La cavità si trova sulla strada che dall'incrocio di Jeronizza porta a Masseris, sulla destra dopo circa 700 m. Attualmente, essa è coperta da reti paramassi.
Descrizione dei vani interni della cavità
La cavità s'apre tra il contatto della breccia calcarea ed il calcare marnoso. Il pavimento è costituito da terriccio, resti di calcite e poco materiale clastico. Verso il fondo la sezione è molto stretta, con depositi litogenetici dati da croste di concrezione ed alcune stalattiti minute, ora in via di disfacimento.
Dall'ubicazione si potrebbe supporre un suo utilizzo come rifugio nel periodo preistorico.
La georeferenziazione della planimetria della cavità è comunque da intendersi indicativa, per l'accuratezza far riferimento alla scheda rilievi
Data dello scatto:
27/08/2023
Didascalia:
Ingresso con numero identificativo
Autore foto:
Rosa Romanin
Gruppo di appartenenza:
CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano
Data dello scatto:
27/08/2023
Didascalia:
Targhetta o numero identificativo
Autore foto:
Rosa Romanin
Gruppo di appartenenza:
CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano
Data dello scatto:
27/08/2023
Didascalia:
Esterno
Autore foto:
Rosa Romanin
Gruppo di appartenenza:
CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano
Bibliografia
Grotte di interesse paleontologico e paletnologico in Friuli: stato delle conoscenze e risultati preliminari della revisione di alcuni materiali Maddaleni P. Museo Friulano di Storia Naturale(2017) Tratto da:
Gortania. Geologia, Paleontologia, Paletnologia, 38: 85-120, Udine
Nel contributo viene offerta una prima revisione sistematica dei dati disponibili per le circa 50 principali cavità di interesse paleontologico e paletnologico attestate in Friuli. Alla ricchezza dei siti (grotte e ripari) presenti in tale comparto territoriale contraddistinto da una peculiare conformazione geologica, si associa una disomogenea e talora lacunosa disponibilità di dati, a volte inediti e spesso giunti a noi privi dei necessari riferimenti contestuali oltre che di datazioni radiometriche, in quanto frutto di ricerche datate, svoltesi a partire dalla fine dell’Ottocento-primi del Novecento. Se nella maggior parte dei casi l’inquadramento crono-culturale dei siti può oggi basarsi solo sull’analisi tipologica dei materiali a noi giunti (ceramica, industria litica in primis), casi-studio di particolare interesse sono rappresentati dal Riparo di Biarzo, Grotta di Cladrecis e alcune cavità dell’Altopiano di Pradis (Grotta del Clusantin, Grotta del Rio Secco) oggetto in anni recenti di scavi sistematici e studi post-scavo multidisciplinari. Nel contributo l’avvio della revisione della bibliografia e dell’analisi delle collezioni di materiali conservati presso diversi Istituzioni (Museo Friulano di Storia Naturale e Circolo Speleologico e Idrologico Friulano) viene inteso quale primo passo di progetto di più ampia portata focalizzato sullo studio delle grotte in Friuli che dovrà necessariamente prevedere anche la programmazione di nuove ricerche sul territorio. Nella parte conclusiva del lavoro viene fornito anche un elenco delle cavità che hanno restituito solo reperti faunistici olocenici.
La frequentazione delle grotte in età medievale. Spunti per uno studio territoriale Borzacconi A. Civici Musei di Udine, Museo Archeologico e Museo Friulano di Storia Naturale. Lithostampa ed.(2020) Tratto da:
In: Muscio G., Visentini P. (a cura di), Antichi abitatori delle grotte in Friuli. La Preistoria nelle cavità delle Prealpi Giulie, Catalogo della Mostra, Castello di Udine marzo 2021- febbraio 2022, 63-81, Pasian di Prato (UD)
Categorie:
Antropospeleologia
Indici:
Archeologia
L'A. propone alcune riflessioni preliminari sulla frequentazione di grotte e ripari del Friuli in un ampio orizzonte cronologico che abbraccia i secoli compresi tra il periodo tardoromano e l'età medievale. A partire dalla bibliografia specialistica disponibile, spesso connessa a indagini sul campo portate avanti da gruppi speleologici (Circolo Speleologico e Idrologico Friulano in particolare), vengono proposte alcune osservazioni tecno-tipologiche di dettaglio sui materiali ceramici, spesso inediti, rinvenuti nel corso di tali attività esplorative. Numerose sono i contesti ipogei con evidenze tardoantiche-medievali passati in rassegna, indicativi di un rinnovato interesse per le cavità da parte dell'uomo, dopo un periodo di sostanziale abbandono durante l’epoca romana, rispondente a nuove modalità insediative e a diversi criteri di organizzazione della viabilità nel territorio, in cui grotte e ripari insieme a castra e castella contribuiscono a formare un sistema difensivo integrato.
Oltre un secolo di ricerca archeo-paleontologica del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano Paolo Maddaleni Circolo speleologico e idrologico friulano(2018) Tratto da:
Mondo Sotterraneo, n.s. 42 (1-2): 55-82, Udine
Nel contributo si offre una sintesi della storia delle ricerca svolte dal Circolo Speleologico e Idrologico Friulano in oltre un secolo di attività nei siti in grotta di interesse paletnologico/paleontologico del Friuli, con particolare riferimento al settore delle Prealpi Giulie. Nel Catalogo dei siti citati nel testo vengono fornite, in ordine cronologico, le informazioni storiche e bibliografiche disponibili per ciascun contesto, anche corredate da illustrazioni di documenti o foto originali, con rimandi ad altro contributo (Maddaleni 2017) per l’approfondimento degli aspetti propriamente paletnologici e paleontologici in essi rilevati. Nell'ultima parte del lavoro sono raccolte informazioni relative ad altri siti di ambito sia regionale (tra cui l'Ipogeo celtico di Cividale) che extraregionale, divenuti negli anni oggetto delle ricerche del Circolo Speleologico udinese.