La cavità si apre alle pendici nord del monte Ursic, sulle prime rocce basali, sulla caratteristica fascia di rocce chiare abbandonate dall' ex ghiacciaio del Canin.
Descrizione dei vani interni della cavità
Dopo il breve pozzetto di accesso (p.3), si procede per alcuni metri tra roccia e neve fino a discendere il successivo P 11 che dopo un esile ripiano con neve immette al P10, continuazione quasi del precedente pozzo. Si discende quindi ad un ripano allungato con neve, dove al punto 1 della sezione, da uno stretto pertugio fuoriesce un fortissima corrente d' aria (la stessa che si incontra nella grotta Turbine sottostante e distante circa 30 metri). Uno stretto passaggio tra roccia e neve porta al pozzetto finale di 8 metri che tende subito ad allargarsi a campana e con il fondo occupato da pietrame e neve, che occlude ogni prosecuzione.
La georeferenziazione della planimetria della cavità è comunque da intendersi indicativa, per l'accuratezza far riferimento alla scheda rilievi
Data planimetria:
08/07/2018
Accuratezza:
Da disegno
Bibliografia
Un nuovo tipo di concrezionamento carbonatico scoperto nella Grotta Turbine (Monte Canin, Friuli): i "micro-ventagli" criogenici Paolo Forti, Giuseppe Muscio, Paolo Capisani Circolo Speleologico e Idrologico Friulano(2025) Biblioteca del CSR Tratto da:
Mondo sotterraneo, Volume XLIX n 1-2, 2025
Keyword:
Speleotemi, Condensazione-evaporazione in una cavità subglaciale, Nuovo sottotipo di coralloidi, Monte Canin.
Durante una recente esplorazione della Grotta Turbine (area carsica del
Monte Canin) sono state osservate alcune piccole concrezioni attive di calcite, che si
sviluppano sulla nuda roccia al culmine di una galleria fortemente inclinata, ad una quota
molto elevata (2225 m slm). La cavità si apre in una zona in cui è presente esclusivamente roccia carbonatica, parzialmente ricoperta di ghiaccio, mentre è del tutto assente qualsiasi traccia di humus. Considerata la generale scarsità di concrezionamento all’interno
dei sistemi carsici dell’area, anche a quote molto più basse, si è deciso di campionare
un frammento di questi speleotemi che sono risultati essere un particolare sottotipo di
coralloidi, molto simili, morfologicamente, anche se molto più piccoli, ai Cave Fans (letteralmente Ventagli di Grotta) presenti in alcune grotte tropicali del Borneo.
Si tratta quindi di un caso evidente di convergenza delle forme, dato che il meccanismo
genetico tra questi due tipi di concrezionamento è, ovviamente, molto differente. Lo
sviluppo dei nuovi coralloidi del Canin, infatti, è indotto, durante tutto l’anno, dalla condensazione del flusso ascendente di aria calda umida proveniente dal fondo della cavità,
a cui si aggiunge, essenzialmente nel periodo estivo, la fusione del ghiaccio in contatto
diretto con il relativamente sottile strato roccioso sovrastante la grotta. Perciò a queste
particolari concrezioni è stato dato il nome di “micro-ventagli criogenici”, speleotemi che,
successivamente, possono evolvere a formare coralloidi subverticali morfologicamente e
strutturalmente simili alle stalagmiti, ma che non si sviluppano grazie ad una goccia che
impatta la loro sommità, ma per un processo di risalita capillare ed evaporazione e sono
pertanto da considerare delle “pseudo-stalagmiti”. La peculiarità di queste concrezioni
è che, nonostante la temperatura rigida della grotta, si sviluppano esclusivamente per
evaporazione.