli di occupazione dello spazio e alle problematiche stratigrafiche connesse in particolare alla transizione tra Mesolitico e Neolitico.
Antropospeleologia

Le Karst et les Alpes d’Italie nord-orientale: éléments pour une reconstruction de l’évolution culturelle au cours de la préhistoire récente

Montagnari Kokelj M., Bernardini F., Boscarol C., Velušček A.

BAR. British Archaeological Reports. International series. Archaeopress (2013)

Indici: Archeologia

Nel contributo si offre una sintesi degli studi interdisciplinari condotti a partire dagli anni 1990 nei territori posti all’estremità dell'Italia nord-orientale, corrispondenti al Carso classico (triestino e goriziano), Prealpi/Alpi Giulie e Carniche e Alpi di Tolmezzo in cui complessa risulta la ricostruzione delle dinamiche culturali attive nel corso della Preistoria recente (VI-inizi II millennio a.C.), priva di sequenze crono-culturali definite e strutturate per ragioni ricondotte sia alle differenze fisiografiche dei vari territori che alla storia delle ricerche archeologiche. L’individuazione di alcune tematiche trasversali, quali la circolazione di materiali esotici (litici in particolare), la viabilità e l’economia pastorale di lunga durata hanno però consentito di superare tale frammentazione e di tracciare delle interconnessioni tra questi territori geograficamente distinti, individuando alcuni tratti comuni nell’evoluzione culturale. Nella discussione sono presenti specifici riferimenti ad alcuni siti in grotta (Velika Jama, Šuošteriova Jama, Grotta di Cladrecis e Riparo di Biarzo) compresi tra i principali contesti di riferimento per la ricostruzione delle fasi di evoluzione culturale delle Valli del Natisone tra Neolitico ed Età del Bronzo e per la definizione dei contatti e scambi (a breve, media e anche lunga distanza) nel tempo intercorsi sia a livello regionale che extra-regionale.
Antropospeleologia

Le Valli del Natisone e la Kovačeva Jama di Robič

Bressan F.

Inštitut za arheologijo ZRC SAZU (1989)

Tratto da: Arheološki Vestnik, 39-40: 519-528, Ljubjana

Indici: Archeologia

Dopo alcune considerazioni generali sul popolamento preistorico delle Valli del Natisone, ricostruito in base alle evidenze archeologiche (reperti ceramici in primis) emerse in relazione ad alcuni siti chiave dell'area, anche oggetto di recenti rianalisi condotte dallo stesso A., si forniscono alcune notazioni di dettaglio sui reperti ceramici rinvenuti nella Grotta di Robič (anche nota come Kovačeva Jama o Grotta di S. Ilario), ora in territorio sloveno. In base ad osservazioni e confronti condotti su base tipologica la frequentazione antropica nella cavità viene riferita ad un arco cronologico compreso tra una fase avanzata del Bronzo Medio e la fine del Bronzo Recente/inizi del Bronzo Finale.
Antropospeleologia

Le faune a mammiferi dell'Italia nord-orientale durante il glaciale würmiano

Muscio G., Sala B.

Museo Friulano di Storia Naturale (2003)

Tratto da: In: Muscio G. (a cura di), Glacies. L'età dei ghiacci in Friuli. Ambienti, climi e vita negli ultimi 100.000 anni, Catalogo della Mostra, Udine 2003-2004, 123-130, Udine

Indici: Archeologia

Gli A. nell'illustrare le associazioni faunistiche di vertebrati (anche quali indicatori climatico-ambientali) note per l'Italia nord-orientale durante il Glaciale Würmiano, fanno in più casi riferimento ai principali giacimenti di interesse paletnologico in cui i resti fossili sono stati recuperati. Tra i siti del Friuli si menzionano le Grotte Verdi di Pradis e il Riparo di Biarzo, quest'ultimo di particolare interesse sul piano stratigrafico per la possibilità di seguire l'evoluzione delle faune nel passaggio tra Pleistocene Superiore ed Olocene. Tra le grotte del Friuli orientale, oltre alla Šuošteriova Jama (reperti illustrati), si ricorda la grotta Velika Jama il cui repertorio faunistico, pur significativo, presenta una scarsa attendibilità scientifica, non essendo possibile distinguere le faune pleistoceniche da quelle oloceniche.
Antropospeleologia

Le più remote età preistoriche

Menis G.C.

Società Filologica Friulana (1969)

Tratto da: In: Menis G. C., Storia del Friuli dalle origini alla caduta dello Stato patriarcale, 19-30, Udine

Indici: Archeologia

Nella parte iniziale del volume, dedicata al popolamento preistorico del Friuli, il Ciòndar des Paganis, cui vengono attribuite “una decina di manufatti (schegge di selce)” del Mousteriano alpino, viene erroneamente compreso insieme alle Grotte Verdi di Pradis tra i contesti del Paleolitico Medio. Numerose sono inoltre le cavità del Friuli orientale riferite sempre erroneamente al solo Neolitico, vale a dire Šuošteriova Jama, Velika Jama, Star Cedât, Grotta di Robič e Foràn di Landri, quest’ultimo (forse confuso con la Grotta di Robič) menzionato anche per la presenza di materiali riferibili all’età del Bronzo.
Antropospeleologia

Le ricerche paletnologiche e paleontologiche

Cannarella D.

Istituto per l'Enciclopedia del Friuli - Venezia Giulia (1984)

Tratto da: Enciclopedia Monografica del Friuli-Venezia Giulia. Aggiornamenti. La ricerca scientifica, 1: 427-488, Udine

Indici: Archeologia

Rassegna storica sulle ricerche paletnologiche e paleontologiche svolte in regione, con particolare riguardo all’area del Carso triestino. Per il territorio friulano l'A. cita, tra i siti in grotta, i principali contesti “storici” del Friuli orientale indagati dai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano a partire dai primi del Novecento, i quali, inizialmente riferiti al Neolitico, in base alle più recenti revisioni dei materiali, - tra cui si ricordano quelle portate avanti da Bressan presso il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine -, vengono ora attribuiti all’età dei metalli (età del Bronzo ed età del Ferro). Tra i siti divenuti oggetto di scavi sistematici in anni più recenti sono menzionati le Grotte Verdi di Pradis, il Riparo di Biarzo e la Grotta di Cladrecis.
Antropospeleologia

Le tappe della Storia: Preistoria. Roma (181-313). Tarda antichità (313-568). Longobardi e Slavi (568-776). Dai Franchi al Patriarcato. Patriarcato (1070-1420).

Banchig G.

Comune di Pulfero (1994)

Tratto da: In: Pulfero. Ambiente - storia - cultura, 81-158, Udine

Indici: Archeologia

Nel ripercorrere la storia delle Valli del Natisone (dalla Preistoria al Medioevo), l'A. cita alcune delle maggiori cavità di interesse pre- protostorico dell'area. I riferimenti cronologici e culturali forniti presentano in alcuni casi delle significative inesattezze o imprecisioni nell'attribuzione cronologica dei vari contesti. Tra gli esempi: al Riparo di Biarzo il livello più antico di frequentazione umana risulta riferibile alla fine del Paleolitico superiore e non al Paleolitico inferiore come indicato nel testo.
Antropospeleologia

Le valli dell'Aborna, del Cosizza e dell'Erbezzo

Trinco G.

Società Alpina Friulana (1912)

Tratto da: In: Guida del Friuli, IV. Guida delle Prealpi Giulie, 654-688, Udine

Indici: Archeologia

Tra le varie grotte e voragini citate in questo capitolo della "Guida",in più casi corredate dall'illustrazione dei rilievi e da rimandi bibliografici, maggiore attenzione viene rivolta alla Velika Jama e alla Ta Pot Figouzo Jama, qui citata (p. 669) per la prima volta. Oltre alla menzione delle leggende popolari connesse ai mitologici antichi abitatori delle cavità, nel solo caso della Velika Jama l'A. richiama brevemente anche i risultati delle indagini di scavo ivi effettuate.
Antropospeleologia

Lineamenti geologici e cavità naturali

Muscio G., Sello U.

Cooperativa Lipa ed. (2000)

Tratto da: In: Petricig P. (a cura di), Valli del Natisone/Nediške doline. Ambiente, Cultura materiale, Arte, Tradizioni popolari, Lingua, Storia, 26-33, San Pietro al Natisone (Ud)

Indici: Archeologia

Dopo una parte introduttiva relativa alle caratteristiche geologiche delle Valli del Natisone, si propone una panoramica delle principali grotte di interesse speleologico o più specificamente paletnologico presenti nell'area. Tra queste ultime una discussione più approfondita viene dedicata a San Giovanni d'Antro e ad alcune tra le più significative cavità di interesse preistorico dell'area, di cui si offrono brevi cenni di inquadramento cronologico.
Antropospeleologia

Millenni di Preistoria e di Protostoria in Friuli-Venezia Giulia

Dreosto V.

Arti Grafiche Friulane ed. (1994)

Indici: Archeologia

Volume dedicato alla Preistoria e Protostoria regionale di cui, non senza imprecisioni, vengono illustrati i siti più significativi, discussi in ordine cronologico. Per il Friuli numerose sono le cavità citate con particolare riferimento al settore orientale delle Prealpi Giulie. Da segnalare la grotta denominata erronamente nel testo "Souveteriana", plausibilmente corrispondente alla Šuošteriova Jama.
Antropospeleologia

Museo Friulano di Storia Naturale

Bressan F., Morandini C.

ABACO ed. (1996)

Tratto da: In: Aspes A., Fasani L. (a cura di), Guide Archeologiche. Preistoria e protostoria in Italia. 7. Veneto e Friuli-Venezia Giulia, 222-233, Forlì

Indici: Archeologia

Descrizione dell'Istituzione museale, al tempo ospitata nella sede di Palazzo Giacomelli in Borgo Grazzano, con particolare riferimento alle collezioni "storiche" e alle più recenti indagini di scavo (es. Riparo di Biarzo, Sammardenchia) intraprese della Sezione Paletnologico-Antropologica. Nel testo (in italiano, inglese e francese) numerosi sono i riferimenti ai siti preistorici in grotta, i cui repertori materiali risultano esposti o depositati in Museo.
Antropospeleologia

Note sui primi insediamenti nella Valle del Natisone

Bianchetti A.

(1977)

Tratto da: Studi Storici e Geografici, Ed. Pacini, 1: 7-76, Pisa

Indici: Archeologia

Ampio contributo sulla Preistoria delle Valli del Natisone. Dopo una parte introduttiva dedicata agli aspetti geo-morfologici e ambientali, l’A. passa in rassegna gli insediamenti noti nell’area (dalla Pre-/Protostoria al Medioevo), fornendo per ciascun contesto una approfondita discussione dei dati disponibili sulla storia delle ricerche e sui reperti archeologici e/o paleontologici rinvenuti, corredata da un esaustivo apparato bibliografico. Numerosi sono i contesti in grotta menzionati, di cui l’A., oltre alla relativa frequenza in un ambito territoriale ristretto, sottolinea l’importanza ai fini della ricostruzione delle dinamiche del popolamento umano del territorio.
Antropospeleologia

Nuovi resti di vertebrati scoperti nella "Velika Jama" in Friuli (I parte)

Fabiani R.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1912)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 8 (1) (gen.-feb. 1912): 1-6, Udine

Indici: Archeologia

L'A. fornisce la determinazione delle specie animali rinvenute nella cavità a seguito degli scavi effettuati ai primi del Novecento (Musoni 1905) e successivamente da Alfonsi (1910), fornendone un elenco aggiornato. Particolare attenzione viene riservata nell'analisi ai resti di Ursus spelaeus.
Antropospeleologia

Nuovi resti di vertebrati scoperti nella Velika Jama in Friuli (II parte)

Fabiani R.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1912)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 8 (2) (mar.-apr. 1912): 32-37, Udine

Indici: Archeologia

L'A. fornisce la determinazione delle specie animali rinvenute nella cavità a seguito degli scavi effettuati ai primi del Novecento (Musoni 1905) e successivamente da Alfonsi (1910), fornendone un elenco aggiornato. Particolare attenzione viene riservata nell'analisi ai resti di Ursus spelaeus.
Antropospeleologia

Nuovi scavi nella stazione neolitica della Grotta Velika-Jama nel comune di Savogna (Udine)

Alfonsi A.

(1912)

Tratto da: Bullettino di Paletnolgia Italiana, 38 (5/8): 61-66, Parma

Indici: Archeologia

Relazione sulle indagini svolte nella cavità nel 1910. Oltre alla messa in luce di uno strato con resti di Ursus spelaeus, più antico rispetto a quelli già intercettati nel corso delle prima campagna di scavo, si pone in rilievo la scoperta di un focolare strutturato con elementi in pietra. Si descrivono inoltre i materiali emersi dagli scavi, suddivisi tra manufatti litici (mai prima attestati) e in osso, reperti ceramici, frammenti di conchiglie e resti faunistici questi ultimi in tutto coincidenti alle specie già individuate negli scavi di Musoni.
Antropospeleologia

Oltre un secolo di ricerca archeo-paleontologica del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano

Paolo Maddaleni

Circolo speleologico e idrologico friulano (2018)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, n.s. 42 (1-2): 55-82, Udine

Link: http://www.csif.it/easynet/Archivi/CSIF/Pdf/0000/263.PDF

Indici: Archeologia

Nel contributo si offre una sintesi della storia delle ricerca svolte dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano in oltre un secolo di attività nei siti in grotta di interesse paletnologico/paleontologico del Friuli, con particolare riferimento al settore delle Prealpi Giulie. Nel Catalogo dei siti citati nel testo vengono fornite, in ordine cronologico, le informazioni storiche e bibliografiche disponibili per ciascun contesto, anche corredate da illustrazioni di documenti o foto originali, con rimandi ad altro contributo (Maddaleni 2017) per l’approfondimento degli aspetti propriamente paletnologici e paleontologici in essi rilevati. Nell'ultima parte del lavoro sono raccolte informazioni relative ad altri siti di ambito sia regionale (tra cui l'Ipogeo celtico di Cividale) che extraregionale, divenuti negli anni oggetto delle ricerche del Circolo Speleologico udinese.
Antropospeleologia

Paleobiogeografia dei vertebrati e dei molluschi continentali dell'area alpina nord orientale

Esu D., Kotsakis T.

Biogeographia (1989)

Tratto da: In: Atti 26° Congr. Soc. It. Biogeogr., Biogeografia delle Alpi Sud-Orientali, Udine maggio-giugno 1986, 13: 57-81, Siena

Indici: Archeologia

Nel contributo vengono discusse, in genere senza la citazione diretta della località, anche le faune quaternarie delle grotte friulane, comprese all'interno di un più ampio quadro biogeografico. Specifici riferimenti ai contesti di provenienza, quali le grotte di S. Giovanni d'Antro, Velika Jama e Grotte Verdi di Pradis (con relativi riferimenti bibliografici), sono disponibili solo in relazione alle faune del Pleistocene finale.
Antropospeleologia

Presenze di età preistorica nel Friuli orientale

Pessina A.

Associazione Don Bianchi (2007)

Tratto da: In: Banchig G., Magnani S., Pessina A. (a cura di), Terre d'incontro, contatti e scambi lungo le Valli del Natisone e dell'Isonzo dall'antichità al medioevo/Kraji srečanj, stiki in izmenjave vzdolž Nadiških in Soške doline od antike do srednjega veka, Atti della Giornata internazionale di Studi, S. Pietro al Natisone novembre 2005, 17-33, Cividale del Friuli (Ud)

Indici: Archeologia

Nel descrivere la Preistoria del Friuli orientale, territorio sinora solo marginalmente investigato nonostante le notevoli potenzialità archeologiche, l'A. discute ampiamente i dati dal Riparo di Biarzo e dalla Grotta di Cladrecis, contesti oggetto di più recenti e sistematiche indagini. Tra le stazioni più importanti con materiali riferibili al III millennio a.C. si ricordano quindi la Velika Jama e il Ciòndar des Paganis i cui materiali, ceramici in particolare, trovano confronti con una serie di complessi culturali extra-regionali databili tra Eneolitico (pieno-finale) e Bronzo Antico. Nel caso del Ciòndar, l'attestazione di materiali di ornamento e di resti umani, questi ultimi andati però dispersi, lasciano ipotizzare il possibile utilizzo della cavità per scopi cultuali/funerari. Altre cavità di interesse paletnologico più brevemente discusse sono infine la Šuošteriova Jama e la Grotta di Robič.
Antropospeleologia

Relazione al XXII Convegno della Società Alpina Friulana

[Musoni F.]

Società Alpina Friulana (1903)

Tratto da: In Alto, 14 (5): 45-53, Udine

Indici: Archeologia

Nella relazione, che passa in rassegna le numerose indagini pioneristiche svolte dai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano nelle cavità delle Prealpi Giulie, ampio spazio viene riservato alle ricerche, destinate secondo il Musoni a rimanere memorabili, effettuate nella Velika Jama nel 1903. I sondaggi portarono al recupero di significativi reperti ceramici, tra cui alcuni recipienti rinvenuti pressoché integri, e resti animali. L'A. sottolinea il carattere non sistematico dello scavo, condotto senza tener conto della provenienza dei materiali. E' presente anche un breve cenno di confronto con la Grotta di Robič.
Antropospeleologia

Resti di Marmotta nella grotta "Mala Peci" nei dintorni di Cividale

Leonardi P.

Accademia di Scienze Lettere e Arti di Udine (1933)

Tratto da: Atti dell'Accademia Scientifica Veneto -Trentino-Istriana, 24: 48-54, Padova

Indici: Archeologia

L'A., dopo aver descritto le caratteristiche geo-morfologiche della cavità, spazialmente prossima alla Velika Jama, dà conto dei resti faunistici emersi da uno scavo effettuato in corrispondenza di un cunicolo laterale della sala principale. Tali ossa, rinvenute sparse nel deposito in modo caotico e generalmente frammentate, vengono interpretate quali possibili residui di pasto di qualche carnivoro. Tra le specie (selvatiche e domestiche) riconosciute, particolare attenzione viene posta ai resti di Marmota marmota (attestati anche alla Velika Jama) in quanto indicatori crono-climatici significativi.
Antropospeleologia

Resti di vertebrati nelle cavità del Friuli orientale

Muscio G.

Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed. (2020)

Tratto da: In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 47-61, Pasian di Prato (UD)

Indici: Archeologia

Nel contributo si illustra il quadro generale delle conoscenze, aggiornate agli studi più recenti disponibili in letteratura, sui resti di mammiferi di più ampia diffusione nel record fossile dei depositi in grotta del Friuli nel tardo Quaternario. A partire dalle faune attuali, l’A. discute i dati relativi alle specie animali frequentatrici delle cavità nelle diverse fasi cronologiche (dal Pleistocene Inferiore-Medio e Superiore all’Olocene Antico) fornendo riferimenti puntuali ai contesti in grotta di provenienza e all’importanza delle faune quali indicatori significativi ai fini della ricostruzione delle oscillazioni climatiche e delle modificazioni ambientali intercorse nel periodo considerato. Particolare attenzione tra i contesti in grotta viene riservata al Riparo di Biarzo (Prealpi orientali), in cui le interessanti e dettagliate evidenze disponibili in relazione ai complessi faunistici del Tardoglaciale-Olocene Antico consentono di ricostruire la stagionalità della frequentazione del riparo per attività di caccia e pesca e, in relazione al settore delle Prealpi Carniche, alla Grotta del Clusantin e alla Grotta del Rio Secco, in cui risultano attestate, rispettivamente, attività di caccia specializzata alla marmotta (alla fine del Paleolitico superiore) e peculiari forme di interazione tra Uomo di Neandertal e orso (Orso speleo e Orso bruno) durante il Musteriano finale.
Antropospeleologia

Scavi e scoperte in Friuli

(1903)

Tratto da: Il Giornale d'Italia, 3 (45) (14 febbr. 1903), Roma

Indici: Archeologia

In una corrispondenza da Udine datata al 12 febbraio 1903 viene riportata la notizia della visita dei soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano a due cavità in Val di Savogna, la Cjastita Jama e la Velika Jama (erroneamente denominata "Par Malipec" con riferimento alla Mala Jama (spesso confusa, per la somiglianza del toponimo con la Mala Pec), situata a poca distanza dalla Velika Jama), le quali vennero esplorate, rilevate e fotografate. Nel caso della Velika Jama vennero anche eseguiti dei sondaggi di scavo che portarono al rinvenimento di "alcuni cocci di terrecotta artisticamente lavorati e ossami diversi, alcuni quasi pietrificati".
Antropospeleologia

Scavi nella grotta "Ta-Pot-Figouzo"

Piacentini G.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1913)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 9 (3) (lug.-ago. 1913): 69-71, Udine

Indici: Archeologia

L'A. dopo aver fornito una descrizione geo-morfologica della cavità, illustra i resti faunistici (Cervus capreolus e Cervus elaphus, attestati anche alla Velika Jama, Ovis aries e Capra hircus) derivati dal sondaggio di scavo effettuato nella saletta finale e menziona il rinvenimento di pochi resti di carbone e di un frammento di roccia calcareo-argillosa con tracce di combustione cosiderati evidenze di una antica frequentazione antropica della grotta in base alla posizione stratigrafica. Un secondo sondaggio aperto nell'area atriale diede esito negativo.
Antropospeleologia

Schede dei siti

Corazza S., Simeoni G., Zendron F.

Circolo culturale Menocchio (2006)

Tratto da: In: Corazza S., Simeoni G., Zendron F., Tracce archeologiche di antiche genti. La protostoria in Friuli, 1: 53-155, Montereale Valcellina (Pn)

Indici: Archeologia

Il lavoro presenta una versione aggiornata (al mese di giugno 2005) delle schede-sito curate da S. Vitri nel 1990. I siti esaminati si localizzano nell’area compresa tra il Friuli (provincia di Pordenone e di Udine con la Carnia e il Canale del Ferro), il Goriziano e i territori prossimi alla foce dell'Isonzo (Duino, provincia di Trieste), cronologicamente inquadrabili tra la Preistoria (dal Paleolitico in poi) e la Protostoria sino alla romanizzazione. Di ogni località vengono brevemente descritte le evidenze emerse (materiali, strutture), il contesto di rinvenimento e la bibliografia complessiva disponibile in letteratura. A corredo del testo vengono inoltre fornite una serie carte di distribuzione dei siti (Carta I-VIII) suddivise in base a specifici intervalli cronologici selezionati (es. Paleolitico Medio e Superiore; Mesolitico e Neolitico; Eneolitico e Bronzo Antico, etc.). Tra i contesti citati non trova conferma la presenza in un deposito in grotta presso Clodig (Grimacco).
Antropospeleologia

Storia della Slavia friulana. 1. Dalle origini all'Età del Ferro

Petricig P.

Cooperativa Lipa ed. (1998)

Indici: Archeologia

Studio sulla Pre-Protostoria della Slavia friulana, in cui vengono compresi i territori di Friuli e Slovenia in passato strettamente interconnessi, oltre a limiti geografici attuali, sul piano delle relazioni culturali. Numerosi i siti in grotta citati: dalle rare cavità frequentate nel Paleolitico Superiore (Grotte Verdi di Pradis, Riparo di Biarzo) e nel Mesolitico e Neolitico (Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis), sino alle numerose grotte del Friuli orientale cronologicamente attribuibili, pur in quadro documentario non privo di lacune e incertezze, all'età dei metalli (Eneolitico-età del Bronzo). Tra questi ultimi figurano la Velika Jama (per cui si esclude la datazione al Neolitico), la Grotta di Robič, la Šuošteriova Jama, il Ciòndar des Paganis, la Grotta di Paciuch e il Foràn di Landri. A tali contesti vengono dedicati specifici paragrafi di approfondimento in relazione alla storia delle ricerche, ai materiali emersi e agli studi sistematici più aggiornati disponibili in letteratura.
Antropospeleologia

Stratigrafija in časovna uvrstitev jamskih najdb na tržaškem krasu (trad. Stratigrafia e cronologia dei reperti rinvenuti nel Carso triestino)

Leben F.

Inštitut za arheologijo ZRC SAZU (1967)

Tratto da: Arheološki Vestnik, 18: 43-110, Ljubjana

Indici: Archeologia

In questa ampia nota (in lingua slovena con riassunto in tedesco) vengono descritti una quarantina di siti preistorici in grotta localizzati in prevalenza nel Carso Triestino. Per le Prealpi Giulie vengono descritte alcune tra le cavità più note (Velika Jama, Foràn di Landri, Ciòndar des Paganis e Grotta di Paciuch). Oltre a mappe di distribuzione dei siti, risultano in più casi disponibili le ricostruzioni grafiche dei profili stratigrafici messi in luce nei diversi contesti.
Antropospeleologia

Sulla presenza dell'uomo preistorico nel Tarcentino

Montina P.

(1979)

Tratto da: Il Pignarûl, 1979: 54-58, Tarcento (Ud)

Indici: Archeologia

Nell'esaminare la questione della presenza dell'uomo preistorico nel tarcentino, l'A., in base a considerazioni di tipo geo-morfologico e alla scarsa consistenza dei dati archeologici disponibili, ritenuti imprecisi quando non addirittura inconsistenti, contesta la possibilità, sostenuta da altri studiosi, che alcune piccole cavità lungo la sponda del torrente Torre possano essere state abitate dall'uomo sin da epoca antica. Diverso il caso della presenza di resti fossili animali, attestati sia all'Abisso di Viganti che alla Grotta di Torlano (o Buse dai Corvazz).
Antropospeleologia

Ulteriori contributi allo studio dell'insediamento umano nelle grotte friulane. Nota terza. La "Suosteriowa Jama"

Moro R.

Società Filologica Friulana (1960)

Tratto da: Sot la Nape, 12 (2) (apr.-giu. 1960): 44-46, Udine

Indici: Archeologia

Nella nota, dopo una breve descrizione della cavità, anche conosciuta con il nome di "Grotta del Calzolaio” (dallo sloveno "suoster": "calzolaio"), di cui si sottolinea l'ottimale localizzazione in rapporto alla via naturale di transito rappresentata dal corso del Natisone, l’A. apre un’ampia digressione generale, priva di specifici riferimenti contestuali, sulla frequentazione di lunga durata della grotta (dalla Preistoria all’epoca romana e al Medioevo). Nella discussione sono presenti anche rimandi al più ampio quadro territoriale delle Valli del Natisone e solo brevi riferimenti ad alcune tra le principali stazioni pre-/protostoriche in grotta note nell’area, tutte erronamente attribuite al Neolitico (Velika Jama, Ciòndar des Paganis, Foràn di Landri) fatta eccezione per la Grotta di Robič (età del Bronzo) e la più tarda Grotta di San Giovanni d'Antro (Medioevo). Solo breve spazio, nella parte conclusiva del contributo, viene dedicata all’illustrazione dei materiali, peraltro scarsi, emersi nel corso delle indagini condotte dall’A. insieme a Bernardo Chiappa nel corso del 1958, nel settore della cavità prossimo all'ingresso: una scheggia in selce e due frammenti vascolari (uno lavorato a mano e uno lavorato al tornio) di epoche diverse, non meglio definite.
Antropospeleologia

Un nuovo reperto del "Gulo luscus" Linn. ("Gulo borealis" Nilss.) in Italia

De Gasperi G.B.

Società Italiana di Antropologia e Etnologia (1912)

Tratto da: Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia, 42 (1): 125-135, Firenze

Indici: Archeologia

Vengono presentati i resti faunistici raccolti dall'A. in un ramo laterale della grotta di Viganti. La discussione si focalizza in particolare sui resti riferibili alla specie Gulo luscus (ghiottone), per la rarità dei rinvenimenti complessivamente noti (vedasi i confronti con esemplari rinvenuti in Europa centro-orientale) e per le significative informazioni ecologico-climatiche da questi desumibili in rapporto agli strati di provenienza. Si cita anche la Grotta Velika Jama in relazione ai resti di marmotta ivi attestati.
Antropospeleologia

Una vertebra di "Cervus elaphus" Linn. nelle argille lacustri di Val di Mea (alto bacino del Torre)

Feruglio E.

Società Alpina Friulana (1914)

Tratto da: In Alto, 25 (5-6) (set-dic 1914): 117-119, Udine

Indici: Archeologia

Nel segnalare il ritrovamento di una vertebra lombare di Cervus elaphus nei depositi argillosi della Val di Mea (alto bacino del torrente Torre), l'A. cita per confronto i resti faunistici della stessa specie rinvenuti alla Grotta Velika Jama e alla Ta Pot Figouzo Jama di cui fornisce i relativi riferimenti bibliografici.
Antropospeleologia

Vecchi e nuovi ritrovamenti archeologici nelle valli del Natisone

Rupel L.

Cooperativa Lipa ed. (2000)

Tratto da: In: Petricig P. (a cura di), Valli del Natisone/Nediške doline. Ambiente, Cultura materiale, Arte, Tradizioni popolari, Lingua, Storia, 247-261, San Pietro al Natisone (Ud)

Indici: Archeologia

L'A., servendosi dei dati disponibili in letteratura, offre un excursus diacronico (dalla Preistoria al Medioevo) delle evidenze archeologiche (siti, ritrovamenti) attestate nelle Valli del Natisone, aggiornato alle più recenti scoperte. Numerosi sono i contesti in grotta citati a partire dal Riparo di Biarzo, il sito più antico delle Valli (dal Paleolitico Superiore finale) e l'unico ad essere stato indagato sistematicamente con moderni metodi scientifici. In più casi i riferimenti cronologici alle cavità di interesse preistorico, oggetto di vecchie indagini, presentano delle incertezze o imprecisioni riconducibili alla lacunosità dei dati contestuali al tempo raccolti oltre che alla disponibilità, al tempo della stesura del contributo, di revisioni solo parziali dei complessi di materiali rinvenuti, oggi superate da studi più aggiornati.
Antropospeleologia

Vertebrati fossili del Friuli. 450 milioni di anni di evoluzione.

Dalla Vecchia F. M

Museo Friulano di Storia Naturale. Pubblicazioni (2008)

Indici: Archeologia

Nel Volume è presente un excursus sulla storia dei vertebrati del Quaternario (Olocene escluso) in Friuli, condotto sulla base di precedenti studi disponibili in letteratura. L'A. in riferimento alle associazioni di vertebrati pleistocenici (Pleistocene Superiore) rinvenute in numerosi contesti in grotta del territorio friulano, sottolinea come la valenza scientifica delle stesse risulti spesso inficiata dall'assenza dei dati stratigrafici di provenienza, non sistematicamente registrati nel corso dei primi scavi effettuati tra Otto- e Novecento ma anche in anni più recenti (es. Grotte Verdi di Pradis). Al polo opposto si pongono i dati disponibili per alcuni contesti oggetto di indagini di scavo stratigrafiche approfondite, quali la Grotta del Rio Secco e la Grotta del Clusantin (Altopiano di Pradis) e il Riparo di Biarzo (Valli del Natisone). Particolarmente diffusa tra le specie rinvenute nei siti ipogei appare l’Orso delle Caverne (Ursus spelaeus), che in uno specifico caso (Abisso di Viganti: materiali andati dispersi dopo la rotta di Caporetto) appare in associazione con il ghiottone (Gulo gulo), animale non comune indicatore della presenza al tempo di un clima rigido e di un ambiente di tundra. Si segnala che la cavità indicata nel testo come Mala Jama corrisponde alla Mala Pec (materiali in deposito presso il Museo Friulano di Storia Naturale).
Antropospeleologia

Vita del Circolo: Alla Grotta "Pot Figonzo"

Piacentini G.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1913)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 9 (2) (apr.-giu. 1913): 45, Udine

Indici: Archeologia

Un sondaggio di scavo effettuato il 20 aprile 1913 dall'A. con Feruglio e De Gasperi, in corrispondenza della saletta finale della cavità, portò all'individuazione di ossa e carboni giacenti al di sotto di uno strato di incrostazione calcarea. Si citano, per la prossimità spaziale con la grotta in oggetto, anche la Velika Jama e la Mala Jama (il cui toponimo viene plausibilmente confuso con quello della Mala Pec).
Antropospeleologia

Značilnosti in pomen nekaterih arheoloških jamskih najdišč na področju jugovzhodnih Alp/Die bedeutung und charakteristik einiger archäologischen Höhlenfundstätten im Gebiete der Südöstlichen Alpen) (trad. Significato e caratteristiche di alcuni siti in grotta nelle Alpi sud-orientali)

Leben F.

(1970)

Tratto da: Adriatica Praehistorica et Antiqua, Miscellanea Gregorio Novak dicata, 407-437, Zagreb

Indici: Archeologia

Studio sulle stazioni preistoriche delle Alpi sud-orientali; vi sono citate brevemente alcune cavità delle Valli del Natisone. Il lavoro, scritto in lingua slovena, è corredato da un ampio riassunto in tedesco e richiama un contributo più ampio dello stesso A. (Leben 1967).
Antropospeleologia

ll "Cióndar des Paganis". Stazione neolitica presso Faedis (Prealpi Giulie)

Feruglio E.

Circolo speleologico e idrologico friulano (1916)

Tratto da: Mondo Sotterraneo, 12 (1/3) (gen.-giu. 1916): 37-48, Udine

Indici: Archeologia

L'A., localizzata la cavità e descritte le sue principali caratteristiche geomorfologiche, ne riferisce la scoperta, avvenuta nel 1898, ai soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano. Ampio spazio viene dedicato ai risultati degli scavi da lui stesso condotti a più riprese a partire dal 1914 in otto punti diversi della galleria che si incontra a partire dall'ingresso. I materiali recuperati comprendono: i primi resti ossei umani mai rinvenuti in Friuli (III metacarpale destro) la cui datazione mostra elementi di incertezza; resti faunistici per i quali si citano, a confronto, gli esemplari già emersi in altre cavità friulane; manufatti ceramici (reperti vascolari frammentari, una fusaiola), strumenti in selce (schegge e raschiatoi) e in osso (spatole, aghi, una testa di femore lavorata) al tempo attribuiti, anche richiamando l'esempio della Velika Jama e della Grotta di Robič, al Neolitico.